Arrivati a scuola, dopo la lettura del  nostro libro di classe, abbiamo ascoltato una canzone scritta da Cesare Cremonini e cantata da Fiorella Mannoia.

Quel mattino, nel tragitto per arrivare a scuola, ho pensato che quel giorno sarebbe stato fantastico perché era il giorno prima delle vacanze e perché sapevo già che in classe avremmo svolto un’attività particolare che in ognuno di noi avrebbe scatenato tempeste di emozioni. Riflessioni ed emozioni diverse da tutti gli altri giorni.

Dopo aver ascoltato la canzone dal titolo “Le tue parole fanno male”, abbiamo scritto le frasi e le parole che più ci hanno colpito una di queste è stata: “le parole fanno sanguinare, ma non morire”.

Prima di ascoltarla pensavo fosse una canzone brutta e priva di senso, anche perché Fiorella Mannoia non è una cantante nelle nostre corde, ma dopo averla ascoltata ci siamo resi conto che le parole possono fare male più di qualunque altra cosa e proprio di questo parla la canzone, di quanto le parole fanno male.

La frase che più è piaciuta alla classe e che è rimasta impressa nel cuore e nella testa è stata quella che abbiamo già riferito:

“Le parole fanno sanguinare, ma non morire” .

Nella canzone le parole  sono molto  belle e, infatti, dopo le vacanze tutti abbiamo composto una poesia con alcune delle parole della canzone e tutti hanno fatto un bel lavoro.

L’autore, secondo me, voleva far capire che le parole qualche volta  non vengono utilizzate correttamente e la maggior parte delle brutte parole possono fare molto male e possono rilevare un potere forte tale da aprire ferite che si chiudono solo con il tempo o con altre parole d’amore.

Dopo questa prima riflessione abbiamo visto un breve video dell’albo illustrato “La grande fabbrica delle parole”. In questa città non si parlava quasi mai, perché per pronunciare delle parole bisognava comprarle e inghiottirle. Qui una fabbrica produceva le parole di tutte le lingue del mondo, ma le parole erano molto costose e solo i ricchi  se le potevano permettere. I ragazzi ,e chi non aveva soldi, andavano a cercarle nei bidoni della spazzature o le catturavano con dei retini ed erano parole brutte e inutili.

Uno degli episodi che mi hanno colpito di più è quello di due ragazzi che cercano di corteggiare una ragazza. Oscar è un ragazzo viziato e ricco che dispone di molte parole, Phileas ha poche parole perché è povero e ha trovato nella spazzatura ciliegia, seggiola e polvere. Con queste parole senza senso riesce a conquistare Cybelle perché le porge con amore e si meritò un bacio.

Questo ci ha fatto capire che a volte non servono paroloni per dire “parole che fanno bene”, ma basta porgerle con affetto.

Dopo aver visto che le parole possono ferire, ma che possono anche far innamorare abbiamo deciso di regalare ai nostri compagni parole che fanno bene.

Ognuno ha preparato un cartoncino, tagliandolo nella forma che desiderava, a stella, ad albero o come si gradiva. Su questi cartoncini abbiamo scritto delle belle parole per i compagni e le abbiamo inserite nelle buste con il nome del compagno a cui erano indirizzate. Questo è stato un modo per augurarci buon Natale e per offrire parole che possano “far bene”.

Speriamo di ricordarci, quando siamo nella vita quotidiana, che le parole pesano.

 

Stefano

Era il 27 gennaio e come tutti i giorni ci siamo alzati dal letto per andare a scuola.

Quel giorno c’erano le nuvole, il sole era oscurato.

Risultati immagini per Liliana segreAl telegiornale si ricordava un fatto che riguardava la seconda guerra mondiale, un omaggio a tutti gli ebrei sterminati in quella guerra di carneficina e odio.

Suona la campanella tutti gli studenti sorpassano la porta trasparente della scuola, si puliscono i  piedi pieni di terra nel tappetino scuro e all’impressione ruvido, ripongono i cellulari nella tasca del giubbotto ed entrano.

Entrati a scuola ci sistemiamo nei punti di incontro della classe (2D), i ragazzi parlano fra loro, ridono o salgono le scale accompagnati dai professori. Quel giorno vediamo la prof. Bernasconi in lontananza, aveva i soliti  occhiali rossi al collo e tante borse piene di idee. Ci accompagna in classe; saliamo le scale azzurrine, uno dietro l’altro. Arrivati al piano superiore ci disperdiamo, come se tutto quell’ordine fosse confusione. Entriamo in classe, tutto normale, forse era l’atmosfera diversa. Ci dirigiamo verso i banchi e prendiamo posto a sedere.

