Senza categoria


Arrivati a scuola, dopo la lettura del  nostro libro di classe, abbiamo ascoltato una canzone scritta da Cesare Cremonini e cantata da Fiorella Mannoia.

Quel mattino, nel tragitto per arrivare a scuola, ho pensato che quel giorno sarebbe stato fantastico perché era il giorno prima delle vacanze e perché sapevo già che in classe avremmo svolto un’attività particolare che in ognuno di noi avrebbe scatenato tempeste di emozioni. Riflessioni ed emozioni diverse da tutti gli altri giorni.

Dopo aver ascoltato la canzone dal titolo “Le tue parole fanno male”, abbiamo scritto le frasi e le parole che più ci hanno colpito una di queste è stata: “le parole fanno sanguinare, ma non morire”.

Prima di ascoltarla pensavo fosse una canzone brutta e priva di senso, anche perché Fiorella Mannoia non è una cantante nelle nostre corde, ma dopo averla ascoltata ci siamo resi conto che le parole possono fare male più di qualunque altra cosa e proprio di questo parla la canzone, di quanto le parole fanno male.

La frase che più è piaciuta alla classe e che è rimasta impressa nel cuore e nella testa è stata quella che abbiamo già riferito:

“Le parole fanno sanguinare, ma non morire” .

Nella canzone le parole  sono molto  belle e, infatti, dopo le vacanze tutti abbiamo composto una poesia con alcune delle parole della canzone e tutti hanno fatto un bel lavoro.

L’autore, secondo me, voleva far capire che le parole qualche volta  non vengono utilizzate correttamente e la maggior parte delle brutte parole possono fare molto male e possono rilevare un potere forte tale da aprire ferite che si chiudono solo con il tempo o con altre parole d’amore.

Dopo questa prima riflessione abbiamo visto un breve video dell’albo illustrato “La grande fabbrica delle parole”. In questa città non si parlava quasi mai, perché per pronunciare delle parole bisognava comprarle e inghiottirle. Qui una fabbrica produceva le parole di tutte le lingue del mondo, ma le parole erano molto costose e solo i ricchi  se le potevano permettere. I ragazzi ,e chi non aveva soldi, andavano a cercarle nei bidoni della spazzature o le catturavano con dei retini ed erano parole brutte e inutili.

Uno degli episodi che mi hanno colpito di più è quello di due ragazzi che cercano di corteggiare una ragazza. Oscar è un ragazzo viziato e ricco che dispone di molte parole, Phileas ha poche parole perché è povero e ha trovato nella spazzatura ciliegia, seggiola e polvere. Con queste parole senza senso riesce a conquistare Cybelle perché le porge con amore e si meritò un bacio.

Questo ci ha fatto capire che a volte non servono paroloni per dire “parole che fanno bene”, ma basta porgerle con affetto.

Dopo aver visto che le parole possono ferire, ma che possono anche far innamorare abbiamo deciso di regalare ai nostri compagni parole che fanno bene.

Ognuno ha preparato un cartoncino, tagliandolo nella forma che desiderava, a stella, ad albero o come si gradiva. Su questi cartoncini abbiamo scritto delle belle parole per i compagni e le abbiamo inserite nelle buste con il nome del compagno a cui erano indirizzate. Questo è stato un modo per augurarci buon Natale e per offrire parole che possano “far bene”.

Speriamo di ricordarci, quando siamo nella vita quotidiana, che le parole pesano.

 

Stefano

Applausi.

I genitori iniziano a congratularsi con noi del nostro impegno. Del nostro lavoro fatto con cura e pazienza.

Prima di  leggere i riassunti delle attività era come se avessimo una marea di emozioni messe insieme. Era felicità, ma anche molta  paura di sbagliare. Parlare della nostra esperienza con una nuova applicazione online: Thinglink.

