CHOCOLAT 3.B Podcast


Guida di Supereva

Le Guide di Supereva sono un progetto storico del web italiano. Nate all’inizio del millennio, raggiunsero in breve tempo un grandissimo successo diventando il punto di riferimento di numerosi lettori del web, e permettendo il lancio, nel 2001, delle superGuide, ovvero guide tematiche gestite da personaggi famosi nella loro materia. Ad oggi, ogni Guida ha un tema ben preciso, trattato in maniera specialistica da esperti che ne curano contenuti e veste grafica, interagendo con i propri lettori. Siamo felici di comunicarvi che Chocolat3b è stato scelto dal team del portale Supereva, ed è stato nominato GUIDA per la trattazione di argomenti legati alle nuove Tecnologie dell’apprendimento. Nella nostra rubrica dal titolo “Tecnologie per la scuola”, troverete articoli sull’uso del podcasting in classe, ma anche di Facebook, Youtube, Second life, o informazioni su concorsi nazionali e internazionali a cui partecipare con i vostri progetti, notizie su corsi di aggiornamento, idee per strutturare lezioni multimediali, e tanto altro ancora. Digitate qui o nel bottone alla vostra sinistra e accederete alla rubrica dove sono già presenti tre post. In allegato ne trovate uno di esempio. Buona lettura!


Jeanne Halderson, expert podcasting

For interviews with experts in learning technologies, our Jo, reached by telephone Jeanne Halderson, american Teacher/Technology Avocate, Longfellow Middle School/ District of La Crosse, Wisconsin, USA. Jo, il nostro nuovo podcaster, se l’è cavata egregiamente, entrando con merito a far parte del gruppo Chocolat3b. Lo riascolterete molto presto in altre interessanti interviste. Nel frattempo godetevi questa.

Intervista Jeanne Halderson – Chocolat3b


Ecco la traduzione in italiano:

Per le interviste agli esperti di Tecnologie dell’apprendimento, in collegamento telefonico con Chocolat3b c’è Jeanne Halderson, insegnante statunitense (Longfellow Middle School, District of La Crosse, Wisconsin), ed esperta di podcasting didattico. Benvenuta Jeanne.

R: Un saluto a voi!

D: Partiamo con la prima domanda: l’Idea di fare lezioni in podcasting, come è nata?

R: Ho iniziato a fare podcast con una classe nel 2005, ed ho capito che l’idea del podcast poteva essere un’ottima esperienza sia per me che per i ragazzi, e così prima mi sono iscritta ad uno dei concorsi di tecnologica didattica più prestigiosi a livello internazionale, e in secondo momento ho iscritto la classe. Ho pensato a questo nuovo modo d’insegnare, allo scopo di dare ai miei studenti la possibilità di esprimere ciascuno le proprie cose, quelle che più gli piacevano o interessavano, spaziando tra gli argomenti più svariati.

D: Qual è stata la reazione dei suoi studenti quando ha proposto loro di fare podcast? Sapevano già cosa fosse un podcast?

R: Nessuno sapeva cosa fosse un podcast. Comunque sia, tutti hanno accolto con entusiasmo quest’iniziativa. Mi ricordo che, uno studente di nome Luke, affermò che l’entusiasmo con cui l’insegnante aveva fatto loro questa proposta, trascinò lui e tutti i suoi compagni in questa nuova esperienza.

D: Siamo studenti di scuola media, e con il nostro professore abbiamo creato un podcast in cui confrontiamo le poesie dei classici con le canzoni dei cantautori italiani. Lei con quali studenti fa podcast e di cosa parlate?

R: Ogni studente ha il proprio podcast, in cui parla di quello che più gli interessa o affascina, o più semplicemente delle sue esperienze di vita.  Ci sono dei ragazzi che hanno reso in chiave moderna alcune opere di Shakespeare, trasformandole in opere comiche ed entusiasmanti.  Abbiamo fatto un bel lavoro e qualche studente è riuscito ad ottenere dei risultati invidiabili.

D: Alcuni critici dicono che in un mondo in cui ha sempre più importanza “APPARIRE”, il podcasting può risultare uno strumento dannoso, perché spinge gli alunni ad essere protagonisti. E con il fatto che ciascuno dei suoi studenti ha il suo podcast, non si rischia una competizione? Cosa risponde a queste critiche?

R: A tutti viene dato lo stesso spazio e le stesse possibilità di riuscita. Di conseguenza non c’è competizione fra gli alunni.

D: Perché fare podcast a scuola? Qual è la sua importanza didattica?

