Storie Robotiche [sec. primo grado 3^ A]

LA DESCRIZIONE DI FLUFF

Il mio robot non dovrebbe essere troppo grande ma neanche troppo piccolo, quando chiudo gli occhi lo immagino con una testa grande come il corpo, entrambi ricoperti da una massa di pelliccia colorata, blu a chiazze rosa. Dovrebbe avere due occhi verdi e una bocca sempre piena dei cibi più gustosi. Al collo porterebbe una grossa sciarpa verde, abbinata al grande cappello che lo proteggerebbe con amore dal quale, ogni tanto, estrarrebbe dolci di tutti i tipi. Dal suo corpicino partirebbero due braccia meccaniche viola, capaci di allungarsi, terminanti con quattro filamenti, le dita, e due grandi piedoni con tre dita di colore arancione. Lo immagino molto reattivo, che non parli e che qualche volta, perda uno dei pezzettini che lo compongono così io con pazienza li rimonterei. Il mio robot dovrebbe essere tanto dolce, sempre pronto ad ascoltarmi e sostenermi, dovrebbe essere il mio migliore amico. Con qualche difetto però, che ne farebbe quasi un essere umano. Con un nome, non so quale, forse Fluff, non apparterrebbe a me, ma farebbe parte di me, sempre pronto a seguirmi e sfamarmi con il suo goloso cappello. Non dovrebbe rendere più semplice la mia vita, servendomi come voglio, dovrebbe solo colorarla un pò così che a ogni strano verso come fluff o ciock, mi riempirei di gioia.

LA STORIA

Non avrebbero mai potuto sapere che da quel giorno le loro vite sarebbero parzialmente cambiate, o meglio le loro fatiche sarebbero diminuite grazie a due simpatici e buffi ammassi di metallo. Ancora adesso, stranamente, nessuno delle loro famiglie è riuscito a capire come siano venuti fuori due soggetti simili. Era notte. E proprio quella notte si sentivano dei rumori. A dire la verità solo Rossella li sentiva ma non ci faceva caso, in quanto convinta appieno, come sempre, di essere nel bel mezzo dei suoi sogni. E la mattina, cosa si ritrova in camera, già indaffarato a farle la cartella? Un essere, sempre che lo fosse,di metallo, plastica o qualcosa di simile, alto un metro scarso, veloce e stranamente silenzioso. A primo impatto era più che sicuro di assistere a una delle sue visioni, in seguito capì che non era così perchè non accennava affatto a scomparire. Allora provò a prendere la cosa alla leggera, con simpatia come aveva fatto anche quell’esserino di fronte a lei che, ancora tutto soddisfatto, la fissava. A un tratto, negli occhi gli si accesero due lucette di colori differenti e poi, con una vocetta tecno, le fece: – Ciao! – Ricambiò il saluto leggermente intimidita, atteggiamento che, però, dopo un romantico episodio svanì completamente: diventarono, infatti, due veri amici, l’uno si poteva fidare tranquillamente dell’altra, e erano, ormai, una cosa sola, inseparabili dopo un aneddoto che forse avrebbe dovuto dividerli. Alcuni giorni dopo l’apparizione del robot, a scuola, l’unico luogo in cui il piccolo non la seguisse, la ragazza raccontò tutto ad una sua amica, la quale le spiegò che, grazie a una simpatica, ma strana coincidenza, anche a casa sua era arrivato uno strano aggeggio di circa mezzo metro ricoperto da una folta pelliccia colorata che ancora non aveva pronunciato una parola ma solo emesso uno strano piccolo suono con il quale ormai lo chiamava, Fluff. Decisero allora di incontrarsi così da riuscire a chiarirsi le idee. Nel pomeriggio, finalmente, Andrea, l’altra ragazza, aveva trovato il tempo di andare a casa dell’amica. Ma quando suonò alla porta e Rossella le aprì successe qualcosa che confuse ulteriormete le idee alle ragazze: i robot, con gli occhi da sognatori, avevano iniziato a emettere dalla bocca delle grandi bolle come di sapone, dai colori più svariati, che lentamente salivano verso il cielo. Andrea entrò e, ancora sbalordita lì presentò, Pof farfugliò qualcosa: – Bit egò Pof sin tech sent – e Fluff gli rispose: – Onecut hava Fluff -, per la prima volta aveva parlato. Le ragazze, ormai con il cervello in fiamme, presero un foglio, si sedettero e cercarono di parlare con Pof: – Ciao! Come va? – disseo lentamente. Lui senza scomporsi rispose: – Bene e a voi? –
– Bene, ma ….tu chi sei? –
– Pof –
– Si, ma …insomma: cosa sei? –
– Sono come Fluff –
– Ok ma più esattamente, cosa siete? –
– Robot: perchè , non si vede? –
Le ragazze ormai innervosite si arresero, era come se i robot non volessero far sapere chi fossero. Cambiarono, allora, discorso.
– Cosa vi siete detti prima? –
– Ci sìamo presenta – rispose Fluff in un italiano un pò stentato che fece brillare gli occhi ad Andrea, orgogliosa della prima frase del suo robot.
– Mi è venuta un’idea -, disse poi, – perchè non insegnamo a Fluff a parlare? –
Passarono, allora, due ore circa e tra continue risate e bolle si sapone dei due robot era arrivata, a malincuore, l’ora di tornare a casa. Rimasti soli, Rossella chiese a Pof, che si era visibilmente rattristato: – cosa succede? –
– Niente, cosa può mai succedere a un robot, sono stanco – ma dopo un’occhiataccia della ragazza ammise: – Come dite voi quì? Sento le formiche nella pancia – Rossella lo interruppe: – Sei cotto! –
– Wit conc – rispose come rassegnato.
– Cosa? –
– E già……………………………………………Tu puoi aiutarmi? –

La ragazza, con lo sguardo di chi ha già un’idea, acconsentì e il giorno dopo parlò con l’amica: anche Andrea aveva la stessa missione. Tornate a casa riferirono tutto ai loro robot e più tardi si incontrarono al parco, decise a creare l’atmosfera perfetta. Tuttavia, subito dopo aver lasciato soli i due automi, il cielo divenne di un viola caldo e due palline, una blu e l’altra rosa, uscirono dai nasi di Pof e Fluff raggiungendo il naso dell’altro. Che spettacolo!!!! Non sapendo cosa fosse successo, ma comunque soddisfatte per l’evidente successo della loro iniziativa, Rossella e Andrea tornarono a casa. Tuttavia, non riuscivano a dimenticare ciò che avevano visto e, nonostante le continue richieste di spiegazione, non riuscivano a capire bene che cosa fosse accaduto. Infatti, il discorso finiva sempre con la paziente affermazione dei poveri robot che, con aria rassegnata, ripetevano: “si, è come dici tu, ci siamo messi insieme!” E il solito “Ah, e non potevi dirlo prima!” delle ragazze. Fluff e Pof scambiavano occhiate furtive: per molti aspetti era difficile spiegare a due umane i loro sentimenti robotici… Comunque, nonostante ciò, quell’episodio fu alla base di un grande rapporto tra le ragazze e i robot, che divennero l’uno una parte dell’altro: ormai da soli si sarebbero sentiti persi… anche se Fluff e Pof impararono a lasciare un pò di intimità ad Andrea e Rossella e a rispettare gli spazi e i tempi destinati alle grandi confidenze delle due amiche. Certo, non sempre è facile comunicare tra due mondi tanto diversi, ma imparare a rispettarsi reciprocamente non è forse la regola base per ogni pacifica convivenza?

Andrea Silvestri e Rossella Lanna cl. 3°A – secondaria di primo grado

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