Thinglink è una immagine interattiva che potrete vedere qui. https://www.thinglink.com/scene/876039148127911936

In passato avevamo creato dei lapbook che abbiamo messo su dei tavoli  insieme a quelli realizzati  dalla 2°A. Abbiamo parlato delle diverse attività svolte in questo anno sui libri e con i libri.  Nel mentre,il resto della classe, è restato  sopra a vedere un istruttivo filmato su Federico II, ovvero l’argomento che abbiamo affrontato in quel periodo dell’anno, con un professore di sostegno.

Dietro  la  preparazione di tutto  questo successo ci sono state le 2 classi, la professoressa Giulia Bernasconi, noi ragazzi  che abbiamo lavorato a scuola in gruppo. C’era chi faceva i cartelloni, chi si allenava a leggere, chi ha preparato il thinglink, chi sistemava la poesia, chi il filmato delle recensioni (a questo link https://www.youtube.com/watch?v=Tru8EX8wXSk) Con poca preparazione ma con molto risultato,  abbiamo organizzato un interessantissimo Open day.

 

Sabrina Elisa

 

Quando la prof. ci disse che dovevamo fare dei cartelloni sul Parco Lura, pensai subito ai frutti del bosco che Zeno ci ha fatto trovare quel giorno perché era un‘ idea per rendere il cartellone creativo, unico nel suo genere e il pensiero ritornò a quella mattinata che avevamo tanto atteso: la mattinata dell’uscita al parco Lura.

Eravamo tutti emozionati perché in quella mattinata avremmo imparato molte informazioni sul Parco Lura che, è nel nostro territorio, ma non conoscevamo  comunque, non siamo arrivati lì impreparati perché con la prof.ssa Guffanti abbiamo trattato l’argomento degli habitat, degli ecosistemi e dei biomi. Saremmo dovuti stare lì dalle ore 9.00 fino alle 12.00. Quando abbiamo saputo che l’uscita durava fino a mezzogiorno, eravamo delusi perché noi speravamo durasse fino alle 13.00, ovvero l’ora che usciamo da scuola. Va bè, pazienza. Ci spereremo di più la prossima volta. Erano le 9.00. La campanella suonò. In quel momento sembravamo tutti dei soldati schierati e pronti con gli armamenti perché eravamo muniti tutti, cioè, quasi tutti (dato che alcuni sono stati, come dice mia mamma, dei “cucù” e quindi non avevano portato l’occorrente per la “gita”). Comunque, eravamo QUASI tutti muniti di zainetto, quadernetto, merenda e una penna.

Qualche minuto dopo entrò la nostra giuda. Zeno. Era un nome che avevo già sentito perché il fratello dell’amico di mio fratello si chiama così. In breve tempo ci ha spiegato quello che avremmo fatto quella mattinata.

Alla fine partimmo per quella avventura nei boschi ma, prima, dovevamo attraversare il tratto di paese che ci distanziava dal parco. La prima tappa era il Laghetto Pasquè. Zeno ci ha spiegato che prima il Pasquè faceva parte del parco ma, per ragioni che non mi ricordo, lo hanno isolato creando un parchetto tutto suo.

La prima attività era di elencare su un foglio gli elementi urbani e naturali del parchetto e per farla ci siamo divisi in 4 gruppi.

Ogni gruppo doveva avere 4 membri tranne uno che era di 5.

La guida ci ha dato 15 minuti di tempo per individuare gli oggetti che ci aveva chiesto.

 Gli elementi naturali che tutti  i gruppi avevano individuato erano erba, alberi, uova di rana e di rospo e ninfee, e gli elementi artificiali erano la griglia di ferro, la staccionata, le panchine e il monumento ai caduti. E’ stata un’attivita semplice, ma non siamo abituati ad osservare.