La prof. digita qualcosa sulla tastiera del computer, muove il mouse con attenzione. CLICK. S alza in piedi, cerca il telecomando per accendere la lim. La lim inizia lentamente a schiarirsi, e con lei iniziano a schiarirsi anche le nostre idee.

D’un tratto sentiamo una musica, parole non italiane, ma in una  lingua straniera, per esattamente tre minuti rimaniamo fermi ad ascoltarla. Tre minuti dopo la professoressa Bernasconi spiegava che la canzone che avevamo ascoltato si chiamava Avinu Malekeinu, era una preghiera che gli Ebrei recitavano, era come una protezione per loro.

La nostra giornata era iniziata così ed eravamo sicuri che sarebbe finita così.

Era il 27 gennaio Giorno della Memoria.

All’improvviso la prof. dice che Liliana Segre sarà in diretta sul sito di  un giornale, ovviamente online, mentre parla agli studenti milanesi.  Siamo tutti seduti, ognuno al proprio posto, si aggiunge anche un’ altra classe con noi, siamo tutti stretti, con la testa pensierosa; immaginandoci  la storia, di una ragazza che affronta il peggio. L’immagine inizia schiarirsi, l’immagine ancora sfuocata fa intravedere una vecchia signora seduta su una sedia rossa, una scrivania davanti a lei, un bicchiere d’acqua e qualche foglio sparpagliato.

Aveva degli occhi che racchiudevano dolore  e disperazione, ma anche gioia. Il tutto nascosto dietro degli occhiali. Aveva dei capelli arricciati su se stessi, tutti biondi, era vestita elegantemente. Comincia a parlare, piano, lentamente, con voce pacata. Prima di raccontare la sua storia si immaginava come nostra  nonna, la nostra nonna virtuale; che quella mattina ci avrebbe raccontato la sua storia, la storia che ha raccontato un milione di volte. Dopo cinque minuti ci accorgiamo che la sua infanzia è uguale alla  nostra, ovviamente prima della guerra, quella guerra che non ha avuto pietà per nessuno nemmeno di una ragazza normale, con dei sogni e delle speranze.  Ci accorgiamo che dice più volte la parola PERCHE’, PERCHE’, PERCHE; ed era l’unica domanda che tutti si facevano a quei tempi. La storia continua, più andava avanti e più la storia diventava tragica.

Stop.

La storia finisce.

Ci asciughiamo gli occhi con le mani.

La nostra giornata della memoria finisce così, siamo diventati più grandi e più responsabili.

Non faremo accadere di nuovo tutto questo.

 

Francesca e Thinari

 

Applausi.

I genitori iniziano a congratularsi con noi del nostro impegno. Del nostro lavoro fatto con cura e pazienza.

Prima di  leggere i riassunti delle attività era come se avessimo una marea di emozioni messe insieme. Era felicità, ma anche molta  paura di sbagliare. Parlare della nostra esperienza con una nuova applicazione online: Thinglink.

Thinglink è una immagine interattiva che potrete vedere qui. https://www.thinglink.com/scene/876039148127911936

In passato avevamo creato dei lapbook che abbiamo messo su dei tavoli  insieme a quelli realizzati  dalla 2°A. Abbiamo parlato delle diverse attività svolte in questo anno sui libri e con i libri.  Nel mentre,il resto della classe, è restato  sopra a vedere un istruttivo filmato su Federico II, ovvero l’argomento che abbiamo affrontato in quel periodo dell’anno, con un professore di sostegno.

Dietro  la  preparazione di tutto  questo successo ci sono state le 2 classi, la professoressa Giulia Bernasconi, noi ragazzi  che abbiamo lavorato a scuola in gruppo. C’era chi faceva i cartelloni, chi si allenava a leggere, chi ha preparato il thinglink, chi sistemava la poesia, chi il filmato delle recensioni (a questo link https://www.youtube.com/watch?v=Tru8EX8wXSk) Con poca preparazione ma con molto risultato,  abbiamo organizzato un interessantissimo Open day.

