Originario nucleo abitativo di Agnone

  1. Il nucleo abitativo era situato sulle “Civitelle” da civitas, termine coniato dai Romani e derivante dal latino.

Recentemente è stato scoperto un prezioso documento di storia agnonese nell’Inventarium  Solemne del 1685, relativo alla Chiesa di San Biase.Secondo questo manoscritto chiamato “Antequam”, il primo nucleo insediativo si sviluppò intorno al piccolo oratorio dedicato a San Biase, situato in un bosco di abeti. Con tanta devozione gli abitanti dalle Civitelle si recavano al monticello.
La Chiesa di San Biase rappresenta il punto di ritrovo dei cattolici più antico esistente ad Agnone unitamente al cenobio di Santa Lucia al Verrino, già esistente.
Dal numero delle porte di accesso alla città di Agnone, è possibile delimitare il primo concentrico urbanistico racchiuso da Porta San Nicola, l’Arco Semiurno, Porta Roma, Porta Berardicelli, Porta De Stefano, Porta Sant’Antonio e Porta Sant’Emidio.
La fondazione urbanistica della città avvenne quando gli abitanti iniziarono sradicare gli alberi, a livellare il Monticello.
Nell’VIII-XIX secolo d. C. nella zona di San Marco venne innalzato dai Longobardi un fortilizio per controllare il territorio. Attorno a questa Rocca si concentrarono i vari villaggi sparsi nelle campagne in un unico corpo urbano chiamato Castellum Angelorum (castello degli angeli), poi denominato Anglono e Anglone.
L’urbanizzazione fu incentivata da Landolfo Borrello che ritornò in Agnone con soldati, imprenditori e artigiani veneziani che con le loro arti e mestieri diedero poi vita al “quartiere veneziano”.
Sotto gli Angioini (XIII e XV secolo) Agnone divenne città regia (1404) e vide aumentare i suoi abitanti e le sue costruzioni.

Link per il Padlet delle leggende romane

Il Natale agnonese (per le classi quarta e quinta)

 Sono utili questi link :

Piccolo Natale agnonese

Il piccolo Natale

La ‘Ndocciata di Agnone

La zuppa agnonese (guardare le foto!)

Le ostie agnonesi

Video sulla ‘Ndocciata

Questi sono i gruppi di lavoro :

Alessandro, Roberto, Letizia (La ‘Ndocciata)

Carmen, Giorgia, Assunta, Mariangela (La ‘Ndocciata del 1996)

Danilo, Cristian, Silvia (dolci: uccellini, loffe e raffaioli…)

Giulia, Stefano, Thomas (dolci: ostie, pizzelle e mostaccioli…)

Erika, Benedetta, Gabriel (La Pastorale agnonese)

Mario, Marco, Simone (I gruppi che partecipano alla ‘Ndocciata)

Antonio, Gaia, Valentina (Il Piccolo Natale)

Daniele, Emiliana, Leonardo (menu tipico agnonese natalizio: zuppa alla Santè, pallotte …)

L’artefatto digitale realizzato dagli alunni è visibile a questo link.

 

Il fiume Verrino

                                     Il fiume Verrino

Il fiume Verrino, con la sua sorgente posta a quota 1.250 s.l.m. e ai limiti dell’abitato di Capracotta in località Ara Petracca, si sviluppa per circa 24 Km, bagna i territori dei Comuni di Capracotta, Agnone, Castelverrino, Poggio Sannita, Pietrabbondante e Civitanova del Sannio per poi confluire nel fiume Trigno in località Sprondasino. Tratto di confine tra i due comuni, Agnone e Capracotta, il fiume conserva il suo aspetto di accidentato torrente di montagna, la cui velocità delle acque, cadendo da enormi dirupi, crea nel primo tratto cascate, forre e marmitte dei giganti, dando origine a luoghi di grande suggestione e di assoluto valore estetico e naturale. Un’ escursione primaverile verso la parte alta del Verrino è un’ esperienza che rimane impressa a chiunque. Il suo carattere torrentizio soprattutto nel passato è stato sfruttato per azionare  decine di importanti manufatti tecnologici (mulini, gualcherie, ramere) e, più recentemente, una centrale idroelettrica. Superato il primo tratto, il torrente presenta un alveo con larghezza che varia da 7 a 100 metri. Insieme ad una rinnovata centrale idroelettrica, unico esempio di opificio superstite è il Mulino Scatozza , che si incontra lungo le rive del fiume all’altezza dell’antica strada lastricata che conduceva ad Agnone.

