Cloud Quest “Fu Mattia Pascal”

     Politecnico di Milano – Master in Tecnologie per la Didattica

                              Cloud, Media e Social Learning

Dossier realizzato da Concetta Carrano, Fabiana Mungai e Francesca Viganò.

L’opera più famosa di Pirandello vide le stampe per la prima volta nel 1904,  ma, tutt’oggi, l’attualità delle sue pagine si rivela nelle debolezze che costellano alcune vicende dei nostri tempi.

Il contrasto tra la realtà e l’apparenza, la categorizzazione degli uomini e delle donne in ruoli dai quali non si possono più assurdamente distaccare sono i temi che Pirandello prediligeva.

Lo scopo di questo Cloud Quest è raccogliere testi, immagini, video e materiale digitale che consentano di apprezzare maggiormente il romanzo pirandelliano mediante l’analisi dei differenti linguaggi con cui sono state narrate le vicende di Mattia Pascal (adattamenti cinematografici, versioni teatrali, etc.).

Cop fu mattia

TRAMA

Scritto nel 1903, sovvenzionato dalla rivista Nuova Antologia, sulle cui pagine venne pubblicato a puntate l’anno successivo, il romanzo, come ci anticipa già il titolo stesso, ruota interamente attorno al tema, fondamentale in Pirandello, dell’identità individuale: quella di Mattia Pascal e del suo alter ego, Adriano Meis. Il romanzo, scritto in prima persona, è infatti il racconto da parte del protagonista della propria vita e delle vicende che l’hanno portato ad essere il “fu” di se stesso.

Dopo la morte del padre, che aveva fatto fortuna al gioco, la madre di Mattia, il protagonista, il quale ha pure un fratello di nome Roberto, sceglie di dare in gestione l’eredità del marito a Batta Malagna, amministratore poco onesto che deruba giorno per giorno la famiglia Pascal. I due giovani eredi, dal canto loro, sono troppo impegnati a divertirsi per occuparsi della gestione del patrimonio famigliare. Mattia, inoltre, mette incinta la nipote del Malagna, e viene da questi obbligato a sposarla per rimediare all’offesa provocata. Impoverito dalla mala gestione dell’eredità paterna, il protagonista deve impiegarsi come bibliotecario e vivere con la moglie a casa della suocera, donna arcigna e che lo disistima profondamente. Non passa molto tempo che la vita matrimoniale diventa insopportabile e, dopo la perdita di entrambe le figlie che amplifica la frustrazione dei coniugi, Mattia decide di partire in direzione Montecarlo, per tentare di arricchirsi al gioco. Le sue speranze vengono esaudite: il protagonista vince una somma considerevole alla roulette. Si rimette così in viaggio verso il paese natio, tronfio della vittoria e deciso a riscattarsi. Durante il viaggio in treno, però, accade l’imprevedibile: Mattia legge sul giornale la cronaca di un suicidio avvenuto a Miragno, e scopre con enorme stupore di essere stato identificato nel cadavere dello sventurato, già in stato di putrefazione e quindi poco riconoscibile. Dopo un primo momento di totale smarrimento, Mattia decide di cogliere l’occasione per fuggire da quella vita poco entusiasmante che lo attende a casa.

Abbandonata l’identità di Mattia Pascal, cui si associa l’idea di fallimento esistenziale, il protagonista adotta il nuovo nome di Adriano Meis, convincendosi che liberarsi dalla figura sociale di Mattia (il nome, la fimiglia, la vita usuale di tutti i giorni) sia il primo passo di una nuova vita. Dopo un periodo trascorso a vagare tra Italia e Germania, Adriano si stabilizza a Roma, dove prende in affitto una stanza dal signor Paleari. Qui però il protagonista si scontra coi limiti intrinseci di un’esistenza al di fuori delle convenzioni sociali: non possedendo documenti né un’identità riconosciuta, non può denunciare un torto che gli viene fatto – nello specifico, un furto – e, cosa ben più grave, non può sposare la figlia del padrone di casa, Adriana, di cui è nel frattempo s’è innamorato. Frustrato dalla sua condizione, decide di rinunciare anche all’identità di Adriano Meis, di cui inscena il suicidio (a pensarci bene, una altro atto di mistificazione e di mascheramento da parte del protagonista), e di riprendere la vecchia identità, facendo “risorgere” – per così dire – Mattia Pascal. Tornato a Miragno, Mattia trova però una situazione ben diversa da quella che aveva lasciato: sua moglie ha sposato un amico di vecchia data, Pomino: inoltre, i due hanno pure avuto una figlia. Mattia è dunque escluso anche da ciò che inizialmente, con l’episodio fortunato della roulette, aveva provato a fuggire e che ora vorrebbe recuperare in extremis. L’ordine sociale (rappresentato dalla famiglia e dal matrimonio, oltre che dal nome e dal cognome che ci identifica di fronte agli altri) isola definitivamente Mattia, che può solo riprendere il suo precedente impiego di bibliotecario, ritirandosi in una vita condannata al senso di estraneità dal mondo, la cui unica distrazione è la visita saltuaria alla propria tomba.