Dopo proseguimmo con il tragitto e ci posizionammo in un’area del parco. Anche lì, Zeno ci ha detto di trovare degli oggetti:

   un baccello di semi

     una foglia lobata

     una foglia seghettata

      due frutti del bosco (diversi) 

Io mi misi a cercare come quando a casa cerco il mio cellulare che mia mamma, di sua spontanea volontà, nasconde in un luogo che solo lei conosce ma io, a volte, riesco a trovare perché ho la tattica di seguirla per vedere dove va. Riuscii a trovare tutti gli oggetti tranne il secondo frutto che quasi tutti non sono riusciti ad individuare. Quando ci riunimmo tutti come un gregge di pecore smarrite, la guida consegnò a ogni gruppo “L’almanacco della fora e fauna del bosco” e lì capii che dovevamo trovare il nome delle piante e dei frutti che ci aveva chiesto.

Avevano tutti i nomi in latino (io di latino ci capisco come un postino capisce il lavoro di un muratore, cioè NIENTE). L’ultimo lavoro da fare. In realtà non era un lavoro a bensì una “lezione” su quello che dovevamo andare a vedere. Zeno ci disse che quello era un posto speciale, ma io so per certo che tutti posti scolastici non sono “speciali”.

La meta era il laghetto depuratore, l’ennesimo luogo che conosco da quando sono piccolo.

Lì Zeno ci spiegò che il laghetto è detto “depuratore” perché al suo interno ci sono piante che sono in grado di depurare l’acqua.

E anche quella attività, o giorno, come volete, andò a buon termine.

Una settimana dopo, la Prof.ssa Guffanti ci diede il compito di realizzare dei cartelloni. Erano 2 gruppi che si sfidavano a suon di pastelli, colla e idee. Per dare una piccola spiegazione di che cos’era abbiamo attaccato delle frasi da alcune ricerche che avevamo fatto qualche giorno prima.

Simone Borghi 2D

 

 

Stiamo lavorando come ogni mercoledì nel laboratorio di lettura, ma continuiamo a distrarci, guardiamo l’orologio o chiediamo di continuo l’ora.

Siamo in attesa.

La prof. ci ha anticipato che oggi arrivano i bambini di quinta elementare di Caslino per il loro stage nella nostra scuola.  Per questo ci ha chiesto di organizzarci e portare penne, colori, forbici, pennarelli e gomme.

Chissà a cosa serviranno?

Scattano le 10… driin. Suona la campanella . Fra pochi istanti arrivano. Bussano alla porta. La prof. Legnani fa entrare un gruppetto di 3 ragazzi. Si siedono nei banchi liberi, un bambino, Matteo,  si siede proprio di fianco a me. Finalmente li conosceremo e soprattutto scopriremo quale sarà l’attività che ci proporrà la prof.

Si tratta di un gioco, ma come sempre un gioco serio, ma divertente.

La prof. spiega, anche ai bambini, cosa dobbiamo fare.

E si inizia con la Fase 1.

Abbiamo scritto su  pezzi di carta i titoli dei libri che abbiamo letto e li abbiamo divisi in due.

La coordinatrice con un “frullatore”, più esattamente una  scatoletta trasparente, ha frullato la prima metà dei bigliettini al suo interno.

Incomincia a passare; i bambini e noi ragazzi ne prendiamo uno. A me è capitato un biglietto con scritto: L’albero. Dopo questo c’è stato un  secondo giro con il frullato della seconda parte dei titoli. Io  pesco “La paura”.

Ora la fase 2 : creare il titolo di un libro con i due passi pescati e predisporre la copertina di un ipotetico libro con quel titolo con tanto di disegno e nella quarta notizie sull’autore  e la trama.

…mmm… devo pensarci un po’, alla fine mi è venuta l’idea del titolo e della storia: “La paura dell’albero”. Un titolo non originale, ma carino mi sono divertita a crearlo perché io ho molta ispirazione quando faccio i testi … e mi è venuta l’ispirazione anche in questo.

Ciascuno ha creato il suo titolo e la sua copertina . Alcuni titoli dei libri sono :

I cavalieri di titoli perduti, Un pesce della scala A, I piedi dei lupi….

E’ stato bello stare con dei bambini e divertirsi insieme a loro, soprattutto giocando, speriamo che anche i bambini di quinta si siano divertiti e portino con sé una buona impressione della scuola media. Perché scuola media è bello!!