                                   Un altro scorcio del fiume

Matteo, Francesco, Chiara, Luigi, Luca

Il Progetto al Politecnico di Milano

logo Politecnico

Carissimi amici ed amiche del blog,

il Progetto  “Agnone, un blog di storia” (corredato da un ipertesto finale con PowerPoint avanzato) è stato presentato al Politecnico di Milano, ricevendo dalla Commissione presieduta dal Prof. Paolo Paolini il seguente giudizio:

“Progetto estremamente interessante che coniuga il sapere storico e l’approfondimento legato alle proprie radici con le nuove tecnologie, che diventano il luogo dove raccogliere le esperienze rilanciandole poi verso il mondo. Molto interessante l’idea di aprire un blog che diventi lo snodo dell’intero progetto, così come il superamento delle barriere legate all’hardware attraverso l’utilizzo di ambienti cloud per la condivisione del materiale.

L’aspetto più rilevante, però, è a nostro avviso la resilienza mostrata dalla classe davanti al problema (apparentemente insormontabile) della mancanza di connettività. In questo caso, attraverso la metodologia del BYOD (Bring Your Own Device) la difficoltà è stata superata con successo. Buono il materiale a supporto e molto interessante il blog e la presentazione realizzati.”

Come potete intuire, gli alunni e noi docenti siamo entusiasti dell’esito delle attività progettuali, a cui ci siamo dedicati con la voglia di conoscere sempre più il territorio in cui viviamo e che tanto apprezziamo. Il futuro anno scolastico ci vedrà impegnati in “sfide” altrettanto interessanti e produttive per i nostri bambini! Un particolare grazie a tutti coloro che ci seguono sul blog e ci sostengono con i loro commenti e suggerimenti!

                                                                                        Imma, Marilena e Debora

Il Teatro Italo-Argentino

Nel 1911 nasceva la “Società Anonima”  per la costruzione di un Teatro Sociale in Agnone per iniziativa di pochi concittadini. Fu acquistato il suolo dietro l’ex portico di Toro vicino alla chiesa di Sant’Emidio.
I lavori richiesero una spesa ingente e poterono proseguire grazie all’intervento di 2 banche agnonesi, L’Operaia e la Sannitica.
Si decise poi di concedere il fabbricato per 15 anni ai signori Secondino Lastoria, Alessandro Cacciavillani, Franco rag. Sabelli e Ettore rag.Porfilio con l’obbligo di farvi il pavimento e tutti i lavori necessari per realizzare una sala adatta per compagnie teatrali. I lavori furono conclusi in alcuni mesi e venne realizzata una vasta ed
elegante sala, che poteva contenere oltre 1000 spettatori.
Il Teatro fu inaugurato il 14 ottobre 1911 col nome di ” Politeama Italo Argentino” con la campagnia Drammatica Italiana, diretta da Carlo Titta.

                     Alice, Francesco, Ivan, Luca, M.Rita, Matteo, Nicholas, Pasquale.

La ferrovia Agnone-Pescolanciano

La ferrovia durante una nevicata

     La ferrovia durante una nevicata

La ferrovia Agnone–Pescolanciano era una linea ferroviaria a scartamento ridotto, distrutta nel 1943 da guastatori nazisti, che collegava Agnone con Pescolanciano passando per Pietrabbondante in Molise.