R: Essendo un progetto tecnologico è ancora oggi un’esperienza nuovissima e poco diffusa.  Ancor di più nel 2005, quando con la prima classe ho cominciato quest’avventura.  Ed io penso che proprio come nella vita reale, anche su internet si possano  esprimere opinioni, idee e sentimenti, così da abituare le prossime generazioni a comunicare meglio fra loro.

D: Facendo podcast, noi studenti abbiamo sperimentato che riusciamo a lavorare in gruppo, a dividerci i ruoli, e ci sentiamo più responsabili. Anche per i suoi studenti è la stessa cosa?

R: Ritengo che, proprio come voi, i miei alunni abbiano imparato a lavorare in gruppo, ad autogestirsi  e ad essere più responsabili, anche perché un podcast, a differenza di un tradizionale lavoro scolastico, è accessibile a tutti coloro che ne vogliano usufruire, e questo spinge gli studenti ad essere più attenti verso quello che possono dire o fare all’interno del progetto-podcast.

Ringraziamo Jeanne Halderson di essere stata con noi e, se non ha nulla in contrario, la prossima volta ci piacerebbe raccontare del suo podcast e parlare proprio con i suoi alunni.

R: Va bene. Potrete farlo con Skype!

A molto presto, allora, e grazie!

R: Mille grazie, ciao ciao!

In una seconda parte della telefonata, la cui registrazione è purtroppo saltata, Jeanne ha aggiunto:

Sarebbe magnifico uno scambio di contenuti  attraverso il nostro podcast, e chissà, magari un giorno conoscersi di persona!


Archivio nazionale dei diari

Dal 1984, nel paese di Pieve Santo Stefano (AR), si raccolgono i diari, le memorie autobiografiche e gli epistolari degli italiani. Carteggi d’amore dei nonni, lettere d’emigrazione, taccuini dalle trincee di guerra, diari di vecchi antenati, pagine personali o diari intimi giovanili. Sono gli scritti della gente comune, in cui si riflette la vita di tutti noi insieme alla storia d’Italia. Partire dai piccoli fatti della Storia per ricostruire i grandi, è un esercizio senza dubbio utile agli studenti, che possono attingere ad oltre 6000 racconti di vita conservati fino ad oggi nell’Archivio di Pieve Santo Stefano: immensa “banca” della memoria popolare utile per realizzare ricerche e indagare la microstoria, ma allo stesso tempo vero e proprio “vivaio” nel quale i testi del passato rivivono. Ci racconta tutto Andrea Franceschetti, esponente dell’Archivio, il quale ci illustra, tra le altre cose, il Premio-Pieve, destinato al diario selezionato da una Giuria nazionale che ne premia l’autore con una somma in denaro e la pubblicazione dello scritto. La manifestazione, che festeggia il suo 25° anno di vita e che avrà come ospite d’onore il cantautore Francesco De Gregori, si svolgerà nei giorni 11-13 settembre. Trovate il programma completo qui.

Archivio Nazionale Diari – Chocolat3b


Pieve in poesia

Pieve Santo Stefano, Croce di guerra al Valor militare e Città del Diario, è una perla della Valtiberina toscana, adagiata nella prima valle disegnata dal Tevere, il fiume sacro a Roma. La bellezza e l’incanto dei suoi paesaggi hanno impressionato poeti e autori del passato, italiani e stranieri, che hanno vissuto, visitato o visto questa terra. Montaigne, Ungaretti, Carducci, Papini, e lo statista Amintore Fanfani – solo per citarne alcuni – hanno scritto di Pieve Santo Stefano. Prendiamo spunto da tutto ciò per interrogarci sulla valenza didattica di fare poesia partendo dai testi legati al proprio territorio, così da introdurre con piacere i ragazzi nel magico mondo dei poeti. Con questo episodio ha inizio la serie d’interviste ai protagonisti del mondo della Scuola e della Media Education.

Pieve in poesia – Chocolat3b


Finalisti al Global Junior Challenge

La Giuria internazionale ha terminato la valutazione dei progetti e la selezione dei finalisti della 5ª edizione del concorso internazionale che premia l’uso innovativo delle moderne tecnologie nella formazione e nell’educazione. Dal 7 al 9 ottobre, saremo ospiti a Roma, in Campidoglio e nel Palazzo del Quirinale, sede del Presidente della Repubblica, con un nostro stand, dal momento che ai finalisti provenienti da ogni parte del mondo sarà dato uno spazio per esporre il proprio progetto. Ci giochiamo la finale con studenti inglesi, israeliani e perfino messicani. Rappresenteremo l’Italia con orgoglio. Per sapere di più su questo concorso digitate qui.