 

Sabrina Elisa

 

Cadorago,

Scuola media statale    via Alfieri 1

14/03/2017

ore 11:53

 

Caro Christian,

Risultati immagini per La mia vita all ombra del maredopo il tuo spettacolo, mentre stavo aspettando  che arrivasse il pullman per tornare a casa, pensavo a tutto quello che era successo nelle ultime due ore.

Camminavo verso la fermata del bus, intanto provavo sensazioni ed emozioni senza forma.                      Erano un miscuglio di rabbia, tristezza e solitudine.

Quando sono entrate tutte le classi in auditorium, ovviamente, ti sei presentato ed è iniziato lo spettacolo.  Non pensavo che sarebbe stato così.

Pensavo di arrivare e trovare un telone da proiezione, e un proiettore pronto a proiettare. Invece, tu eri lo spettacolo.

Nonostante fosse una cosa tragica, è stato molto divertente, in alcuni punti; soprattutto l’inizio.

Alcune informazioni le sapevamo già, perché la prof, per darci un’anticipazione dello spettacolo che avresti interpretato, ci ha letto un libro intitolato “La mia vita all’ombra del mare”.  Te lo consiglio, così hai un altro punto di vista sulla vita di don Puglisi. Ma, nonostante tutto quello che ci ha detto la prof, tu hai aggiunto particolari ed emozioni.

Hai detto delle frasi di 3P che non dimenticherò mai. Soprattutto quella in cui dice: <È il perdono a farci uomini, non la violenza, la violenza ci fa bestie!> Queste parole mi rimbombano in testa e forse potrebbero aiutare i bulli e le persone che usano la violenza a riflettere e pensare, ma sono forti anche per tutte le persone, come naturale.

Ci hai detto che Don Puglisi è stata una persona particolare, fuori dal normale, e semplice, (si capisce dalla descrizione che ci hai fatto della sua casa) senza tunica, ma coi pantaloni, sempre sorridente e … una persona che sa chiedere perdono anche per le piccole cose. Secondo me, è una persona coraggiosa, perché si è messo contro la mafia, è l’unico che ha accettato di andare a Brancaccio e ripone il futuro nei ragazzi.

Una cosa che mi è piaciuta dello spettacolo, più di ogni altra è stato il momento in cui ci hai fatto ascoltare la sua voce, mentre parlavi di come era fatto pensavo: “Ho visto la sua foto, ma mi piacerebbe sentire la sua voce” e puf! Ecco la sua voce! Mi ha scosso un brivido, un’ emozione!

La mafia uccide Puglisi perché lui non voleva il male.

Ma perché dobbiamo sempre uccidere?

Il mondo per essere in equilibrio ha bisogno del male e del bene, non può esserci solo bene o solo male.

Non ti ho rivolto le domande per paura, paura di dire il mio nome, paura di farti la domanda sbagliata.

Ci sono domande per cui non ci sono risposte.

Hai fatto la scelta giusta decidendo di raccontare ai ragazzi la storia di Padre Puglisi perché tutti

possano sapere e conoscere la mafia.

Mi dispiace che non sei riuscito a chiedergli perdono.

Non dimenticherò mai la voce di Padre Pino Puglisi, così come mai dimenticherò te e lo spettacolo che hai proposto.

Grazie. Sarei contenta che tu mi rispondessi.

Saluti

Mouba 2°D

Il nuovo programma virtuale, Sutori  ti permetterà di fare le linee del tempo di qualsiasi tipo, aggiungendo curiosità, video, audio, immagini e molto altro gratuitamente.

Una linea del tempo con Sutori, è proprio quello che abbiamo fatto sabato scorso, insieme a un nostro compagno, durante il laboratorio di Geografia.

Risultati immagini per unione europeaL’argomento  riguardava le tappe della creazione dell’Unione Europea.

E’ stato un lavoro abbastanza semplice, le uniche  difficoltà sono  state  accertare i fatti: le entrate e le uscite dall’Unione, i trattati più importanti  e trovare le varie informazioni consultando il nostro libro di  testo.

Ecco due dei nostri lavori

https://www.sutori.com/story/l-unione-europea-oggi

https://www.sutori.com/story/europa-unita-ea09

Sempre riguardante l’Unione Europea, grazie a un programma chiamato Videoscribe, che ci permette di creare piccoli  video molto creativi, abbiamo fatto dei minitrailer riguardanti i vari organismi dell’Unione.

Grazie al lavoro dei professori e questi programmi, imparare è molto più semplice rispetto che apprendere  dal solo  libro, perché nella costruzione di un video bisogna sintetizzare  tutte le informazioni  raccolte in un paragrafo,  in  pochi secondi accompagnandole con  immagini e dando un ordine.