Link utili: http://www.oilproject.org/lezione/pirandello-fu-mattia-pascal-trama-romanzo-6165.html

Video lezione su trama romanzo: https://www.youtube.com/watch?v=xKJF5rV6HbU

Video didattico con trama e critica dell’opera sotto forma di lezione frontale, con lettura di parti di testo, link:https://www.youtube.com/watch?v=KkXfb6etnJc

“Maledetto sia Copernico” (4’): lettura dal testo “Il Fu Mattia Pascal”:https://www.youtube.com/watch?v=5sHyBnhuIH8

Interessante l’intervista a Geno Pampaloni, che propone la propria interpretazione del romanzo, link: http://www.letteratura.rai.it/articoli/il-fu-mattia-pascal-raccontato-da-geno-pampaloni/1039/default.aspx

Foto di Pirandello e copertina della prima edizione del romanzo (1904)

Foto di Pirandello e copertina della prima edizione del romanzo (1904

 I PERSONAGGI

Si può dire che il ruolo di protagonista è occupato da tre personaggi, frutto della progressiva trasformazione fisica e psicologica di uno solo, il narratore Mattia Pascal.
Il ritratto fisico che Pirandello ci da di questo personaggio è ben chiaro : egli ha una “faccia placida e stizzosa”, il “mento piccolo”, un “barbone rossastro”, un naso “troppo piccolo” e una fronte “spaziosa e greve” ; ma soprattutto un occhio “…che tendeva a guardare per conto suo…”, elemento più caratterizzante della fisionomia di Mattia
.
Nella sua giovinezza emerge una grande vitalità, che sfuma fino a svanire ed a tramutarsi in depressione quando è costretto al matrimonio con una donna che non lo ama più ed al misero impiego come bibliotecario. Nella sua vita è inoltre sempre presente la morte, che si impone dolorosamente con la perdita della madre e della figlia.
Impossibilitato a intervenire direttamente, si sente però talmente coinvolto in questa tragica situazione da avere la tentazione del suicidio, poi sostituita dalla fuga, con la convinzione di poter migliorare la sua vita. Mattia vuol dimenticare il passato, inteso come fardello, veste gravosa; si libera anche della fede nuziale “piccolo anello lieve per sé, eppur così pesante”. Egli vuole fare di sé un altro uomo e l’idea del cambiamento lo fa sentire più leggero, immaginandosi un futuro di ameni luoghi tranquilli.

Adriano Meis : La trasformazione da Mattia a Adriano avviene prima di tutto sul piano fisico, attraverso il taglio della barba, che mette in rilievo la bruttezza di Mattia; poi sul piano esterno, scegliendo un abbigliamento da filosofo tedesco; quindi sul piano anagrafico, con l’adozione di un nuovo nome, Adriano Meis, sentito pronunciare per caso da due studenti. La sua figura non è perciò quella di un uomo vero, e anche il cambiamento di nome non comporta una nuova identità ; la storia del suo passato è frutto della fantasia, e la sua libertà è fittizia. Adriano infatti prenderà coscienza di essere solo un’ombra, poiché privo di autonomia.

La sua impotenza a vivere l’amore per Adriana lo rende partecipe di un autentico dolore. Scaturisce da qui la scelta di morte : egli decide di uccidere quell’ombra, illudendosi di poter così recuperare la vita di Mattia.

Il fu Mattia Pascal : Fisicamente torna ad avere le caratteristiche di Mattia, a parte l’occhio operato, segno visibile della incombente presenza di Adriano. Con il ritorno a Miragno si dissolvono le ultime illusioni di Mattia che, quando tenta di recuperare il rapporto con la società, comprende amaramente di essere morto nella coscienza degli altri. Così egli diviene veramente l’eroe coscienza,che ha compreso come l’identità non esista, sia solo una costruzione illusoria.

Batta Malagna : E’ l’antagonista principale di Mattia nella prima parte del romanzo ; definito dal narratore “la talpa”, è il responsabile della rovina finanziaria della famiglia Pascal e del forzato matrimonio di Mattia con la nipote Romilda al termine dell’intrigo amoroso. Le sue gambe tozze sembrano sostenere a mala pena il grosso corpo, mentre la sua voce “miagolante e molle” è in contrasto con la corporatura. Ipocrita, meschino, ladro, non riesce però ad ottenere ciò che più desidera : un figlio. E il suo accanirsi con le mogli per non ammettere la propria sterilità lo fa apparire talvolta un personaggio umoristico.