Guinness World Records

La nostra prima puntata in lingua inglese ha riscosso un successo incredibile, perché ha avuto un numero di download esorbitante, tanto da farla entrare di diritto nelle classifiche degli episodi più scaricati degli ultimi mesi. Ringraziamo di cuore tutti quelli che ci seguono. Stiamo per toccare quota 1.000 abbonati, una cifra impensabile fino a qualche tempo fa. Continuate ad unirvi a Chocolat 3b, e il millesimo abbonato stapperà con noi lo champagne!


Puntata estiva…

Nel corso di questa estate abbiamo raggiunto i componenti di Chocolat 3b sparsi per i 4 angoli del globo, e con collegamenti satellitari e spazio-temporali, abbiamo chiesto loro come hanno trascorso le vacanze. Ascoltate la puntata, perché le sorprese non mancheranno!

Puntata estiva – Chocolat3b


Venditti

Nel suo celebre successo del 1984, “Ci vorrebbe un amico”, Venditti canta la fine del suo amore con Claudia e prende in prestito le parole di Dante, per ripetere, dopo oltre 600 anni dalla morte del sommo poeta, che il mondo ed i sentimenti che lo muovono sono sempre gli stessi.

Venditti – Chocolat3b


Dante – Canto V dell’Inferno, vv. 100-107

Sono forse i versi piú famosi di questo canto e dell’intera Commedia, sui quali sono stati versati dai commentatori i proverbiali fiumi d’inchiostro. Li recita per noi Benigni, la cui voce è accompagnata da un nostro commento e parafrasi del testo.

Dante – Chocolat3b


Motore, azione! Ciak, si gira!

Ancora un pomeriggio podcastiano.

Ultimamente, ci divertiamo ad inventare nomi riguardanti il mondo del podcasting. Il prof., ad esempio, è orgoglioso che in un’intervista un giornalista lo abbia definito “prof.-podcast” e che un docente universitario gli abbia rivolto l’appellativo di “teacher-podcast”, anche se questa è la stessa e identica cosa pronunciata dal giornalista, ma lui non lo ha ancora capito e se ne va in giro citando con fierezza entrambe le definizioni.

Comunque sia, vi stavo raccontando di un altro pomeriggio trascorso a registrare gli episodi del podcast, un pomeriggio speciale. La scuola è finita. Possiamo quindi prendercela con calma, e il nostro nuovo luogo di ritrovo – casa di Alessia – è proprio il posto dove potersi rilassare e fare le cose con tranquillità. La mamma di Alessia, Luciana, ama cucinare e al nostro arrivo non manca mai di farci trovare dolciumi e leccornie varie, ma stavolta ha fatto le cose in grande, ci ha messi di fronte ad una tavola imbandita di tramezzini farciti, patatine e snack di ogni tipo, bibite a volontà (fatta eccezione per gli alcolici). Ne siamo rimasti piacevolmente colpiti, anche se entro breve abbiamo capito che tutto questo rappresentava per lei soltanto un piccolo spuntino. Tramezzini e snack non si possono certo considerare un’espressione dell’arte culinaria, mentre gli spaghetti allo scoglio che ci ha proposto subito dopo vi rientrano a pieno titolo.

“Chiedo scusa Luciana, se le faccio notare che…, come dire, se mi posso permettere…. insomma, sono le 4 di pomeriggio, Santo Dio! Non possiamo affogarci in questo modo nel cibo! E oltretutto ci siamo già rimpinzati di coca cola e stuzzichini!”.

Batta si è messo sulla strada sbagliata, quella di colui che nel tentativo di ribellarsi all’abbuffata, finirà per mangiare più di tutti e ingoierà quello che gli verrà proposto senza fiatare, perché preso dal senso di colpa di aver “offeso” la cuoca. Senza contare che nel parlare di “stuzzichini” è apparso tutto fuorché credibile. Prova vivente di ciò è stato Simone che, manco a farlo apposta, proprio nel momento in cui Batta ha pronunciato la parola stuzzichini gli è passato davanti con le ali di un tramezzino (o forse due?!) che gli fuoriuscivano dagli angoli della bocca.

“E vabbuò, due spaghettini con il pesce frisco frisco, ma cosa vuoi che ti facciano! Sei giovane, devi crescere!”