Dietro alla realizzazione di  tutti i nostri video c’è un grande lavoro e impegno .

Con queste attività tutti noi possiamo apprendere la capacità:

di selezionare le informazioni essenziali e organizzare il  testo con parole nostre;

di creare diapositive;

di creare immagini interattive;

di creare attività creative.

Tutti questi ed altri lavori potrete trovarli proprio qui.

Cos’è l’UE

https://www.youtube.com/watch?v=RepmhaZQyGI

Criteri per  entrare nell’UE  https://www.youtube.com/watch?v=MrofxU1TqCo&t=27s

Il Consiglio Europeo

https://www.youtube.com/watch?v=R174tb_yFn0&t=8s

Il Parlamento europeo

https://www.youtube.com/watch?v=2fOxhJwYk6I&t=33s

Il Consiglio della UE

https://www.youtube.com/watch?v=LzbkAPeUDjc

La Banca Europea

https://www.youtube.com/watch?v=AX-tAOgI-PA

La commissione Europea

https://www.youtube.com/watch?v=73SDi8AclDY

Altre istituzioni

https://www.youtube.com/watch?v=OUSqT96Biks

Driiiiinnnn    Driiinnnnn.

Il suono della campanella mi fa alzare la testa, interrompendo qualunque cosa io stia facendo, ( scrivendo i compiti … sistemando qualcosa … ) guardo l’orologio, l’ora prima più queste due  fanno tre  ore passate, ora l’intervallo, poi ancora due ore di tortura scolastica e me ne vado a casa.
Risultati immagini per non dirmi che hai pauraIn queste  ultime due ore prima dell’intervallo con la prof. Bernasconi abbiamo cercato di terminare un altro pezzo del lavoro di approfondimento  su Samia e il libro Non dirmi che hai paura, visto che abbiamo finito di leggerlo.   È un’attività che la prof. ha chiamato Tuffiamoci in profondità perché si tratta di analizzare i vari aspetti del libro. Quando lei legge ad alta voce ogni mattina riflettiamo, commentiamo, ma è sempre “a caldo”, presi dall’emozione dei nuovi eventi narrati, questo è un lavoro più  ragionato. Stiamo sperimentando i circoli di lettura in miniatura. Siamo, infatti, gruppi di 4-5 persone.

Nella prima ora di queste due ore dedicate al laboratorio di lettura, che svolgiamo ogni mercoledì, abbiamo letto individualmente. “Ora 15 minuti/ fino al suono della campanella, leggete individualmente”. Questa frase per me vuol dire solo una cosa, silenzio, silenzio per potermi perdere nella lettura.

I miei compagni fanno sempre tanto baccano senza contare quello delle auto, ma quando è il momento della lettura tutti  fanno silenzio e  il rumore delle auto è solo uno sfondo che non dà fastidio.

È questo uno dei momenti che amo di più della settimana!

Ma …. prima del caro e atteso silenzio, c’è sempre la lettura ad alta voce del libro che ci legge la prof.

Anche questo è un momento che aspettiamo e richiediamo “leggiamo prof.” è la frase che dà inizio ogni giorno alle nostre lezioni. La prof., ogni volta che ci legge un libro, ci tiene sempre all’oscuro di tutto, per farci ipotizzare sul seguito e magari immaginare il finale. Nessuno sa mai il fine, ma qualcuno che lo sa c’è, ed è la prof. che legge in anticipo tutti i libri che ci propone! Ma che gusto c’è a leggere un libro se si sa già come finisce? Meglio non sapere la fine e Risultati immagini per La mia vita all ombra del mareimmaginare.

Ora stiamo leggendo un libro con argomento la mafia e si intitola La mia vita all’ombra del mare, parla di don Puglisi.                                                                        

Niente male come libro, ha una fine fuori dall’usuale.    E quante riflessioni e discussioni ha suscitato tra noi!

La prof ci legge i libri per farci viaggiare in modo e in mondi diversi, incontrare  personaggi che oltre a raccontarci la loro storia, ci insegnano qualcosa per la nostra vita reale.   Questo fa nascere in noi la voglia di leggere e quest’anno siamo diventati tutti gran lettori. Tra noi è un continuo consigliarci  libri, scambiarci titoli, compilare liste dei desideri …. Di libri naturalmente!