 

ANNALISA MARINONI 2D

E’ martedì. La prof  Bernasconi  entra in classe. Siamo in attesa perché ci porterà  nuove sorprese che ci piaceranno e faranno divertire tutti.

Quest’anno abbiamo organizzato le ore di lettere con dei laboratori in tutte le discipline, molto interessanti e collaborativi perché lavoriamo spesso in gruppo e questo serve molto alla socializzazione e alla collaborazione oltre che ad imparare concretamente.

Oggi vi vogliamo presentare i laboratori di lettura e scrittura.

Volete sapere cos’è lo “stuzzica libri” ? Oppure ” il testo del 15” o “lo scrivere è pensare e ripensare sulla carta?”. Adesso vi spiegheremo.

Nel laboratorio di lettura, a turno, presentiamo un libro che abbiamo letto e ci è piaciuto e   “stuzzichiamo” i compagni a leggerlo attraverso una presentazione in PowerPoint o con delle citazioni  e con la lettura di alcuni passi. Insomma, dobbiamo invogliare i compagni a leggere quel libro e spesso ci riusciamo. Leggiamo silenziosamente e aggiorniamo le tabelle delle letture perché abbiamo un compito quotidiano che è quello della lettura. Teniamo così traccia dei libri che leggiamo o che abbandoniamo.

La prof. Bernasconi per approfondire la nostra lettura perché leggere è scrivere, ogni 15 del mese ci  assegna un lavoro  sul libro che abbiamo letto o stiamo leggendo. Non si tratta di sola scrittura, ma possiamo scegliere  un’attività tra un enorme quantità di proposte una più  creativa dell’altra.

C’è da dire, inoltre,  che prima di ogni lezione prendiamo “un vascello”, come dice Emily Dickinson, che ci porta in luoghi lontani. Ora stiamo accompagnando Samia, la ragazza protagonista del libro  “Non dirmi che hai paura”, nel suo Viaggio dalla Somalia verso l’Europa. E ogni giorno, la lettura ci porta nel suo mondo.

Dovete sapere anche che  noi, oltre che lettori, siamo degli scrittori o almeno ci stiamo allenando per diventarlo. Infatti, ogni martedì, quando c’è il laboratorio di scrittura, scriviamo dei testi su diversi argomenti alcuni personali, alcuni  per il blog e tanti altri, la prof ci fa delle proposte e noi cominciamo a scrivere. E siccome “scrivere è pensare e ripensare sulla carta” modifichiamo il nostro testo più e più volte riscrivendolo fino a quando non pensiamo che sia il migliore possibile. Abbiamo introdotto anche l’attività lettore/scrittore in cui a coppie impersonando a turno il ruolo di scrittore e lettore ci confrontiamo e accogliamo i suggerimenti dei compagni per il nostro testo.

L’esperienza dei laboratori di lettura e scrittura è un’esperienza che ci coinvolge e ci sta entusiasmando.

 

Sara e Annalisa

 

Ore 8.00

A scuola come ogni giorno, stesso orario, stesso percorso, stessi compagni, stessi prof., stessa aula, ma più eccitati perché sapevamo che saremo andati al teatro Verdi di Milano.

Ore 8.30

Aspettavamo senza fiato, ad un certo punto è arrivata la bidella con la notizia attesa dalla notte precedente, era arrivato il bus!!! Il nostro  “vascello” per arrivare nel  mondo della musica jazz.

Ore 10.20

Ci  hanno fatto entrare. Appena dentro c’è stato profumo di musica, di passione , di sogno. Ci hanno accolto a modo loro facendoci respirare quello che sono.

Ci hanno fatto spazio su delle sedie rosse, molto comode, e ci siamo sentiti subito a nostro agio. Tutto perfetto, mancava solo un po’ di musica jazz per  accompagnare il tutto. Le luci arancio accese si sono spente per far spazio alla luce della  musica. Era intenso, ma anche dolce il profumo che emanava quella voglia di raccontare, di respirare musica. Ci sentivamo leggeri, eravamo pronti a prendere il volo. Ed eccolo là il nostro presentatore, insieme ai musicisti che avrebbero suonato solo per noi. Li immaginavamo giacca e cravatta, ma invece no,non era cosi, Erano di vestiti nero, solo nero, molto eleganti, e accompagnati  dai loro strumenti che fin dal primo momento ci hanno attirato.