Le frasi di Luciana, condite da quel suo accento salernitano e pronunciate con quella lemma tipica di chi sa prendere la vita per il verso giusto, risultano disarmanti, e così ci ritroviamo a girare la forchetta sugli spaghetti, facendo guerra a calamari e polipetti, mentre parliamo del podcast, fantasticando sui concorsi e immaginando vittorie su vittorie.

Ci stiamo strafogando. Le pupille rischiano di schizzarci fuori dalle orbite, mentre il prof. si sgancia il bottone dei pantaloni, per evitare una pressurizzazione forzata della pancia, con pericolo sicuro per i presenti.

Intanto Simone addenta l’ultimo tramezzino rimasto sul vassoio. Il ragazzo mangia il quadruplo di  qualsiasi individuo normale, e questo spiega perché sia rimasto indietro rispetto a noi che siamo al pesce e che ora, increduli delle nostre azioni, facciamo pure la scarpetta sul piatto.

“Ah! Vi è piaciuto, eh! Vi ha accomodato il mio pranzetto! Aspettate qua che ora ve lo rifinisco”.

Luciana scompare in cucina e la cosa ci preoccupa moltissimo. Non tarda molto a riapparire con una nuova pietanza. Ha in mano una vasca di tiramisù. Il nostro stomaco chiede pietà e domanda umilmente se gli è permesso di suicidarsi prima dell’ultimo tragico atto.

Ma il valzer dei piatti non ha ancora fine: Luciana torna con una vaschetta di gelato e un vassoio di brioches ripiene di crema, cioccolato e marmellata.

Simone ne afferra subito una. Non avevamo dubbi. Il fatto è che con questa mossa ci ha condannati definitivamente. Cerchiamo di spingere dentro la bocca qualche pezzetto di brioches, fingendo di esserne estasiati.

Poi il prof. chiede un caffè e un goccetto di amaro, per tentare d’innescare una digestione che si prospetta lentissima. Ed è in questo modo che determina, senza saperlo ancora, la fine di questa giornata dedicata al podcast, poiché ci ritroviamo tutti quanti a sorseggiare un goccetto dell’amaro di Saronno, e in poco tempo la pesantezza svanisce, l’atmosfera si rallegra, e le nostre risate “da scemi” riempiono la stanza.

“Su, da bravi, ora basta mangiare e bere, è il momento di mettersi al lavoro”.

Le parole di Alessia non ci toccano minimamente, ci sembrano confuse, o sarebbe più esatto dire che è come se fossero annacquate.

“Esatto! Annacquate dall’amaretto di Salerno!”.

“Ahahahahahaha”.

Scoppio a ridere, mentre rifletto sul fatto che con questa battuta il prof. ha forse voluto rendere omaggio al paese d’origine di Lucina. Se non erro l’amaro è quello di Saronno e non di Salerno!

Non c’è che dire, è proprio una gran bella cosa fare podcast!

“Ma ragazzi! Dobbiamo realizzare ben tre puntate oggi, ve lo siete forse dimenticati?!”.

La veemenza con cui Alessia ci rimprovera questa volta ci scuote un po’. Simone, in forma smagliante, tira il prof. per un braccio. Il suo sforzo è colossale, perché è come voler sollevare un sacco di patate. Alla fine il prof. cede e, barcollando, arriva alla scrivania dove c’è il pc e il microfono di registrazione.

Adesso è il mio turno. Punto i piedi e mi sospingo, ma ricado pesantemente sul divano. Ci riprovo, stavolta va meglio, anche se un formicolio alle ginocchia e un senso di spossatezza generale mi fionderebbero nuovamente al punto di partenza. Riesco comunque a trascinarmi fino alla postazione, con le gambe che mi sostengono a mala pena.

“Oggi inizieremo le registrazioni con l’episodio su Dante e Venditti – Alessia ci osserva preoccupata – ma dal momento che la scuola è terminata, io credo che sarebbe buffo iniziare con un “evviva, la scuola è finita!”, insomma, una cosa del genere, voi che ne dite?”. La domanda si perde nel vuoto. Soltanto il prof. annuisce, ma con l’espressione di chi non gliene frega proprio nulla di quello che sta avvenendo intorno a lui, perché troppo impegnato a rigettare indietro i fumi dell’alcool e gli spasmi dello stomaco pieno all’inverosimile. Per questo motivo la proposta di Alessia è accettata senza obiezione.

“Ho avuto una grande idea. Aspettatemi, corro a prendere la telecamera”. Luciana ha in mente qualcosa. Spero soltanto che non riguardi l’argomento cibo. Torna da noi raggiante. Riprenderà tutto quello che faremo o diremo durante la registrazione dell’episodio-podcast, per immortalare le nostre eventuali “papere” e montarle in un filmato dal titolo “Mai dire Chocolat 3b”.