Ricorda: un buon libro apre la mente.

Mubachira.

 

 

E’ stato un peccato lasciare così le nostre meritate vacanze Pasquali, ma d’altro canto, era bello iniziare l’ultimo tratto di scuola con una gita. Il Prof. Morazzoni era stra-agitato e non gli do torto, non è facile accompagnare dei ragazzini in un posto dove la perfezione è alla base di tutto.

Siamo partiti alle 6:30 e le ore di viaggio erano tre e sapevo che ci sarebbe stato il casinista di turno che avrebbe messo la musica a “palla” e l’avrebbe pure cantata. Quando arrivammo a Salsomaggiore, la strada era piena di sassi e ciottoli che non avevano niente di meglio da fare e allora si sono messi in mezzo alla strada a far prendere un colpo ai passeggeri.

La prima cosa che notai appena arrivato era il giardino botanico, pieno di erbe e spezie profumate che poi sarebbero andate nei piatti che avremmo mangiato a pranzo. Un signore ci introdusse in un salone addobbato da pitture ed affreschi. Fecero un elenco di tutti i ragazzi che erano allergici a qualcosa e poi ci fecero vedere un video dove i ragazzi dell’Istituto Alberghiero di Salsomaggiore cucinavano insieme allo chef Andrea. Hanno detto che la sua cucina è rivoluzionaria, ( ma a me è sembrata la cucina che mia nonna prepara a me e alla mia famiglia tutte le domeniche) e che quel giorno avremmo assaggiato prodotti genuini della nostra terra. Misero insieme due classi per formare i gruppi e la nostra classe era in coppia con la 2^C. I 2 gruppi si sarebbero poi divisi in 2 sottogruppi : quello che preparava il pane e quello che entrava in cucina.

Risultati immagini per salsomaggiore gavinellIo quel giorno preparai il pane ed ho imparato cose che prima non sapevo, come che più il pane è soffice e più la lievitazione è stata proficua, o che se il pane è fatto per bene, se lo schiacci ritornerà alla forma iniziale. Per impastare il pane dovevamo indossare dei copri scarpe, una cuffia per capelli e un grembiule di plastica.

Alla fine dell’esperienza in “cucina”, siamo andati all’orto botanico ed anche lì ho imparato molte cose sui profumi e sulla storia delle piante.Risultati immagini per salsomaggiore gavinell

La pianta aromatica che mi è piaciuta di più è stata la lavanda perché il suo profumo mi ricorda quello dell’ultima vacanza che ho fatto, in Liguria, dove nelle vicinanze dell’hotel c’erano delle piantagioni di lavanda e si sentiva il profumo fino in spiaggia.

Oltre  che alle erbe aromatiche, a Salsomaggiore allevano tacchini e galline che ci hanno detto “Sono uniche nel loro genere”. A me facevano ridere i versi che facevano questi tacchini e per tutta la durata della gita pensavo a loro.

Alla fine del percorso abbiamo pranzato ed il cibo era come quello che mangio a casa, ma era davvero buono.

Il piatto che mi è piaciuto di più è stata la pasta con le verdure ed era davvero deliziosa.

Dopo pranzo ci è stata concessa un’ora di libertà e se volevamo comprare un ricordo o comunque un regalo ai nostri genitori potevamo.

Io al negozio ho comprato 2 stecche di liquirizia a mio papà, (che so che a lui piace), e a mia mamma un sacchetto di tè verde fatto a chilometro zero.

Dopo quell’ora di svago abbiamo ripreso il pullman e ci siamo diretti a Parma.

Abbiamo fatto un gir per la città e poi siamo andati in Duomo.

Risultati immagini per parma teatro regioIl fuori lasciava un po’ a desiderare perché io sono abituato al Duomo di Como con la facciata in marmo e quant’altro ma, all’interno, era bellissimo.

Era pieno di affreschi e pitture ed era enorme.
Quando siamo usciti siamo andati al teatro regio, c’era scritto che era interamente fatto di legno quando poi, nella seconda guerra mondiale, fu distrutto dai nazisti per poi essere ricostruito in seguito.

Anche lì l’interno era enorme e la cosa che mi ha lasciato perplesso era il coraggio di cantare o suonare lì perché c’era un eco incredibile.

Dopo quella tappa ripartimmo per tornare a casa e io sapevo che dopo quella gita stancante mi sarebbe toccata una partita di calcio (in cui io ho fatto un assist e stavo per segnare un gol).