Terenzio Papiano : Anch’esso occupa il ruolo di antagonista, ed è come Malagna un personaggio che influisce radicalmente nella vicenda di Adriano, con il furto delle dodicimila lire. Anche di lui ci viene presentata la descrizione fisica : quarantenne, alto e robusto, “un po’ calvo con un grosso paio di baffi brizzolati”, un grosso naso e occhi “irrequieti come le mani”. E’ un personaggio che cambia spesso “maschera”, disorientando così Adriano ; da momenti di brutale autorità giunge addirittura all’implorazione. La sua sfacciataggine lo spinge a negare l’evidenza e ad accusare il fratello epilettico di un reato che lui ha commesso ; ma anche Adriano riesce a disorientare Papiano quando finge di aver ritrovato il denaro, il quale solo adesso viene colto dal rimorso verso il fratello Scipione.

Vedova Pescatore : E’ sicuramente antagonista, in quanto tormentatrice della vita coniugale di Mattia, ma non ha esattamente la stessa influenza che avevano i precedenti sul protagonista : ella è una delle numerose cause che condurranno Mattia alla decisione di fuga. Cugina della “talpa” Malagna, anche a lei è attribuito un nomignolo che le si addice, “la strega”. Marianna Dondi, Vedova Pescatore, esprime fin dall’inizio l’antipatia nei confronti di Mattia : “non mi parve che accogliesse con molto piacere la mia seconda visita : mi porse appena la mano : gelida mano, secca, nodosa, gialliccia.”. Diventata la suocera poi si scatena contro di lui, tormentandolo ininterrottamente con i suoi rimproveri risentiti.

Gerolamo Pomino : E’ un personaggio che occupa due ruoli differenti all’interno della vicenda. Nella prima parte egli è l’unico amico di Mattia ; ammira le sue qualità e lo imita in tutto, cercando di essere uguale a lui. Ma è privo della vitalità e del dinamismo dell’amico, che conquista per questo l’amore di Romilda. Nella conclusione invece Pomino si rivela antagonista, poiché impedisce al resuscitato Mattia di recuperare il suo matrimonio.

Madre di Mattia : Aiutante del protagonista, è anch’essa vittima delle ingiurie della vedova Pescatore. E’ una donna debole, ingenua, inesperta della vita ; dopo la morte del marito anche le sue condizioni fisiche diventano precarie, ma lei le accetta con rassegnazione. Esce presto di scena, con la sua morte, provocando un insostenibile dolore nell’animo del figlio.

Adriana Paleari: Giovane, poco appariscente, pallida, bionda, molto timida ma anche amareggiata e mortificata dalla situazione familiare ; in lei si nasconde un’autentica capacità di affetto, aspetto questo che l’avvicina alla figura della madre di Mattia. Non a caso Adriano la definisce “piccola mammina” . Ella non suscita in lui il sentimento di un amore casto, ideale ; ritrova in lei la vita. Per l’impossibilità di realizzare il suo sogno amoroso, è costretto a ferire i sentimenti puri della giovane Adriana

Silvia Caporale : Quarantenne pensionante in casa Paleari, maestra di pianoforte, ha pretese facoltà di medium. Dietro al suo aspetto brutto e invecchiato si nasconde un animo sensibile all’amore. Nonostante la vita sentimentale le abbia sempre riservato delusioni, che sfoga nel bere, resta passiva di fronte agli uomini che, come Terenzio, si approfittano di lei. E’ l’intermediaria nella vicenda amorosa tra il protagonista e Adriana, e per questo è la persona che più si scandalizza di fronte al “tradimento di lui”.

Anselmo Paleari : Vecchio sessantenne è un personaggio strano e bizzarro ; si dedica unicamente all’occulto e allo spiritismo. Ma è anche molto ingenuo nel farsi prendere in giro da Papiano, che si approfitta di lui. Per due volte nel romanzo egli esprime certe sue teorie filosofiche (lanterninosofia). Per questo ha la funzione di far riflettere il protagonista, portarlo verso un viaggio interiore alla ricerca dell’identità.

Don Eligio Pellegrinotto : Stesso ruolo si può attribuire all’amico di Mattia Don Eligio Pellegrinotto, che consente al protagonista di esprimere le sue idee sulla funzione della letteratura.

Link utili: http://www.galaverni.net/fumattiapascal/frame%20personaggi.htm

Per il personaggio di Adriano Meis interessante link: https://www.dropbox.com/s/2u14kegwtxtsrhr/Adriano%20Meis%20e%20la%20sua%20ombra.docx

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LA POETICA PIRANDELLIANA

Progettato nel 1903 e pubblicato l’anno successivo sulla “Nuova Antologia”, Il fu Mattia Pascal parte da un episodio umoristico (“un caso […] strano e diverso”) che ben illustra la poetica pirandelliana: un uomo – tale Mattia Pascal – è creduto morto da amici, familiari e compaesani e sfrutta questo equivoco per cominciare una nuova vita, sotto le mentite spoglie di Adriano Meis. Lo sgretolamento dell’identità individuale, centrale nella riflessione pirandelliana sia nei romanzi che nelle opere teatrali, è dunque il tema che attraverso tutta la narrazione, e che viene calato nel genere del “romanzo di formazione”, quasi per rovesciarlo dall’interno. Lo stesso Mattia, che ci racconta in prima persona la sua paradossale vicenda, si proclama da subito un narratore alquanto inattendibile, dato che dice che ci racconterà solo ciò che egli reputa “necessario”.

