Laboratorio di storia sulla civiltà egizia

Posted on luglio 29th, 2017 in Senza categoria by ornellacapello

Con la maestra Sofia Scirè gli alunni della classe 4°B hanno riprodotto in cartelloni paesaggi e attività della civiltà egiziana.

A scuola con Cabby

Posted on luglio 29th, 2017 in Senza categoria by ornellacapello

Cabby è un carrello portatile con 20 tablet,unendone altri quattro tra cui l’ipad della maestra, quest’anno abbiamo iniziato a cimentarci con giochini per l’attività  cooding.

a scuola con cabby

Gita a Venasca alla Fabbrica del Suono

Posted on luglio 20th, 2017 in Senza categoria by ornellacapello

Il 21 aprile 2017 siamo andati in gita a Venasca, in Val Varaita, dove esiste “La fabbrica del suono” un edificio dove si possono sperimentare tutte le caratteristiche del suono, nonchè una svariata moltitudine di strumenti musicali. Nel pomeriggio ci siamo poi cimentati nel laboratorio di doppiaggio e abbiamo doppiato un cartone animato, usando rumori sincronizzati fatti con bottiglie, campanelli, legnetti…

E’ stata una giornata davvero divertente!

Il Progetto di Educazione Stradale

Posted on luglio 19th, 2017 in Senza categoria by ornellacapello

Il progetto di educazione stradale, coordinato dall’Ispettore Dagnino della polizia Municipale di Albenga e dalle insegnati, coinvolge tutte le classi quarte del comune di Albenga.

E’ articolato in lezioni frontali a scuola, visita al comando di polizia municipale, festa conclusiva nel centro storico tra giochi e laboratori per diventare cittadini di un domani,  consapevoli e attenti all’ambiente.

Durante la manifestazione la scuola Paccini ha vinto una mattonella in ceramica a ricordo del progetto, murata nel cortile interno dell’edificio.

Potete vedere in queste foto le fasi salienti del percorso.

La legalità dalle due guerre alla Costituzione

Posted on luglio 19th, 2017 in Senza categoria by ornellacapello

Per la manifestazione “Gira tra i libri” 2017, in collaborazione con il Gruppo Filatelico Albenganese, abbiamo pensato ad una attività che mettesse in luce la non legalità (censura della posta) tra le due guerre e la Costituzione, facendo scaturire tutto da analisi di buste, lettere, cartoline, libri, pagelle e documenti dell’epoca …..dalle due guerre alla Costituzione

Un tesoro in fondo al mare….le anfore!

Posted on luglio 19th, 2017 in Senza categoria by ornellacapello

     Al Museo Navale     e a scuola con Bacciccia dei Prain

 

 

 

Una “pesca straordinaria”

“I Prain, l’archeologo Lamboglia e le anfore

Un giorno non precisato dell’anno 1920 chi si fosse trovato alla Stazione di Albenga avrebbe potuto vedere scendere dal treno un numero imprecisato di persone di diverse età.

Erano vestiti in modo elegante e presto fecero scaricare dal vagone merci bei mobili. Erano i numerosi membri della famiglia Bignone, che da Genova Pra si trasferivano ad Albenga.

Una famiglia di pescatori, che presto tutti chiamarono “Prain”, soprannome che indicava il luogo della loro provenienza.

Come abbiamo detto era una famiglia numerosa, composta  da 8 fratelli e tre sorelle, il capostipite era Nonno Bartolomeo.

I “Prain Albenganesi”, vivevano e lavoravano tutti insieme, in perfetta armonia.

La prima abitazione dei Prain fu un alloggio in Piazza S. Michele.    

La casa di Piazza S. Michele presto diventò piccola, per ospitarli assieme ai numerosi figli e scomoda per il loro lavoro.

Pensarono così di costruirsi una casa grande in riva al mare, che esiste tutt’ora.

Era una casa enorme, con il seminterrato.