Simone Borghi 2^D

 

 

 

Quando la prof. ci disse che dovevamo fare dei cartelloni sul Parco Lura, pensai subito ai frutti del bosco che Zeno ci ha fatto trovare quel giorno perché era un‘ idea per rendere il cartellone creativo, unico nel suo genere e il pensiero ritornò a quella mattinata che avevamo tanto atteso: la mattinata dell’uscita al parco Lura.

Eravamo tutti emozionati perché in quella mattinata avremmo imparato molte informazioni sul Parco Lura che, è nel nostro territorio, ma non conoscevamo  comunque, non siamo arrivati lì impreparati perché con la prof.ssa Guffanti abbiamo trattato l’argomento degli habitat, degli ecosistemi e dei biomi. Saremmo dovuti stare lì dalle ore 9.00 fino alle 12.00. Quando abbiamo saputo che l’uscita durava fino a mezzogiorno, eravamo delusi perché noi speravamo durasse fino alle 13.00, ovvero l’ora che usciamo da scuola. Va bè, pazienza. Ci spereremo di più la prossima volta. Erano le 9.00. La campanella suonò. In quel momento sembravamo tutti dei soldati schierati e pronti con gli armamenti perché eravamo muniti tutti, cioè, quasi tutti (dato che alcuni sono stati, come dice mia mamma, dei “cucù” e quindi non avevano portato l’occorrente per la “gita”). Comunque, eravamo QUASI tutti muniti di zainetto, quadernetto, merenda e una penna.

Qualche minuto dopo entrò la nostra giuda. Zeno. Era un nome che avevo già sentito perché il fratello dell’amico di mio fratello si chiama così. In breve tempo ci ha spiegato quello che avremmo fatto quella mattinata.

Alla fine partimmo per quella avventura nei boschi ma, prima, dovevamo attraversare il tratto di paese che ci distanziava dal parco. La prima tappa era il Laghetto Pasquè. Zeno ci ha spiegato che prima il Pasquè faceva parte del parco ma, per ragioni che non mi ricordo, lo hanno isolato creando un parchetto tutto suo.

La prima attività era di elencare su un foglio gli elementi urbani e naturali del parchetto e per farla ci siamo divisi in 4 gruppi.

Ogni gruppo doveva avere 4 membri tranne uno che era di 5.

La guida ci ha dato 15 minuti di tempo per individuare gli oggetti che ci aveva chiesto.

 Gli elementi naturali che tutti  i gruppi avevano individuato erano erba, alberi, uova di rana e di rospo e ninfee, e gli elementi artificiali erano la griglia di ferro, la staccionata, le panchine e il monumento ai caduti. E’ stata un’attivita semplice, ma non siamo abituati ad osservare.

Dopo proseguimmo con il tragitto e ci posizionammo in un’area del parco. Anche lì, Zeno ci ha detto di trovare degli oggetti:

   un baccello di semi

     una foglia lobata

     una foglia seghettata

      due frutti del bosco (diversi) 

Io mi misi a cercare come quando a casa cerco il mio cellulare che mia mamma, di sua spontanea volontà, nasconde in un luogo che solo lei conosce ma io, a volte, riesco a trovare perché ho la tattica di seguirla per vedere dove va. Riuscii a trovare tutti gli oggetti tranne il secondo frutto che quasi tutti non sono riusciti ad individuare. Quando ci riunimmo tutti come un gregge di pecore smarrite, la guida consegnò a ogni gruppo “L’almanacco della fora e fauna del bosco” e lì capii che dovevamo trovare il nome delle piante e dei frutti che ci aveva chiesto.

Avevano tutti i nomi in latino (io di latino ci capisco come un postino capisce il lavoro di un muratore, cioè NIENTE). L’ultimo lavoro da fare. In realtà non era un lavoro a bensì una “lezione” su quello che dovevamo andare a vedere. Zeno ci disse che quello era un posto speciale, ma io so per certo che tutti posti scolastici non sono “speciali”.

La meta era il laghetto depuratore, l’ennesimo luogo che conosco da quando sono piccolo.

Lì Zeno ci spiegò che il laghetto è detto “depuratore” perché al suo interno ci sono piante che sono in grado di depurare l’acqua.

E anche quella attività, o giorno, come volete, andò a buon termine.