La vicenda di Mattia, infatti, mette in discussione ogni possibile certezza (e molti dei modelli ereditati dalla tradizione letteraria): le due Premesse al romanzo, di stampo filosofico, sostengono (in forme ironiche, sino all’esclamazione del protagonista: “Maledetto sia Copernico!”) che il relativismo dell’epoca moderna ha lasciato l’uomo contemporaneo ormai privo di ogni caposaldo, e certo della sua nullità all’interno del cosmo. Anche alcuni luoghi del romanzo (come quella nella biblioteca Boccamazza, dove Mattia stende le proprie memorie e che può riportarci alla memoria quella di don Ferrante de I Promessi Sposi o de Il nome della Rosa di Umberto Eco) “smontano”, con le risorse dell’umorismo pirandelliano qui incarnate da Anselmo Paleari, le poche sicurezze rimaste al protagonista (e al lettore del Mattia Pascal): il caos regna sovrano anche nel luogo del sapere e della conoscenza.

Link utili: http://www.oilproject.org/lezione/mattia-pascal-luigi-pirandello-narratore-focalizzazione-interna-narratologia-8353.html

LA NARRAZIONE INATTENDIBILE

La storia de Il fu Mattia Pascal è narrata in prima persona dal protagonista (si tratta cioè di una narrazione omodiegetica a focalizzazione interna), che si qualifica come “fu” in quanto figura che riesuma la propria vicenda di “morto in vita” privo di identità e ruolo sociale in seguito ad una circostanza fortuita ed imprevista. Mattia, appunto a posteriori, ripercorre il proprio “caso […] assai più strano e diverso; tanto diverso e strano che mi faccio a narrarlo” 1. Il narratore avvia il proprio racconto – o piuttosto la scrittura di esso, all’interno della finzione romanzesca progettata da Pirandello; e sarà bene separare sin da subito autore e narratore delle vicende – su consiglio del “reverendo amico don Eligio Pellegrinotto”; al quale, in una battuta contenuta nella Premessa seconda (filosofica) a mo’ di scusa al testo, il fu Mattia Pascal così si rivolge:

“Eh, mio reverendo amico, […] non mi par più tempo, questo, di scriver libri, neppure per ischerzo” 2.

Non sembra, Mattia Pascal, neppure avere particolare interesse per lo stile secondo cui condurre il proprio racconto; sollecitato infatti dallo stesso don Eligio a rifarsi a modelli letterari per via del “loro particolar sapore”, egli afferma:

“io scrollo le spalle e gli rispondo che non è fatica per me” 3.

Benché sin da subito il fu Mattia si riveli allora assai poco incline a fare seguire ai propri propositi o ai propri convincimenti fatti che siano con essi in rapporto di coerenza, egli si fa narratore 4. Come lettori, siamo dunque affidati alle sue mani, che non sembrano particolarmente sicure, o desiderose di esserlo. Egli, il narratore, scrive per “distrazione” e, secondo la concezione pirandelliana sottesa al romanzo, non c’è un senso stabile nelle cose, nemmeno nella scrittura.

Ciò che avvicina Il fu Mattia Pascal ad altri romanzi del Novecento (su tutti La coscienza di Zeno di Italo Svevo) e che impone al suo lettore lo sforzo di “stare in guardia”, è il fatto che, di fronte a una storia che revoca ogni possibile certezza esistenziale, viene posta in dubbio l’affidabilità stessa del narratore che racconta la propria avventura. Nel Fu Mattia Pascal, Pirandello affronta il tema dell’insussistenza di un’identità composta, inequivocabile e fissa dell’uomo; tema che si rivela in tutta la sua forza nel finale, in cui al protagonista non resta che essere, appunto, il fu Mattia Pascal, dopo avere assecondato la notizia della propria morte ed avere simulato quella di Adriano Meis, il personaggio attraverso il quale aveva cercato di vivere una nuova e più libera esistenza. A un primo livello di analisi va da sé che dal punto di vista della macchina romanzesca la scelta dell’autore cada su un narratore privo di un punto di vista saldo, organico e omnicomprensivo. La voce narrante de Il fu Mattia Pascal condivide dunque i caratteri di provvisorietà, precarietà, instabilità propri della realtà raccontata. È in fin dei conti una storia di equivoci, simulazioni, falsità, menzogne quella di Mattia e del suo “strano caso”. I personaggi mentono, dissimulano, o recitano (come se fossero a teatro…): per primo quell’Adriano Meis che vive in panni non veramente propri. Il narratore dà esplicitamente conto di questa situazione che lo tocca in prima persona:

abbiamo discusso a lungo insieme [con don Eligio] su i casi miei, e spesso io gli ho dichiarato di non saper vedere che frutto se ne possa cavare. 5