Appena hanno iniziato a suonare, le note musicali  cominciavano a prendere vita dentro di noi, la melodia si trasformava in ghiaccio, congelando tutti i pensieri, e, come in una notte di inverno,  il nostro cuore pian piano si è riempito di gioia e colori conquistando anche i loro vestiti neri.

Dopo un po’ il cuore batteva, ma non come prima, batteva al ritmo di musica. Alcuni battevano le dita contro le sedi , alcuni i piedi come un vero sottofondo di eccitazione  per i musicisti

La musica jazz ormai faceva parte di noi e del nostro cuore, la voglia di ballare   e di cantare  con loro cresceva dentro di noi, era l’unico pensiero che riuscivamo ad avere.

A quel meraviglioso tono si è aggiunta una voce pazzesca, era una donna,  con la voce di un angelo, eravamo pronti a prendere le sue ali e cantare con lei.

You better watch out
You better not cry
Better not pout
I’m telling you why
Santa Claus is coming to town

Ancora sentiamo questa canzone dentro di noi , è così che il teatro Verdi ha voluto salutarci, facendoci gli auguri di Natale e di Buon Anno.

Ore  12.30

Lalalalalalalanananaanasantaclousiscomingtotown la musica rimbobava ancora dentro le nostre orecchie che erano tristi di non sentire il pianoforte, le chitarre e anche le trombette.

Una cosa era certa andavamo a casa con un sogno in più.

Ore 13.15

Arrivati a scuola tutti sentivamo la mancanza della musica  jazz e gli strumenti che ci hanno aiutato a sognare in grande.

È stata una bella giornata.  Una lezione davvero speciale. Speriamo che anche voi almeno una volta nella vita abbiate ascoltato  jazz  e se non lo avete fatto provate a farvi trasportare dal ritmo di questa musica.

You better watch out
You better not cry
Better not pout
I’m telling you why
Santa Claus is coming to town

 Ed è sempre con questa canzone che vogliamo Augurarvi un buon natale e felice Anno Nuovo!!!

FRANCESCA-THINARI

 

 

Escher era un pittore  che aveva una mente originale: lui vedeva le cose in modo diverso dagli altri.

Per esempio lui pensava che un cane è uguale ad un gatto, come un pesce è uguale ad un uccello.

Vedete, per lui è tutto uguale nella sua mente, ma è questione di punti di vista.

La sua frase preferita era “il mio lavoro è un  gioco, un gioco serio”. Lui quando disegnava seguiva un tema, o meglio, il suo tema era ciò che la  sua mente percepiva.

Il giorno 7 dicembre la mia classe, cioè la 2d, è andata a Milano a Palazzo Reale per prendere contatto con questo pittore.

Il primo quadro che abbiamo visto era un autoritratto. All’inizio tutti pensavano che fosse stato fatto a matita, ma invece era stampato a mano. Vi starete chiedendo come avrà fatto a stampare a mano? Prendeva un pezzo di legno e intagliava la figura desiderata su esso, posizionava l’inchiostro e premeva forte e appoggiava sul foglio dei pesi per farlo rapprendere di più e poi toglieva il disegno, ed ecco la stampa. Sembra facile, ma non lo è perché ci vuole molta pazienza e precisione perché se si sbaglia  si deve rincominciare tutto il lavoro ed inoltre bisogna preparare la stampa a specchio.

Abbiamo visto tantissimi quadri, il nostro preferito era “Su e Giù” ci ha coinvolto perché il quadro era diviso in due parti: nella parte superiore viene rappresentato il palazzo visto dall’ alto, mentre nella parte inferiore della stampa il palazzo era rappresentato con una vista dal  basso. In questo modo veniva creato  un effetto particolare: al centro del quadro, punto di unione delle due prospettive, si fondevano il pavimento ed il soffitto del palazzo.