Una settimana dopo, la Prof.ssa Guffanti ci diede il compito di realizzare dei cartelloni. Erano 2 gruppi che si sfidavano a suon di pastelli, colla e idee. Per dare una piccola spiegazione di che cos’era abbiamo attaccato delle frasi da alcune ricerche che avevamo fatto qualche giorno prima.

Simone Borghi 2D

 

 

Stiamo lavorando come ogni mercoledì nel laboratorio di lettura, ma continuiamo a distrarci, guardiamo l’orologio o chiediamo di continuo l’ora.

Siamo in attesa.

La prof. ci ha anticipato che oggi arrivano i bambini di quinta elementare di Caslino per il loro stage nella nostra scuola.  Per questo ci ha chiesto di organizzarci e portare penne, colori, forbici, pennarelli e gomme.

Chissà a cosa serviranno?

Scattano le 10… driin. Suona la campanella . Fra pochi istanti arrivano. Bussano alla porta. La prof. Legnani fa entrare un gruppetto di 3 ragazzi. Si siedono nei banchi liberi, un bambino, Matteo,  si siede proprio di fianco a me. Finalmente li conosceremo e soprattutto scopriremo quale sarà l’attività che ci proporrà la prof.

Si tratta di un gioco, ma come sempre un gioco serio, ma divertente.

La prof. spiega, anche ai bambini, cosa dobbiamo fare.

E si inizia con la Fase 1.

Abbiamo scritto su  pezzi di carta i titoli dei libri che abbiamo letto e li abbiamo divisi in due.

La coordinatrice con un “frullatore”, più esattamente una  scatoletta trasparente, ha frullato la prima metà dei bigliettini al suo interno.

Incomincia a passare; i bambini e noi ragazzi ne prendiamo uno. A me è capitato un biglietto con scritto: L’albero. Dopo questo c’è stato un  secondo giro con il frullato della seconda parte dei titoli. Io  pesco “La paura”.

Ora la fase 2 : creare il titolo di un libro con i due passi pescati e predisporre la copertina di un ipotetico libro con quel titolo con tanto di disegno e nella quarta notizie sull’autore  e la trama.

…mmm… devo pensarci un po’, alla fine mi è venuta l’idea del titolo e della storia: “La paura dell’albero”. Un titolo non originale, ma carino mi sono divertita a crearlo perché io ho molta ispirazione quando faccio i testi … e mi è venuta l’ispirazione anche in questo.

Ciascuno ha creato il suo titolo e la sua copertina . Alcuni titoli dei libri sono :

I cavalieri di titoli perduti, Un pesce della scala A, I piedi dei lupi….

E’ stato bello stare con dei bambini e divertirsi insieme a loro, soprattutto giocando, speriamo che anche i bambini di quinta si siano divertiti e portino con sé una buona impressione della scuola media. Perché scuola media è bello!!

 

ANNALISA MARINONI 2D

Abbiamo approfondito la nascita delle  cartiere in Italia e l’invenzione della stampa a caratteri mobili durante le lezioni di storia sul rinascimento.

L’attività consiste nel creare dei fogli di carta.

in questa attività ci hanno aiutato il prof. Alessandro e il prof Di Benedetto. L’attività si è svolta nell’aula di scienze e nell’aula di arte perché c’erano i materiali e tutta l’attrezzatura necessaria.

Abbiamo cominciato prendendo dei fogli di giornale, li abbiamo spezzati mettendoli poi in un secchio e successivamente l’abbiamo riempito di acqua bollente talmente calda che il prof. Piccolo si è scottato le mani.

L’abbiamo lasciata così per 5 giorni.

La settimana seguente abbiamo frullato la carta rimasta in ammollo ottenendo così una pappetta di colore grigio.

Questa pappetta l’abbiamo messa su dei telaietti che il prof. Piccolo ci ha costruito per fare sgocciolare l’acqua e per dare la forma del foglio di carta e permettere alla fibre di carta di attaccarsi. Abbiamo ripetuto l’operazione più volte creando così 4 fogli.

In seguito abbiamo estratto i fogli umidi dai telaietti e li abbiamo lasciati seccare sopra il termosifone.

Dopo 10 minuti li abbiamo tolti, coperti con delle pezze e schiacciati con dei pesi per appiattirli il più possibile.

Ogni giorno abbiamo asciugato le pezze e rimesso i pesi finchè i fogli non si sono asciugati del tutto.

Quando la carta si è asciugata si può fare tutto quello che si vuole

 

Chiara e Luca

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