Se ne potrebbe concludere che lo stesso personaggio di Mattia/Meis subisca lo svolgersi di una realtà imprevedibile e ineluttabile, come la voce narrante tende a puntualizzare in maniera zelante (tanto da rendersi sospetta nella sua scrupolosità), commentando i fatti della storia:

Il proponimento di guardarmi bene dal riallacciare, foss’anche debolissime, le fila recise, a che era valso? Ecco: s’erano riallacciate da sé, quelle fila; e la vita, per quanto io, già in guardia, mi fossi opposto, la vita mi aveva trascinato, con la sua foga irresistibile: la vita che non era più in me. 6

È come se, attraverso simili dichiarazioni di impotenza e professioni di umiltà, il narratore cercasse di giustificare e al tempo stesso imporre il proprio punto di vista, per quanto parziale, sulla realtà della storia. Punto di vista che però l’autore reale Luigi Pirandello – attraverso la costruzione del testo, che permette al lettore di incrociare parole del narratore e fatti della storia – vuole rivelarci inattendibile. Lo studioso Seymour Chatman, prendendo a prestito la definizione “narratore inattendibile” dal collega Wayne C. Booth, la definisce come quella situazione in cui:

i suoi valori divergono notevolmente da quelli dell’autore implicito; cioè che il resto della narrativa […] è in conflitto con la presentazione del narratore, e noi sospettiamo della sua sincerità o della sua competenza. 7

Se per “autore implicito” (appunto nella formulazione data da Booth nel suo Retorica della narrativa) si può intendere l’idea e l’immagine di autore che ci facciamo leggendo un’opera letteraria (e cioè il suo sistema di valori ideologici, etico-morali, culturali ed estetici e così via), nel momento in cui ci accorgiamo che un narratore, che detiene il fondamentale privilegio della parola, si discosta molto da questi parametri, allora è evidente che il principio del doppio, intrinseco nella poetica delle maschere pirandelliane, si può applicare anche all’atto stesso della narrazione. Qualcosa di più, dunque, di una voce e di una prospettiva sugli eventi che non possono dominare un reale così incerto e instabile; quella de Il fu Mattia Pascal, è una voce narrante sospetta di menzogna. Sia chiaro: per deliberata volontà dell’autore che, in questo modo, rende ancora più difficile e complesso – ma per questo più incisivo ed efficace – il dialogo con il lettore e l’immersione nel suo mondo romanzesco. L’impossibilità di comprendere e di determinare il reale si rivela, nel corso del romanzo, anche un potente alibi per il narratore. Ad esempio, quando Mattia, nella prima parte del romanzo, si avvicina a Romilda con il dichiarato intento di fare da ambasciatore dell’innamorato e timido Pomino. Sarà lui, invece, ad unirsi alla donna, giustificando come segue il proprio comportamento:

Che colpa ho io se Pomino eseguì con troppa timidezza le mie prescrizioni? che colpa ho io se Romilda, invece d’innamorarsi di Pomino, s’innamorò di me, che pur le parlavo sempre di lui? […] Avrei dovuto, è vero badare al fatto […] che poteva non esser senza ragione ch’ella mi ricevesse soltanto di mattina. Ma chi ci badava? 8

La voce narrante insiste dunque sull’assoluta mancanza di intenzionalità rispetto a quanto avvenuto, mentre il lettore può ben intendere che Romilda rappresentasse per Mattia più un obiettivo proprio, che non la semplice destinataria delle ambascerie per conto di Pomino. È dunque tutt’altro che limpida la posizione della voce di Mattia Pascal narratore rispetto alla materia della storia. Talvolta imbrigliata in una drammatica e quasi disperata dinamica di autoconvincimento (“La mia fortuna – dovevo convincermene – la mia fortuna consisteva appunto in questo: nell’essermi liberato della moglie, della suocera, dei debiti, delle afflizioni umilianti della mia prima vita”, p. 422), la voce narrante rivela altrove tutta la sua ambiguità. Il fenomeno è particolarmente visibile nel racconto dell’esperienza del gioco d’azzardo a Montecarlo:

Ricordo che io, dopo aver letto il titolo d’uno di quegli opuscoli: Méthode pour gagner à la roulette, mi allontanai dalla bottega con un sorriso sdegnoso e di commiserazione. Ma, fatti pochi passi, tornai indietro, e (per curiosità, via, non per altro!) con quello stesso sorriso sdegnoso e di commiserazione su le labbra, entrai nella bottega e comprai quell’opuscolo 9