Sono convinto che oggi avrà sicuramente molto materiale a disposizione!

È tutto pronto. Microfono acceso e telecamera puntata contro.

Motore, azione! Ciak, si gira! Dante e Venditti, prima!

“Un saluto a tutti! Giorno fantastico ragazzi, perché finalmente è finita la scuola!”. Rispondiamo con un “evviva” generale e a questo punto Batta si appresta ad introdurre la puntata odierna, ma inaspettatamente si blocca. Alessia interviene per rimediare, ma non ci riesce. Ci voltiamo laconici verso Batta, e rinunciamo a chiedergli cosa gli sia accaduto, meglio ricominciare subito.

Ciak, si gira, Dante e Venditti, seconda!

“È finita la scuola!”. Tripudio generale. “Oggi vi parleremo, abbiamo deciso di parlarvi… – lo sguardo perso di Batta si sofferma sul prof. che però non ha la forza di reagire – abbiamo pensato di trattare…”.

Non ce la fa a proseguire. Registrazione interrotta.

“Ma che cavolo fate?! Vi chiedo aiuto e voi lì muti come pesci. È forse una colpa non ricordarsi l’argomento del giorno?!”.

A rotazione ci prova Simone, poi Alessia. L’attacco di Alessia a onor del vero è preciso, non fa una piega, ma viene a mancare completamente il nostro supporto. In sostanza: o non riusciamo a dare inizio alla puntata, o se questo accade, non riusciamo poi a portarla avanti. E tutto questo sta diventando un problema serio.

Scorgo Luciana che se la ride da dietro la telecamera. Lo avevo detto che oggi avrebbe accumulato materiale a sufficienza per numerose puntate di “Mai dire Chocolat”!

Nel frattempo siamo giunti al ciak numero 12.

Lo scoramento è generale e la mente anziché schiarirsi, si annebbia sempre più con il passare del tempo. Ma con che cavolo lo fanno l’Amaretto di Saronno?!

È il turno del prof. Afferra il microfono con sicurezza, sembra la volta buona.

“Ok, ok, pomeriggio impegnativo dopo uno spuntino che si è dimostrato un pranzo nuziale, ma ora siamo tornati da voi, pronti a presentarvi un confronto difficile tra la poesia di Dante e le canzoni di Venditti…”.

Ci siamo, l’inizio è grandioso, e anche se il prof. ha saltato l’introduzione pensata da Alessia, poco importa, cosa buona è essersi sbloccati. Eccolo che continua con ritmo incalzante.

“E allora, amici ascoltatori, preparatevi ad una puntata vibrante, sensazionale, perché qui da noi i fumi dell’alcool hanno fatto il loro passaggio…”.

Ma che cavolo sta dicendo?!

“E se è vero che Verlaine e gli altri poeti maledetti si cibavano di oppio per le loro poesie visionarie, noi abbiamo invece preferito un amaro tutto italiano per predisporci al divino atto: raccontare la poesia…”.

Si è fermato, secondo me sta per vomitare. Fortunatamente si riprende.

“Scusate gente, ho detto una cazzata!”.

Noooooooo! Un inizio meraviglioso naufragato inesorabilmente.

Ci riprova Simone che s’impappina sul Canto V dell’Inferno. Alessia si perde sulla musica di Venditti. Evidentemente anche lei è stanca.

Al contrario Luciana è in formissima e continua a urlare “Ciak si gira, ciak si gira!”.

Il prof. si alza dal divano con grande incertezza e tenta di impossessarsi nuovamente del microfono, ma riusciamo a bloccarlo prima che questo avvenga.

È ancora il momento di Batta.

“Ciak si gira, Dante e Venditti, quarantesima!”.

Ci voltiamo tutti verso Luciana. Ma davvero siamo arrivati al quarantesimo ciak?!

Lei coglie il nostro pensiero e ci fa segno di sì, senza staccare la telecamera dalle nostre facce sbalordite, e l’ultima cosa che riesce a riprendere di questo pomeriggio sgangherato è Batta, che con una risata sonora rovina anche l’ultimo tentativo di registrazione.

Ultimo, sì, perché quaranta sono più che sufficienti, e visto l’andamento, la cosa potrebbe continuare all’infinito ed è quindi meglio chiuderla qua.

“Ciak, quarantunesima!”.

42, 43, 44, 45…

Davide1995