Un giornalista racconta

Sabato scorso sono stato invitato alla presentazione di “Il coraggio di sognare”, sulla figura dell’atleta somala, Samia Yussuf, che per realizzare il suo sogno ha rinunciato alla vita.
Io mi ricordo di lei perché in quell’ estate 2008 ero lì, seduto sul divano a vedere la TV e mi comparve sullo schermo la scritta “ Gara 200m donne-Pechino 2008” e allora schiaccia e vidi l’unica ragazza magra come un grissino correre, senza la paura di essere ricordata per un fatto del genere. Dopo una “galleria” del genere mi sono sentito riavvicinato alla storia dell’atleta dei sogni.
Come primo lavoro ho tra le mani il diario di Saamya, scritto dai ragazzi dando voce a lei. E’ stato un inizio con i fiocchi. Era proprio un diario, pieno di testi e disegni e lì era racchiusa la breve vita della ragazza.
Dopo quello ho visto il lavoro relativo al “plastico”,ovvero il viaggio intrapreso da Samia e la storia di Saamya intrecciata a quella della Somalia, la sua patria.
Il plastico era un foglio enorme con disegnata sopra un pezzo della mappa dell’Africa che partiva dalle Somalia fino all’isola di Lampedusa, in Italia.
In mezzo al cartellone c’erano 2 casette, ma solo dopo i ragazzi mi hanno spiegato che quelle 2 casette erano le 2 prigioni in cui Saamya fu rinchiusa durante “Il Viaggio”.


La “storia” è stata molto interessante e completa perché i 2 ragazzi che la presentarono sono riusciti a riassumere tutta la storia della Somalia. Alla fine del lavoro, i 2 ragazzi hanno dato una copia del loro lavoro ai partecipanti.
Sono entrato in un’altra aula e qui ho preso visione di un giornalino che si intitolava “Il corriere di Saamya” in cui erano presentati articoli sulla protagonista. Sembrava uno di quei giornali che vendono in edicola tanta è stata la cura nel realizzarlo. Dopo altri 2 ragazzi hanno avviato una presentazione che parlava un po’ del libro “Non dirmi che hai paura” di G. Cattozzella, da cui ha preso ispirazione tutto questo lavoro. Infine ho visto il book trailer che sarebbe una specie di spot pubblicitario per invogliare la gente a leggere il libro.


Devo dire che il lavoro che ho visto stamattina mi ha davvero colpito sia per la realizzazione e le capacità dei ragazzi, ma soprattutto perché è riuscito a farmi riflettere e vedere con uno sguardo più profondo i migranti. Oggi ho visto che sono uomini e donne con una storia, dei sogni, delle speranze, delle sofferenze, insomma ho visto che dietro il termine migrante c’è un uomo.

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