È in particolare la precisazione tra parentesi a mettere sull’avviso il lettore rispetto alla traballante affidabilità del narratore. Lo stesso che, riferendo del proprio ingresso alla sala da gioco, dove si sarebbe lasciato prendere la mano dal turbinio delle puntate e delle vincite, assicura: “m’accostai al primo tavoliere, ma senza intenzione di giocare” 10. Anche quando sembra affacciarsi qualche scrupolo nei confronti dello sconosciuto rinvenuto cadavere nella Stìa e scambiato per quello di Mattia (“un forestiere certo, cui io rubavo il compianto dei parenti lontani e degli amici”), il narratore finisce per riaffermare la propria autoassolutoria verità: “Ma poi pensai che quel pover’uomo era morto non certo per causa mia” 11. Una modalità di organizzazione del racconto non lineare, ma condotta quasi a strappi, con ampio impiego di frasi avversative. Una struttura retorica secondo cui l’autore dà forma alle parole del suo narratore, che si avvicina significativamente a quella delle parole del personaggio Pinocchio di Collodi: sempre disposto a fare buoni propositi, ma poi altrettanto rapido nel darsi una buona ragione per trasgredirli. L’inaffidabilità del nostro Mattia (o quantomeno una sua parzialità nel resoconto della sua vita da “fu”…) si palesa anche quando in scena c’è uno dei più trasparenti alter ego della figura dell’autore pirandelliano, ovvero il personaggio di Anselmo Paleari, cui Pirandello affida l’esposizione della parte filosofica del romanzo (quale la “lanterninosofia”). Qui contenuti e concetti espressi dal personaggio si avvicinano, fino a incarnarli, quelli del letterato siciliano (si pensi, ad esempio, al discorso sullo “strappo nel cielo di carta”). Mattia Pascal non comprende questi discorsi, che considera stramberie, e dilata così la distanza tra le due prospettive.

È questo – quello dell’inattendibilità, della pluricità dei punti di vista e delle interpretazioni e, in sostanza, della finzione che connota ogni gesto “sociale”, come quello del narrare – uno dei caratteri più profondi de Il fu Mattia Pascal, il romanzo in cui Pirandello traccia la propria concezione di una realtà instabile e relativa, così come instabile e relativa è l’identità degli uomini, non persone ma maschere. Attraverso la tecnica della narrazione inattendibile, l’autore non si limita a descrivere questa condizione; ma la mette in atto, la svolge sotto gli occhi del lettore, che si trova così stretto nella rete di illusioni e di finzioni di una delle grandi opere fondative della letteratura del Novecento.

Bibliografia:

W. C. Booth, Retorica della narrativa (1961), Firenze, La Nuova Italia, 1996.

– S. Chatman, Storia e discorso. La struttura narrativa nel romanzo e nel film, Parma, Pratiche, 1981.
– G. Genette, Figure III. Discorso del racconto (1972), Torino, Einaudi, 1976.
– H. Grosser, Narrativa, Milano, Principato, 1985.

1 Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal, in Tutti i romanzi, a cura di G. Macchia, Milano, Mondadori, 1975, vol. I, p. 320.

2 Ivi, p. 322.

3 Ibidem.

4 Ivi, p. 325: “ma quanto più brevemente mi sarà possibile, dando cioè soltanto quelle notizie che stimerò necessarie”.

5 Ivi, p. 577.

6 Ivi, p. 511.

7 Seymour Chatman, Storia e discorso, Parma, Nuova Pratiche Editrice, 1998, p. 156.

8 Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal, in Tutti i romanzi, a cura di G. Macchia, Milano, Mondadori, 1975, vol. I, p. 348.

9 Ivi, p. 373.

10 Ivi, p. 381.

11 Ivi, p. 403.

 

LA TEORIA DELLE MASCHERE

maschere

Drammaturgo, scrittore e poeta italiano, vissuto nel periodo a cavallo tra ’800 e ‘900. Pirandello basa una gran parte dei suoi lavori sul concetto di maschera.
La maschera a dir suo rappresenta il genere umano; ognuno di noi porta una maschera (da figlio devoto, da cattivo ragazzo, ecc.), tutti cerchiamo di adattarci alle situazioni scegliendo la maschera più opportuna, ne è un esempio “uno, nessuno, centomila” uno dei suoi romanzi piu famosi. Pirandello svolge una ricerca inesausta sull’identità della persona nei suoi aspetti più profondi, dai quali dipendono sia la concezione che ogni persona ha di sé, sia le relazioni che intrattiene con gli altri, mette in evidenza il contrasto esistente tra la fluidità inarrestabile della vita, che è diversa di momento in momento e che presenta contemporaneamente aspetti molteplici ed anche contraddittori, e l’esigenza di fissare quel flusso continuo in immagini certe, stabili, alle quali ancorare la conoscenza che si ha, o meglio si crede di avere, di sé e degli altri (la maschera appunto). Pirandello intitola una raccolta “Maschere nude” che ha come obiettivo quello di “smascherare” le maschere per portare i personaggi alla luce, facendo scoprire la loro vera e profonda natura oppure per dimostrare che non hanno un’identità. Per i personaggi pirandelliani non esiste, quindi, una realtà oggettiva, ma una realtà soggettiva, che, a contatto con la realtà degli altri, si disintegra. L’uomo deve adeguarsi alle convenzioni imposte dalla società, egli assume quindi una maschera, o per propria volontà o perché così è visto e giudicato. Questa maschera è l’aspetto esteriore dell’individuo. Siccome il personaggio è condannato a recitare sempre la stessa parte, non ha nessuna possibilità di mutare la propria maschera, si verifica così la disintegrazione fisica e spirituale dei personaggi che si può riassumere nella teoria della triplicità esistenziale:
come il personaggio vede se stesso;
come il personaggio è visto dagli altri;
come il personaggio crede di essere visto dagli altri.