Sulla facciata nonno Bartolomeo aveva voluto venisse dipinto un grande medaglione ovale, con raffigurato San Pietro, santo protettore dei pescatori, circondato da frutta e fiori e sotto al cornicione una fila di barche a pesca e a remi.

Il nonno, tutte le sere prima di coricarsi, accendeva un lume davanti all’effige del santo per averne protezione, la stessa cosa continuarono a fare i figli quando lui non c’era più.

Gli uomini e le donne di quella grande casa avevano un gran lavoro tutti i giorni:

I primi impegnati nei vari tipi di pesca, che cambiavano a seconda delle stagioni, o a riparare le barche…

Le donne occupate nella cucitura delle reti, nel riassettare la casa, nel preparare i pranzi, nell’accudire i figli di quella numerosa tribù.

Quando i Prain non andavano a pescare, non rimanevano in ozio; si spargevano lungo la spiaggia, con i piedi scalzi e i pantaloni arrotolati alla “pescatora”, ognuno occupato in qualche attività inerente la pesca.

Vita semplice quella dei Prain: lavoro e famiglia. Lavoro fatto con la passione per il mare, trasmessa loro dal babbo Bartolomeo e ricevuta come preziosa eredità.

Il mormorio o il fragore del mare era musica per i

le loro orecchie, che li affascinava come il canto delle sirene dei miti greci.

Amore per la famiglia, che li appagava con le gioie che da esse derivano, quando vi regna l’armonia e la pace, con l’allegro vociare di tanti bimbi.

I Prain possedevano 12 barche e qualche barchetta, tutte avevano un nome.

Alcune erano a remi, altre a motore.

Praticavano molti tipi di pesca: la lampara, la pesca a terra o a strascico, i remagli, i palamiti; la pesca delle bughe, fatta nell’insenatura dell’isola Gallinara, la pesca dei “bianchetti”, sardine appena nate, fatta con una rete finissima.

Quando la pesca era abbondante oltre alla barca a motore, venivano riempite anche le barche a remi, a volte in tale quantità, quasi da farle affondare.

A questo punto iniziava il lavoro delle donne, che facevano la cernita dei pesci in base alla qualità e alla dimensione. Tutto questo avveniva alle prime luci dell’alba e doveva essere fatto in fretta, per permetterne la vendita.

Se i pesci erano molti per la vendita ad Albenga venivano spediti col treno a Genova ai parenti, che li smerciavano sul mercato della città. Tutto si faceva in gran velocità e i pesci, sistemati in ceste coperte da telo di juta, venivano portati con il carretto a mano dalle donne alla stazione  e partivano per Genova con il treno delle tre del mattino!

E veniamo ora ad una involontaria ed inconsueta pesca, che subito non fu apprezzata dai nostri pescatori, perché danneggiò assai le loro reti.

Un giorno di febbraio del 1925 stavano pescando nei pressi dell’Isola Gallinara, quando successe un fatto straordinario.

Appena al largo buttarono l’ancora e gettarono le reti, quando però fu il momento di recuperarle queste non venivano su, perché erano rimaste incagliate sul fondale.

I Prain tornarono a casa molto arrabbiati e il giorno dopo ritornarono ancora con l’arpione per cercare di recuperare i piombi e parte della rete affondata.

Al primo tentativo tirarono su uno strano vaso dalla forma affusolata, la stessa cosa accadde al secondo e al terzo tentativo, prima di recuperare reti e piombi.

Erano tre anfore di epoca romana, di cui subito non compresero l’importanza del valore.

Portarono comunque a terra le anfore, senza sapere di avere fatto una grande scoperta e, non sapendo dove collocarle, le misero in cantina.

Delle tre anfore ne venne a conoscenza l’archeologo Nino Lamboglia, grande esperto di ricerche archeologiche e storiche della riviera di ponente, che incominciò a studiarle e pensò ve ne fossero molte altre.

Intanto gli anni passavano e si avvicinava un periodo  triste e buio, quello della Seconda Guerra Mondiale.

