“Estro Verdi”: pomeriggio a teatro in quel di Caniga

Si dice che il cigno sia muto per tutta la durata della sua vita. All’avvicinarsi della morte, troverebbe la voce e questo suo primo e ultimo canto sarebbe oltremodo dolce e melodioso.

Il cigno era sacro al dio Apollo e forse per questo e per il suo canto sarebbe nato l’attributo di “cigno” come omaggio ad un grande artista.

Giuseppe Verdi verdi veniva chiamato il “cigno di Busseto”.

E un pomeriggio di qualche tempo fa a scuola si è rappresentata la sua storia.

Lo spettacolo “Estro Verdi”, della compagnia teatrale Il filo del discorso – di Ignazio Chessa ed Elena Solinas – ci racconta la storia del grande compositore che ha fatto della musica un linguaggio di comunicazione , di dialogo e di confronto rivolta a  promuovere e favorire inclusione e aggregazione.

E’ stato un pomeriggio di ascolto e di divertimento. Bravo l’attore che è riuscito a coinvolgere operativamente ed entusiasticamente i piccoli in questa narrazione.

Giuseppe Fortunino Francesco Verdi nasce il 10 ottobre 1813 a Roncole di Busseto, in provincia di Parma.

Nel 2013 in tutto il mondo si è celebrato l’anniversario del bicentenario della sua nascita.

La storia di Verdi

Nel 1832 Verdi si trasferisce  a Milano e si presenta al Conservatorio, ma – volete crederci?! –  non viene ammesso per scorretta posizione della mano nel suonare e per raggiunti limiti di età.

Partenza per Milano

Lo scambio è interattivo 😀

Interattività

anche con la partecipazione a tecniche teatrali
Interattività canto e musica

Ecco l’orchestra e l’insieme dei burattini strumentisti guidati dal direttore d’orchestra:

Orchestra Burattini

I brani musicali che accompagnano questa rappresentazione sono tanti e sono stati tratti da diverse opere: il Nabucco, Rigoletto, la Traviata, il ballo in maschera,…

Dal Nabucco:

Va’ pensiero

Va’, pensiero, sull’ali dorate.

Va’, ti posa sui clivi, sui colli,

ove olezzano tepide e molli

l’aure dolci del suolo natal!

Del Giordano le rive saluta,

di Sionne le torri atterrate.

O mia Patria, sì bella e perduta!

O membranza sì cara e fatal!

Arpa d’or dei fatidici vati,

perché muta dal salice pendi?

Le memorie del petto riaccendi,

ci favella del tempo che fu!

O simile di Solima ai fati,

traggi un suono di crudo lamento;

o t’ispiri il Signore un concento

che ne infonda al patire virtù

che ne infonda al patire virtù

che ne infonda al patire virtù!

Dal Rigoletto:

La donna è mobile

La donna è mobile

qual piuma al vento,

muta d’accento,  e di pensiero.

Sempre un amabile,

leggiadro viso,

La donna è mobile,

qual piuma al vento,

muta d’accento , e di pensier

e di pensier, e di pensier.

È sempre misero

chi a lei s’affida,

chi le confida – mal cauto il core!

Pur mai non sentesi

felice appieno

chi su quel seno non liba amore!

La donna è mobile,

qual piuma al vento,

muta d’accento , e di pensier

e di pensier, e di pensier.

E forse forse nel 1800 qualche donna sarà stata anche  mobile!

Il divertimento continua con la marcia dell’Aida:

Aida e bambini

E sulle note di un corale valzer ha termine questo pomeriggio:-)

Valzer

Un ultimo omaggio a Verdi sulle vecchie 1000 lire

mille lire