PIER CESARE RIVOLTELLA – Docente Università “Cattolica” di Milano
Al microfono di Joe, c’è Pier Cesare Rivoltella, professore ordinario di Tecnologie dell’apprendimento presso l’Università Cattolica di Milano. Direttore del Cremit (Centro di ricerca sull’educazione ai media, all’informazione e alla tecnologia) e presidente nazionale della Sirem (Società italiana di ricerca sull’educazione mediale).
Siamo con Pier Cesare Rivoltella…
Buongiorno!
D: Come può, la tecnologia, influenzare l’apprendimento di un alunno?
R: Il problema tra la tecnologia e il profilo di apprendimento, è un problema complesso. La tecnologia è soltanto una delle variabili che incidono sull’apprendimento.
Lo studente può essere più o meno motivato, può avere alle spalle una famiglia con un capitale culturale o sociale più o meno alto, può trovarsi in un contesto scolastico ricco oppure privo di stimoli. Insieme a tutto questo c’è anche la tecnologia, ed è sempre molto difficile capire, tra le tante variabili che incidono sull’apprendimento, qual è la parte che spetta alla tecnologia. Questo è il primo dato che occorre avere sempre ben presente. Detto questo, poi, la tecnologia didattica, per tutta una serie di sue caratteristiche, può facilitare gli apprendimenti. Facciamo qualche esempio: innanzitutto la tecnologia parla lo stesso linguaggio del ragazzo, perché un podcast, o tutta una serie di strumenti touch, sono gli stessi strumenti che appartengono alla vita quotidiana di un ragazzo di oggi, e ritrovarseli a scuola, significa creare continuità tra il momento dell’apprendimento e quello del tempo libero. Il secondo vantaggio che la tecnologia garantisce, è il fatto che essa è multimediale, perché nello stesso ambiente io posso usare linguaggi diversi, codici diversi, parlando a tutte e otto le intelligenze di cui la nostra intelligenza è composta, come dice Gardner[1]. La tecnologia è inoltre crossmediale[2] perché, quando io inserisco in Twitter[3] un messaggio di 140 caratteri, posso fare in modo che arrivi in formato sms sul telefonino di tutti i miei amici. In sostanza, la tecnologia mette nelle mani dell’insegnante uno strumento molto importante per potenziare gli apprendimenti, ma ci vogliono anche tutti gli altri elementi, perché la tecnologia da sola non è sufficiente.
D: Uno studente nato nell’era tecnologica, secondo lei, può essere maggiormente interessato a nuovi esperimenti con la tecnologia rispetto ad un adulto nato prima del boom tecnologico?
R: Se il giovanotto è, per definizione, un nativo digitale[4], ossia è nato nel periodo che va dal 1995/96 in poi, ha sicuramente molta più dimestichezza con la tecnologia perché ci è cresciuto in mezzo, ma non è detto che un adulto non possa diventare un nativo digitale. Ci sono adulti curiosi, che riescono ad impadronirsi del linguaggio della tecnologia molto bene, mentre altri si difendono dal nuovo e lo accettano. Una cosa è certa: con la tecnologia accade la stessa cosa della lingua straniera. Per essere davvero bilingue, bisogna nascere in un contesto in cui si fa switch, ovvero si passa velocemente da una lingua all’altra. Se aspetti anche solo un anno e mezzo o due, puoi diventare molto esperto nella lingua seconda, ma rimarrà sempre la tua lingua seconda e bilingue non diventerai mai.
D: I software, in un contesto scolastico, sono importanti quanto parlare, scrivere o leggere?
R: Il software è come una lavagna, un quaderno. È uno strumento attraverso il quale posso potenziare le prestazioni della tecnologia, e la sua funzione è infatti quella di fare da strumento o da ambiente per altre azioni. Il parlare e lo scrivere sono attività metamediali, che prescindono dall’uso del software, sono le attività principali attraverso le quali passa l’azione di insegnamento/apprendimento, sia con i media vecchi, che con quelli che oggi chiamiamo nuovi, e anche con quelli che ancora non conosciamo, ma che sicuramente in futuro arriveranno.
[1] Potete approfondire qui la teoria dello psicologo statunitense Howard Gardner.
[2] Trovate spiegazione del termine qui.
[3] Spiegazioni sull’utilizzo di Twitter a questo indirizzo.
[4] Alcune informazioni qui sulla contrapposizione tra “nativi e immigranti digitali”.
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