La costruzione della linea ferrata venne chiesta dalle popolazioni locali con lo scopo di rompere l’isolamento delle aree interne del Molise sin dall’inizio del secolo XX. Il progetto, redatto dall’ingegnere agnonese Federigo Sabelli, e fortemente voluto e sostenuto specialmente dai cittadini di Agnone, tra cui il Dr. Giuseppe Maria d’Onofrio, venne approvato intorno al 1910 ed autorizzato l’esercizio con trazione elettrica; fu aperta al traffico nel maggio 1914 dalla Società per la Ferrovia Agnone-Pescolanciano (SFAP) che ne era la concessionaria. La linea aveva caratteristiche spiccate di ferrovia di montagna superando in qualche punto anche i 1.100 m s.l.m. La gestione venne assunta in seguito dalla società concessionaria SAM (Servizi Automobilistici Molisani).

La ferrovia svolse servizio viaggiatori e merci in piccole partite fino alla seconda guerra mondiale. Realizzava anche la coincidenza con i treni della linea Sulmona–Isernia nella stazione di Pescolanciano. Venne distrutta nel settembre del 1943 dai guastatori tedeschi in ritirata che ne minarono tutte le opere d’arte distruggendone in maniera capillare le infrastrutture. A causa dei gravi danni subiti non ne venne prevista più la ricostruzione.

Agnone † 1943 800 m s.l.m.
Verrino † 1943 650 m s.l.m.
Casello † 1943
Vastogirardi-Capracotta † 1943
Rocca Tamburri † 1943 1100 m s.l.m.
Pietrabbondante † 1943
Trivento-Bagnoli † 1943
Colle Meluccio † 1943
linea per Sulmona
Pescolanciano-Chiauci 762 m s.l.m.
linea per Isernia

Luca Di Zanno e Danny Bucci

Evoluzione storico-urbanistica di Agnone, città moderna

Quando la penisola italiana fu unificata (1861), Agnone era la più popolosa città del Molise con i suoi quasi 11000 abitanti. Tra il 1800 e il 1900 Agnone cambiò il suo aspetto urbanistico: da un lato, vennero rinnovati gran parte degli edifici del centro storico e, dall’altro, iniziò l’espansione verso la collina delle Civitelle. In Agnone arrivarono le rimesse di denaro dagli emigranti che dal 1870 si erano stabiliti in Argentina e Nord America e che diedero grande impulso all’economia agnonese.

Altre grandi opportunità vennero dal progresso tecnologico: nei primi anni del ‘900 in Agnone si svilupparono varie iniziative di tipo preindustriale. Sul finire dell’Ottocento si inaugurò il Monumento a Libero Serafini (all’incrocio della via principale il tratturello Castel del Giudice-Sprondasino).

Monumento a Libero Serafini

L’avvenimento che modificò l’aspetto urbano di Agnone fu però la costruzione della ferrovia Agnone-Pescolanciano, voluta dalla classe imprenditrice agnonese. La costruzione della Stazione e della piazza antistante fu animata da vari dibattiti, come si legge dai giornali dell’epoca.

Sempre nella zona della Stazione ferroviaria (l’attuale Piazza XX settembre), il 14 agosto 1927 fu inaugurato il Monumento agli agnonesi caduti nella Prima Guerra Mondiale. La statua, opera dello scultore Gustavo Guastalla, venne poi trafugata dai tedeschi in ritirata; solo nel 1957 fu ripristinata con la statua realizzata da Francesco Nanni, allievo del Guastalla. Nel 1950 venne inaugurato l’Ospedale d’Agnone (all’epoca fuori del contesto urbano). Nel 1950 un violento incendio distrusse la Pontificia Fonderia Marinelli, che fu costretta a lasciare la sede presso la chiesa dell’Annunziata per trasferirsi nell’attuale sede in via Marconi.