Un’ altra cosa che ci ha incuriosito era una struttura che raffigurava due letti. Se li osservavamo da punti diversi ci dava un’ illusione ottica: da vicino si vedeva la struttura deformata, mentre se la osservavamo da lontano ci sembrava regolare.

È stato divertente e interessante perché abbiamo capito che niente è come sembra, ma è questione di punti di vista.

Un’ altra cosa che mi ha colpito è la metamorfosi. Infatti, dipende dall’ angolazione dalla quale osserviamo un oggetto.

Un oggetto può essere trasformato cambiando dei piccoli particolari.

 

Vittoria-Chiara

                          Classe 2^D

              Anno Scolastico 2016/2017

 All’inizio dell’anno, la professoressa Bernasconi ci ha chiesto se noi ragazzi volevamo partecipare come giuria popolare del concorso  “Premio Letteratura ragazzi “ della città di Cento. Noi abbiamo accettato così ci siamo iscritti come classe partecipante. La giuria tecnica del premio ha scelto tre libri finalisti e ce li ha inviati in omaggio per giudicarli. I libri erano: L’ ultimo viaggio, La cena del cuore tredici parole per Emily Dickinsone In piedi nella neve

“L’ultimo viaggio” di I. Cohen-Janca, ambientato nel periodo della seconda guerra mondiale e della Shoah, parla del dott. Korczak  che ama talmente tanto i bambini ebrei dell’orfanotrofio di Varsavia tanto da sacrificare  la sua vita per loro.

“La cena del cuore tredici parole per Emily Dickinson” scritto da Beatrice Masini presenta la vita e le poesie di questa poetessa americana attraverso tredici parole significative.

“In piedi nella neve” di N. Bortolotti è il nostro ultimo libro. Parla di una ragazzina di nome Sasha che ama giocare a calcio, ma qualcosa le impedisce di realizzare il suo sogno cioè diventare una calciatrice, ma lei non si arrenderà.

Abbiamo  letto questi tre libri in classe insieme, ad ogni capitolo ci  siamo soffermati per capire  e abbiamo discusso su quello che via via leggevamo.

Al termine della lettura abbiamo condotto una discussione generale. Ci siamo divisi in tre gruppi. Ogni gruppo era abbinato ad uno dei libri e all’interno del gruppo dovevamo predisporre un discorso da tenere ai compagni in cui venivano spiegate le ragioni per cui si doveva votare quel libro. Abbiamo discusso e insieme abbiamo trovato buone ragioni per votare ciascun libro. Un portavoce ha poi presentato alla classe queste ragioni e al termine si è aperta una discussione tra tutti.

Dopo alcuni giorni, il tempo per riflettere e ripensare, abbiamo espresso i nostri voti che abbiamo provveduto ad inviare agli organizzatori del Premio.

È stato un lavoro interessante perché ci siamo sentiti investiti di una certa responsabilità nel dover decidere chi potrebbe vincere o meno un premio; soprattutto è stato molto bello leggere insieme i libri e discutere insieme.

Vittoria e Luca

Durante ore di religione, la professoressa Pocchiari ci ha chiesto se volevamo decorare la nostra aula come avevamo fatto per Natale. Questa volta la prof. ci ha portato delle fotocopie da colorare o dei fogli bianchi su cui potevamo disegnare.

IMG_0304

Subito dopo uno di noi è andato a prendere lo scotch mentre gli altri continuano a fare le decorazioni. La prof in seguito ci ha fatto fare diverse cose. Chi era in classe poteva scegliere di imparare a fare le farfalle col cartoncino o andare avanti a colorare i disegni! Al termine abbiamo decorato le finestre della nostra aula.

Questo lavoro ci ha insegnato a collaborare  e in fin dei conti è piaciuto a tutti quanti.šššIMG_0299

 

Elisa

 

 

Pagina successiva »