Secondo Pirandello gli uomini non sono liberi, ma sono come tanti pupi nelle mani di un burattinaio invisibile e capriccioso, il caso. Quando noi nasciamo ci troviamo inseriti, per puro caso, in una società precostituita regolata da leggi e abitudini fissate in precedenza, indipendentemente dalla nostra volontà. Inseriti in un determinato contesto o società, a noi stessi assegniamo una maschera, obbligandoci a muoverci secondo schemi ben definiti.

Pirandello aveva la moglie disturbata di mente e la sua malattia portò lo scrittore ad approfondire lo studio dei meccanismi della mente e della reazione sociale dinnanzi alla menomazione intellettuale, portandolo ad avvicinarsi alle nuove teorie sulla psicanalisi di Sigmund Freud. Possiamo dire che il nucleo centrale della tematica pirandelliana è il contrasto tra illusione e realtà, contrasto che va inteso in modo molto radicale e profondo, iniziando proprio dall’interiore coscienza di ognuno. Infatti in ognuno di noi c’è una serie di contrasti tra quello che vorremmo e quello che in realtà siamo, tra quello che sembriamo agli altri e quello che realmente siamo.

Tutti infatti indossiamo una “maschera”, conforme a ciò che da noi si aspettano gli altri e che noi ci siamo imposti.

http://blog.libero.it/TheMaskStory/commenti.php?msgid=11348858&id=379880#comments

 LA  LANTERNINOSOFIA ( O FILOSOFIA DEL LANTERNINO)

La Lanterninosofia è una teoria filosofica di Pirandello, esposta nel cap. XIII del romanzo ad opera di un persona, Anselmo Paleari.

Secondo questa teoria, a differenza del mondo vegetale, privo di sensibilità, l’essere umano ha la sfortuna di avere coscienza della propria vita, cioè di “sentirsi vivere”, con la conseguenza di subordinare la realtà esterna oggettiva a questo sentimento interno della vita, la cui caratteristica è l’ingannevole mutevolezza.

“E questo sentimento della vita per il signor Anselmo era appunto come un lanternino che ciascuno di noi porta in sé acceso; un lanternino che ci fa vedere sperduti su la terra, e ci fa vedere il male e il bene; un lanternino che proietta tutt’intorno a noi un cerchio più o meno ampio di luce, di là dal quale è l’ombra nera, l’ombra paurosa che non esisterebbe, se il lanternino non fosse acceso in noi, ma che noi dobbiamo pur troppo credere vera, fintanto ch’esso si mantiene vivo in noi. Spento alla fine a un soffio, ci accoglierà la notte perpetua dopo il giorno fumoso della nostra illusione, o non rimarremo noi piuttosto alla mercé dell’Essere, che avrà soltanto rotto le vane forme della nostra ragione?” [Il fu Mattia Pascal, cap. XIII]

In pratica questi lanternini rappresentano l’idea interiore del mondo esterno, che viene assunta come unico metro di valutazione. I lanternini più grandi e colorati (ciascuno secondo la propria caratteristica) sono quelli delle ideologie, anch’essi fallaci e propensi a cadere, lasciando così l’individuo senza più capacità di giudizio, nel buio più totale, che però non esisterebbe se non fosse risultato quale contrapposizione al flebile bagliore delle lanterne.

http://it.wikipedia.org/wiki/Lanterninosofia

Baldi-Giusso-Razetti-Zaccaria, Dal testo alla storia. Dalla storia al testo, vol. 3/2 – Svevo e Pirandello. Edizione modulare, pp. 157-158, link:

http://terzotriennio.blogspot.it/2011/03/analisi-del-testo-dello-strappo-del.html

 

 

ADATTAMENTI CINEMATOGRAFICI

Al romanzo pirandelliano sono stati dedicati vari adattamenti cinematografici:

http://trovacinema.repubblica.it/film/il-fu-mattia-pascal-1/120236

http://nephelais.wordpress.com/2013/08/28/un-reperimento-prezioso-il-fu-mattia-pascal-di-lherbier/

http://www.vigata.org/bibliografia/cinemapirandello.shtml

Pirandello sul set del film

Pirandello sul set del film

La Biblioteca Teatrale SIAE a Roma, nel Fondo Callari, conserva la sceneggiatura dattiloscritta per il film “ Il Fu Mattia Pascal”  con la regia di Chenal (1937) , link:  http://www.burcardo.org/altrifondi.asp

