Kha e Merit: la tomba di un architetto dell’antico Egitto e della moglie

Abita a Torino ormai da oltre un secolo, ma solo ora riesce a rivelare tutti i suoi segreti ai visitatori, che la riscoprono come una sorprendente novità.
E’ la tomba dell’architetto Kha e di sua moglie Merit, custodita al Museo Egizio.

Rimossa dai 30 metri quadri del piano nobile, nella quale l’aveva sistemata nel 1906 il suo scopritore, l’egittologo Ernesto Schiapparelli, recentemente è stata ricollocata nella prima sala del Museo.
Eleni Vassilika, la direttrice del Museo, ha creato per Kha e signora un allestimento provvisorio, ma capace di valorizzare i resti e il patrimonio di una coppia di coniugi innamorati l’uno dell’altra, fino all’ultimo giorno di vita.

Vissero fra il 1450 e il 1380 avanti Cristo.
Conobbero tre faraoni: Amenofi II, Tutmosi IV e Amenofi III.
Morirono entrambi attorno ai 60 anni. Una bella età per l’epoca, ritenuta «giusta» per gente agiata, «dopo venti anni di gioventù, venti di studi e venti di professione», come ricorda il papiro «Insinger».

Merit, «l’amata da Dio», nome che in lingua ebraica divenne Maria, morì per prima.
Kha, come estremo gesto d’amore, le donò il sarcofago che aveva preparato per sé.

                                                Tomba di Merit


Lasciarono tre figli: una ragazza e due maschi, uno dei quali divenne decoratore di tombe regali.
I due coniugi portarono nel sepolcro letti, panche, sgabelli, cofani, tele, tuniche, stoffe, vasellame in ceramica, metallo e pietra. Non dimenticarono unguentari, vetri per profumi e bistro. Kha volle con sé i suoi strumenti di misura.

La loro tomba fu rintracciata il 16 febbraio 1906 da Schiapparelli. Conservata presso il Museo torinese, oggi  Merit e Kha hanno trovato ospitalità in una delle sue più prestigiose sale, in tre grandi e luminose vetrine, disposte a «U», mettendo in risalto oggetti che prima sfuggivano alla vista.

Tutti gli oggetti ora sembrano volare su sostegni di plexiglass. I letti funebri, le parrucche, la biancheria dei due coniugi, spolverati a regola d’arte, hanno rivelato cartigli e dettagli biografici dei loro proprietari. Gli utensili di Kha evidenziano l’usura di un lavoro quotidiano. Manca però il «cubito» dorato di Kha, simbolo del suo rango. Quello esposto è una copia.

Per ascoltare la vita di Kha e Merit cliccare su questo link

  (Benedetta Marinelli)

 

Unità EAS per inventare storie…

Stamattina gli alunni della classe quarta hanno realizzato un’unità EAS dedicata all’invenzione di storie. Ecco i loro lavori, che sono stati poi inviati, tramite Google Drive, al blog, pronti per essere pubblicati   🙂 !

Ecco le storie inventate in piccoli gruppi:

Marco e il suo diario segreto 

L’avventura

Sara e gli amici

I poliziotti impauriti

Dorothy nel presente

Buona lettura a tutti!

Il racconto umoristico (classe quinta)

Cari bambini/e,

potete leggere vari materiali:

Il racconto umoristico (Prezi), che delinea il framework concettuale dell’EAS;

materiali di supporto come:  Il racconto umoristico ( PDF) ,

Laurel e Hardy ( Stanlio e Ollio),

Il ritorno di Stanlio e Ollio,

Generatore di caricature

Altri spunti umoristici…!

I gruppi di ricerca in aula sono i seguenti:

FUMETTO (francesco, Arianna, Marco e Noemi)
INVENTARE TESTO UMORISTICO (Maria Pia Beatrice, Alex, Delia)
INVENTARE TESTO UMORISTICO DA UN’ IMMAGINE (Benedetta, Lucrezia, Giuseppe)
BARZELLETTA (Lucia, Angelo, Andrea)
CARICATURA (Marika, Omar, Francesca)

 IN AULA

 Gli alunni hanno lavorato a piccoli gruppi in aula, occupandosi dei vari aspetti del racconto umoristico, disegnando caricature, inventando testi umoristici, barzellette e fumetti, pubblicando i loro lavori in vari post-it su Padlet.
 

FASE RISTRUTTURATIVA

Gli alunni hanno sintetizzato in un’immagine i vari aspetti del racconto umoristico, servendosi dell’applicazione Thinglink: