Escher era un pittore  che aveva una mente originale: lui vedeva le cose in modo diverso dagli altri.

Per esempio lui pensava che un cane è uguale ad un gatto, come un pesce è uguale ad un uccello.

Vedete, per lui è tutto uguale nella sua mente, ma è questione di punti di vista.

La sua frase preferita era “il mio lavoro è un  gioco, un gioco serio”. Lui quando disegnava seguiva un tema, o meglio, il suo tema era ciò che la  sua mente percepiva.

Il giorno 7 dicembre la mia classe, cioè la 2d, è andata a Milano a Palazzo Reale per prendere contatto con questo pittore.

Il primo quadro che abbiamo visto era un autoritratto. All’inizio tutti pensavano che fosse stato fatto a matita, ma invece era stampato a mano. Vi starete chiedendo come avrà fatto a stampare a mano? Prendeva un pezzo di legno e intagliava la figura desiderata su esso, posizionava l’inchiostro e premeva forte e appoggiava sul foglio dei pesi per farlo rapprendere di più e poi toglieva il disegno, ed ecco la stampa. Sembra facile, ma non lo è perché ci vuole molta pazienza e precisione perché se si sbaglia  si deve rincominciare tutto il lavoro ed inoltre bisogna preparare la stampa a specchio.

Abbiamo visto tantissimi quadri, il nostro preferito era “Su e Giù” ci ha coinvolto perché il quadro era diviso in due parti: nella parte superiore viene rappresentato il palazzo visto dall’ alto, mentre nella parte inferiore della stampa il palazzo era rappresentato con una vista dal  basso. In questo modo veniva creato  un effetto particolare: al centro del quadro, punto di unione delle due prospettive, si fondevano il pavimento ed il soffitto del palazzo.

Un’ altra cosa che ci ha incuriosito era una struttura che raffigurava due letti. Se li osservavamo da punti diversi ci dava un’ illusione ottica: da vicino si vedeva la struttura deformata, mentre se la osservavamo da lontano ci sembrava regolare.

È stato divertente e interessante perché abbiamo capito che niente è come sembra, ma è questione di punti di vista.

Un’ altra cosa che mi ha colpito è la metamorfosi. Infatti, dipende dall’ angolazione dalla quale osserviamo un oggetto.

Un oggetto può essere trasformato cambiando dei piccoli particolari.

 

Vittoria-Chiara