Questa pagina, sarà curata dagli alunni, che appunteranno il percorso di musica dell’ultimo anno di scuola primaria insieme alle classi prime di scuola media
In una tetra giornata d’inverno, un ex professore della Sinisgalli è entrato nella nostra aula ed ha iniziato a parlarci di un progetto di musica da portare avanti insieme alle classi prieme di scuola media. Ci ha parlato di musica e , del linguaggio musicale che serve per comunicare, esprimersi. Le persone, ha detto, usano la musica per descrivere, sia personaggi che ambienti. Ci ha raccontato, canticchiando, la canzone del cartone della Disney “ L’apprendista stregone “, e ci ha detto che è la musica, con il suo ritmo, che racconta la storia, il personaggio principale, l’ambiente…
La musica ci suscita emozioni, ma non solo quello: in Austria ed in Germania, dopo aver condotto lunghi studi sulla musica, alcuni scienziati hanno dedotto che bambini o adulti, che hanno praticato musica per almeno tre anni, dimostrano un’intelligenza “ in continua crescita “. Si è così scoperto che questa “ crescita “ rende l’intelligenza di un bambino o di un adulto pari a quella di una persona dai 6 mesi ai 2 anni più grande.
Inoltre, si pensa che la musica abbia poteri curativi: sono stati registrati casi di persone in coma che, grazie alla musica, si sono risvegliate da tale stato di “ sonno profondo “. Ad esempio, un ragazzo finito in coma a causa di un incidente stradale, si è risvegliato grazie alle canzoni del suo cantante preferito, canzoni che i suoi genitori gli facevano ascoltare in continuazione nella sua camera d’ospedale.
Alla fine del progetto – ha detto il professore – Voi, insieme ai ragazzi delle scuole medie, farete un concerto di flauto dolce, perciò ci ha invitati ad acquistarlo.

IL PRIMO INCONTRO
siamo impazienti di usare per la prima volta il nostro flauto, quando il professore entra in classe. Ci spiega di come tenere il flauto e come posizionare le labbra. Inoltre, ci parla anche dei motivi per cui il suono non dovrebbe uscire bene: il primo è che non si chiudono bene i fori del flauto, e soprattutto quello inferiore che deve essere sempre chiuso; il secondo, invece, che si soffia troppo forte.
Ci dice poi, che lo scovolino, un’asticella di plastica nera, serve ad inserire un fazzoletto nel flauto per pulire dal vapore che si condensa in piccole goccioline d’acqua, che, se non pulite appunto, ostruiscono il passaggio del suono.
Infine, il professore ci insegna come suonare due note: il SI che si ottiene chiudendo il primo foro, il LA che si ottiene chiudendo, invece, i primi due.

ESERCIZIO DEL GIORNO
Il professore ci ha dato un esercizio per “ la ginnastica delle dita “, ovvero: SII – SII – SII – SII - LAA – LAA – LAA – LAA
IL SECONDO APPUNTAMENTO
Venerdì 13 Gennaio, per soli 30 minuti, il professore ci ha spiegato molte cose: prima, ci ha fatto esercitare, poi, ci ha spiegato altre due note, il DO alto, che si ottiene chiudendo soltanto il secondo foro, e il SOL, che si ottiene chiudendo i primi tre. Poi, sul quadernino, che precedentemente ci aveva fatto portare, abbiamo scritto una simpatica canzoncina:

Poi abbiamo imparato a suonare guardando anche un pentagramma con le note:

QUALCOSA IN PIU’ SUL FLAUTO NELLE SCUOLE:
da Wikipedia.
Nella seconda metà del XX secolo divenne possibile produrre flauti di bachelite e poi di plastica; in questo modo i flauti dolci divennero economici e veloci da produrre. Il rinnovato interesse per lo strumento, unito a questa circostanza, fece sì che lo strumento divenisse popolare come supporto didattico da utilizzare nelle scuole, soprattutto per la facile emissione sonora e per la ridotta distanza fra i fori, che rende il flauto soprano in do adatto anche a mani molto piccole.Il flauto dolce, inoltre, non pone ai principianti i problemi di intonazione tipici degli strumenti ad arco, né i problemi di acquisizione dell’imboccatura che si incontrano in quasi tutti gli altri strumenti a fiato, sia labiali, che ad ancia, che a bocchino.
Nella costruzione di strumenti per uso didattico, la scuola inglese mantenne la diteggiatura standard dell’epoca barocca, nella quale il quarto grado della scala diatonica dello strumento (FA nel soprano e SIb nel contralto) si ottiene con la diteggiatura detta “a forchetta” (tutti i fori chiusi eccetto quello del medio della mano destra). In Germania, invece, intorno al 1920 si pensò di alterare i diametri dei fori, ottenendo in questo modo la cosiddetta “diteggiatura tedesca”, che consente di emettere la stessa nota con medio, anulare e mignolo della destra sollevati: questa diteggiatura, che a molti sembra più agevole, determina però un’inevitabile stonatura di altre note della scala cromatica, e pertanto è presente solo in strumenti per principianti. Alcuni modelli molto diffusi di flauti per uso scolastico sono tuttora disponibili con l’una o con l’altra diteggiatura: questo causa non infrequenti confusioni da parte di acquirenti inesperti.
Alessia D.