                                                                 Matteo Gigliozzi

La neve nel cuore…

Carissimi amici ed amiche del blog,

ecco un bellissimo video realizzato dall’abile Francesco Giaccio nei giorni delle nevicate, il 5 e 6 marzo! Guardandolo, potrete “viaggiare” negli angoli più nascosti di Agnone, nel suo splendido centro storico, con tutta la magia della neve… Un abbraccio! Imma

Il canale Youtube gestito da Francesco Giaccio è visibile al seguente link

Chiesa-Convento di Santa Chiara

 

Di fronte al Palazzo Nuonno si trova la Chiesa di Santa Chiara con annesso Monastero delle Suore Clarisse, presenti in Agnone fin dal 1249, quando Santa Chiara era ancora viva. Il Convento delle Clarisse nel 1753 era l’ente ecclesiastico più ricco di Agnone; fu chiuso nel 1902. All’interno della Chiesa ci sono opere lignee di gran pregio. Sopra l’ingresso spicca la “gelosia” dietro la quale le suore assistevano alle celebrazioni liturgiche. Intagliata e dorata, l’opera è attribuita a Nicodemo De Simone, famoso maestro ebbanista di Agnone. Suggestiva anche la ruota lignea degli “esposti”, nella quale si depositavano i neonati abbandonati dalle madri. Vi sono tre altari lignei. Il primo, a destra, è dedicato a Santa Teodora, co-patrona di Agnone. Di fronte, c’è l’altare della Concezione. Al centro della Chiesa si nota l’altare maggiore dedicato a Santa Chiara maestoso privo di tabernacolo. Sotto la Chiesa, per almeno sei livelli scavati nella roccia tufacea ancora oggi c’è il sepolcreto del Convento, dove le suore sono state seppellite fine al 1890. Le suore di Santa Chiara hanno realizzato molti preziosi ricami in oro zecchino, che adornano le statue di Sante e Madonne delle Chiese agnonesi. Alle suore è stata attribuita anche l’invenzione delle “ostie ripiene”, tipico dolce natalizio di Agnone.

                                                                                Eleonora Di Lullo

Il Palazzo del Governatore

 

                        Il Palazzo del Governatore

È l’edificio pubblico più significativo di Agnone. Fu costruito nel corso del 1400 ed ampliato nel 1524. Per quattro secoli è stato il palazzo sede del potere pubblico. Vi risiedevano: il Governatore, la Corte del Giudice della Bagliva e della Portulania. Ogni anno in una sala del palazzo, si teneva Il Consiglio Generale, che eleggeva tutte le cariche pubbliche agnonesi.
Era il palazzo dove si amministrava la giustizia e si eseguivano le pene.
L’edificio è stato sede della Pretura e del Carcere fino ai primi anni Ottanta. Oggi ospita l’accogliente Hostello inaugurato nel 2010.
Di lato al palazzo si notano i segni della sua storia: le finestre con le grate in ferro delle celle carcerarie, le insegne dei negozi in gesso-cemento utilizzate fino alla metà del Novecento, e le lapidi.

                                                             Francesco Fantilli

La Bottega Orafa di Palazzo Nuonno

                            Interno della Bottega Orafa

Il prezioso manoscritto “Statuta et Capitula Terre Angloni”(depositato nella Biblioteca Emidiana) racconta che anche in Agnone vi era la Corporazione degli orafi con le sue norme. Quindi, già dal 1400 l’arte orafa era florida, influenzata dalla scuola di Nicola di Guardiagrele che ebbe qui diversi allievi. Il più noto di essi è Giovanni d’Agnone, a cui viene attribuito l’ostensorio di San Marco. La fama dell’oreficeria agnonese ha riempito di capolavori d’oro e d’argento chiese e corredi di Agnone, ma anche quelle delle regioni vicine al Molise. Con i lavori di filigrana divennero famose le botteghe degli Onofrio, dei Camperchioli, dei Carlomagno, dei Di Primio e di molti altri maestri. Con l’avanzare del Novecento gli orafi e gli argentieri ridussero le loro attività. Nel 1912 in Agnone c’erano ancora dodici botteghe orafe.Purtroppo,molti artigiani orafi espatriarono e, pian piano, si verificò uno scarso aggiornamento tecnico; ben presto gli orafi rimasti in Agnone non riuscirono a tener testa alla concorrenza dei distretti orafi del centro nord. L’ultima bottega orafa fu quella situata nel Palazzo Nuonno, rimasta aperta fino al 1968, grazie a Ruggero Carlomagno.

                                                              Matteo Gigliozzi