Francesco Facchinetti
Pomeriggio indimenticabile! Siamo stati invitati alla manifestazione organizzata dai manager di Francesco in occasione del concorso musicale “Your music blog”, e così abbiamo conosciuto il presentatore di “X Factor”: simpatico e pieno d’energia. Siamo rimasti colpiti dalla sua gentilezza e affabilità. Abbiamo discusso insieme di musica e di giovani e del progetto-podcast Chocolat 3b. Ha inizio in questo modo la serie di puntate dedicate ai protagonisti del panorama musicale italiano.
Wow!
Un manichino vestito da sub appeso al soffitto. Poltroncine di pelle. L’intera collezione dei Puffi come soprammobile. Mensole piene di macchinine e soldatini. Poster coloratissimi, tra cui spicca quello di “X Factor” e di Giusy, la vincitrice dell’ultima edizione del concorso musicale. Cappellini dell’NBA appesi alle pareti. Capisco finalmente che le innumerevoli volte in cui avevo fantasticato sulla casa di Francesco, me l’ero immaginata come è realmente: colorata e piena di oggetti.
Michel, manager di Francesco, ci fa accomodare. Siamo emozionatissimi.
Ci racconta che sta preparando un disco e che adora i bambini, la loro innocenza e la loro creatività. Gli piace il nostro podcast, perché fatto da giovani che, come dice lui, sono il futuro del mondo. Gli rispondiamo che siamo sorpresi dalla sua gentilezza, perché siamo partiti in cerca della casa di Francesco quasi allo sbaraglio, seguendo un indirizzo letto per caso su internet. E anche se ci speravamo, non ci saremmo mai aspettati di trovarla, né tanto meno di essere ospitati, ma Michel alza un dito verso l’alto e ci risponde che soltanto colui che ci guarda da lassù è onnipotente, mentre noi uomini siamo al suo cospetto piccoli come un granello di sabbia ed è quindi inutile ritenersi grandi e invincibili solo perché si è ottenuto il successo in questa vita. Anche se si è famosi, dobbiamo rimanere ugualmente umili e ci assicura che Francesco è un ragazzo che ha mantenuto certi valori. Per questo non ha problemi ad invitare i fan in casa sua.
La saggezza di Michel, derivata forse dall’immensità del deserto africano che lo ha visto crescere e che da sempre ha spinto l’uomo a riflettere e a meditare, ci accompagna per tutto il pomeriggio, finché ci salutiamo, con in regalo un paio di cartoline che ritraggono Francesco, e una promessa che accende i nostri cuori: incontrare il nostro beniamino quanto prima.
Siamo seduti con il prof. nella saletta di una discoteca, dove ci sono i partecipanti al concorso “Your music blog” che stanno facendo le prove prima della gara. Ce n’è uno decisamente stonato, a mio avviso, mentre gli altri mi piacciono perché le loro canzoni non sono niente male, molto ritmate e orecchiabili. Il concorso è stato voluto da Francesco, per lanciare gli aspiranti cantanti e dare loro una concreta possibilità di farsi conoscere.
Sorseggiamo un cocktail, analcolico naturalmente, mentre rivanghiamo le recenti vicissitudini affrontate per arrivare a destinazione. È la solita storia che si ripete inesorabilmente. Il prof. viene a prenderci sotto casa, partiamo entusiasti, ridiamo e scherziamo durante il viaggio, fantastichiamo su cosa potrà accadere al nostro arrivo, e puntualmente “ci perdiamo”. E pensare che questa volta abbiamo cercato in ogni modo possibile e immaginabile di prevenire il peggio. Ci siamo muniti di un Navigatore nuovo di zecca, lo abbiamo montato e programmato con l’esatto indirizzo da raggiungere, e in caso di mal funzionamento c’erano le cartine stradali a venirci in soccorso. Ma nulla da fare. La “maledizione” che pende sul prof. in fatto di strade, è andata a segno anche stavolta.
Dopo qualche chilometro, il Navigatore ha incominciato a farneticare: svoltare a destra, svoltare a destra, a destra, a destra. La voce-guida ripeteva in continuazione la stessa frase. Si era incantata, lasciando presagire un guasto nel software d’installazione. Siamo allora ricorsi alle mappe, il cui linguaggio tuttavia sembrarci esserci diventato di colpo incomprensibile.