  • Versione cinematografica integrale (liberamente ispirata al testo) del “Fu Mattia Pascal” intitolata “Le due vite di Mattia Pascal”, film  prodotto dalla RAI, in chiave Neorealista di Mario Monicelli, 1985, con Marcello Mastroianni e Laura Morante, link:http://www.youtube.com/watch?v=0HY0ng8cK-k ( parte prima)

http://www.youtube.com/watch?v=zcZwRPSwD4A ( parte seconda)

https://www.youtube.com/watch?v=Gxqegmp7Tgg ( parte terza)

VERSIONI TEATRALI

VERSIONI AUDIO DEL ROMANZO

Lettura radiofonica su RAI3, link:

http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-cdff3e77-3346-4a7f-99e0-7e26efa49019.html

CURIOSITA’ : Per una simpatica interpretazione dilettantesca del Romanzo (4’) ad opera degli studenti del Liceo Scientifico Statale “Federico II di Svevia” – Potenza, su Youtube link: https://www.youtube.com/watch?v=Ke3m7KzploI

INDICE MATERIALE BIBLIOGRAFICO E SITOGRAFICO

PER “IL FU MATTIA PASCAL” COME OPERA IN GENERALE:

http://www.oilproject.org/lezione/pirandello-fu-mattia-pascal-trama-romanzo-6165.html

Video lezione su trama romanzo: https://www.youtube.com/watch?v=xKJF5rV6HbU

Video didattico con trama e critica dell’opera:https://www.youtube.com/watch?v=KkXfb6etnJc

Intervista a Geno Pampaloni, link:http://www.letteratura.rai.it/articoli/il-fu-mattia-pascal-raccontato-da-geno-pampaloni/1039/default.aspx

Il “Fu Mattia Pascal” : analisi e commento critico, a cura di Roberta Quattrin , video al seguente link:

http://www.oilproject.org/lezione/luigi-pirandello-mattia-pascal-adriano-meis-6621.html

La narrazione inattendibile , link:

http://www.oilproject.org/lezione/mattia-pascal-luigi-pirandello-narratore-focalizzazione-interna-narratologia-8353.html

L. Pirandello, Il fu Mattia Pascal ,Giunti, Firenze, 1994,275 pp.,link:

http://www.italialibri.net/opere/fumattia.html

Appunti video sul “Fu Mattia Pascal”, link:

https://www.youtube.com/watch?v=xKJF5rV6HbU

Maledetto sia Copernico” (4’): lettura dal testo “Il Fu Mattia Pascal”,link:

https://www.youtube.com/watch?v=5sHyBnhuIH8

 

PER I PERSONAGGI :

http://www.galaverni.net/fumattiapascal/frame%20personaggi.htm

Per il personaggio di Adriano Meis: https://www.dropbox.com/s/2u14kegwtxtsrhr/Adriano%20Meis%20e%20la%20sua%20ombra.docx

TEORIA DELLE MASCHERE

http://blog.libero.it/TheMaskStory/commenti.php?msgid=11348858&id=379880#comments

LANTERNINOSOFIA:

http://it.wikipedia.org/wiki/Lanterninosofia

Baldi-Giusso-Razetti-Zaccaria, Dal testo alla storia. Dalla storia al testo, vol. 3 – Svevo e Pirandello. Edizione modulare, pp. 157-158, link:http://terzotriennio.blogspot.it/2011/03/analisi-del-testo-dello-strappo-del.html

ADATTAMENTI CINEMATOGRAFICI

Il fu Mattia Pascal (Feu Mathias Pascal) ,un film francese del 1926 per la regia di Marcel L’Herbier: http://it.wikipedia.org/wiki/Il_fu_Mattia_Pascal_(film_1926)

http://trovacinema.repubblica.it/film/il-fu-mattia-pascal-1/120236

http://nephelais.wordpress.com/2013/08/28/un-reperimento-prezioso-il-fu-mattia-pascal-di-lherbier/

http://www.vigata.org/bibliografia/cinemapirandello.shtml

Il fu Mattia Pascal ,film francese diretto nel 1937 dal regista  Pierre Chenal:

http://it.wikipedia.org/wiki/Il_fu_Mattia_Pascal_(film_Francia_1937)

“Le due vite di Mattia Pascal”, diretto nel 1985 da M. Monicelli, link:

http://www.youtube.com/watch?v=0HY0ng8cK-k ( parte prima)

http://www.youtube.com/watch?v=zcZwRPSwD4A ( parte seconda)

https://www.youtube.com/watch?v=Gxqegmp7Tgg ( parte terza)

 

VERSIONI TEATRALI: https://www.youtube.com/watch?v=3qt9oIRfq1k

: https://www.youtube.com/watch?v=V_-D92J_4JI

VERSIONI AUDIO: http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-cdff3e77-3346-4a7f-99e0-7e26efa49019.html

https://www.youtube.com/watch?v=-B4D70cVih8

Tutti i documenti utilizzati per la realizzazione del presente dossier ed ulteriori approfondimenti  sono raccolti in una cartella consultabile al seguente link: https://www.dropbox.com/sh/audrpsrta1w9ecn/AACKqRFcASW2xttXgWPWhjBGa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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