Il lungomare era diventato zona proibita alla popolazione, erano stati costruiti grandi muraglioni di fortificazione, temendo uno sbarco da parte degli Alleati. La foce era diventata un luogo di eccidi, molti uomini e donne innocenti furono lì uccisi dai nazi-fascisti per il loro desiderio di Libertà.

Anche i Prain nel 1944 furono costretti a lasciare la loro amata casa, come tutte le famiglie che abitavano nella zona a mare.

Le famiglie Bignone si sparsero un po’ ovunque: a Cenesi, ad Albenga in Viale Pontelungo, a Villanova, a Garessio e rimasero inattivi per mesi.

Ottennero il permesso di andare a pescare nel mare di Alassio, la pesca lì era redditizia e vendevano il pescato direttamente sulla spiaggia.

Finalmente arrivò il giorno della Liberazione e dopo poco i Prain poterono fare ritorno ad Albenga.

Era veramente uno spettacolo per chi era a terra vedere quella processione di barche legate con una fune, l’una all’altra, in fila indiana, rimorchiate dalla barca a motore, che trasportava attrezzi e reti, mentre nelle altre barche stavano i pescatori.

Con amarezza videro la loro casa danneggiata, e in attesa della riparazione, trovarono provvisorio rifugio in case vicine.

Le barche rotte durante la guerra furono aggiustate e presto tornarono in mare e  ricominciò la pesca.

L’archeologo Lamboglia però non aveva perso la speranza di cercare altre anfore, nel luogo in cui erano state trovate le prime tre e finalmente nel 1950 con la nave Artiglio, esperta in recuperi marini, accompagnato dai Prain si recò sul posto.

Quando scesero sul fondale i palombari si trovarono di fronte ad un numeroso quantitativo di anfore. Appartenevano ad una nave romana affondata nel primo secolo a. C., mentre dalla Campania trasportava vino verso la Francia.

Così, casualmente, i Prain per via delle anfore diventarono famosi e passarono alla storia, citati dai giornali dell’epoca  e dalle guide locali.

Ebbero si, un bel danno alle reti, però per merito loro, dell’archeologo Lamboglia e degli amministratori dell’epoca Albenga potè avere un Museo Navale unico in Liguria, dove è stato ricostruito una parte dello scafo della nave e lì collocate un centinaio delle anfore pescate, oltre a qualche pezzo metallico.

Il relitto della nave invece giace ancora sul fondale del mare, perché lo stato precario di conservazione non ne permette il recupero. Ques’anno abbiamo invitato a scuola Bacciccia dei Prain, figlio di uno dei pescatori che nel 1925 recuperarono le anfore, accompagnato dalla nipote prof. Frione. Insieme ci hanno raccontato tanti aneddoti e curiosità della loro famiglia.

 

Negli anni venti la Famiglia Bignone arriva ad Albenga; li chiameranno Prain perchè provenivano da Genova Pra

 

Si costruiscono una grande casa vicino al mare. Nel 1925 due dei Prain ,pescando al largo dell’isola Gallinara, tirarono su due anfore.

 

 

Arrivò la Seconda Guerra Mondiale, dovettero lasciare la casa perchè la zona mare era blindata.

 

 

Nel 1950 Larcheologo Lamboglia, i Prain con la nave Artiglio recuperano le anfore.

 

Nasce il museo navale che ospita una parte delle anfore recuperate.

 

CI PRESENTIAMO: SIAMO LA CLASSE 4°B DELLA SCUOLA PRIMARIA PACCINI

Posted on luglio 18th, 2017 in Senza categoria by ornellacapello

Siamo la classe 4° B della Scuola Primaria Paccini. La nostra classe è composta da 24 alunni, molti di noi sono insieme dalla classe prima, altri come Martin, Lorenzo, Rylyon si sono aggiunti strada facendo.

Nei prossimi articoli vi presenteremo alcune delle attività svolte nel corrente anno scolastico.