“Ti dico che bisogna svoltare qui”.
“Ma che dici! Non vedi che la carta è orientata verso Nord e che va guardata per questo verso?! Dobbiamo imboccare la prossima!”.
Deliri di viaggiatori colpiti da un incantesimo maligno.
Una quindicina di svolte sbagliate, girotondi a non finire su rondò con uscite diventate porte segrete e impenetrabili di un castello fatato, numerose soste per chiedere informazioni ogni volta disattese. Questa la tabella di marcia di un viaggio che prevedeva “un’ora scarsa di tempo su strade a percorrenza veloce” e che alla fine ce ne ha riservate tre.
Continuiamo a fare ipotesi su cosa possa aver messo fuori uso il nostro Navigatore, quando il deejay annuncia l’imminente arrivo di Francesco. Ci alziamo in piedi per accoglierlo. Spiccano i suoi tatuaggi e gli occhi di un azzurro intenso. La gente gli si stringe intorno. Aspettiamo che si facciano da parte per presentarci e mostrargli la maglietta con il nostro logo. Foto e autografi e poi Francesco ci chiede da dove arriviamo e ci racconta che alla nostra età suonava in un locale vicino al paese in cui abitiamo, e ci dice che di quei posti conserva ricordi molto belli, oltre ad amici che appena può torna a trovare. Si mette quindi a discutere con il prof. di Twitter, il social network del momento, prima che ci rifacciamo sotto noi, per illustrargli il nostro progetto, ovvero l’idea di abbinare le poesie alle canzoni.
Il concorso ha inizio, con i cantanti che si susseguono a ruota e Francesco che ha una parola di elogio per ciascuno di loro. Non assistiamo alla premiazione, perché siamo costretti ad andare via prima della fine, si è fatto tardi. Un ultimo saluto a Francesco, con un arrivederci in autunno, quando forse saremo ospiti del suo programma a RTL 102.5.
Radio Deejay
Il nostro prof. è stato intervistato da Federico Russo e Marisa Passera, che nella settimana di Ferragosto hanno trasmesso dalla speciale postazione di Radio Deejay in Viale Ceccarini a Riccione. Scaricate il documento in pdf con i dettagli sui due speaker e il loro programma “FM”, e guardate il video, perché dall’incontro tra il nostro prof. (quanto lo abbiamo invidiato!) e la banda di Linus, ne è uscito un quadretto esilarante e divertente. Buona visione!
Riccione: patria del divertimento.
Tornei di beach volley, di bocce, di ping pong. Gente che gioca a racchette o a pallone lungo la spiaggia. Chi fa surf e
chi va sul pattino e chi fa footing, e chi invece preferisce rilassarsi sulle sdraie massaggianti. Bambini impegnati con secchiello e paletta a costruire castelli di sabbia o a giocare con l’acqua su scivoli tortuosi. Giovani che ascoltano musica a tutto volume sotto l’ombrellone. I patiti dell’abbronzatura, con gli specchi o con la carta d’alluminio per catturare i raggi del sole. Il bagnino, sempre attorniato da tre o quattro signore. I marocchini che improvvisano un piccolo mercato lungo mare, pronti alla fuga all’arrivo della guardia costiera. E poi loro: fisico palestrato o meno, con i capelli corti oppure lunghi al vento, ricci o lisci, rossi castani biondi. Con un costume a due pezzi o in topless.
Sono loro la vera anima di Riccione: le ragazze.
Mi ricordo la prima uscita con i miei amici, per rincorrere la morosa partita per il mare con i suoi genitori. Non avevo un soldo in tasca e per pagarmi tre giorni di vacanza decisi di andare a fare un lavoretto. Dissi alla mia mamma che mi aveva ingaggiato una ditta produttrice di vini, ma le scarpe e i vestiti sporchi di cacca con cui tornavo a casa e le mani piene di pizzichi e graffi, erano un segno evidente che col vino avevo poco a che fare. Dalla mattina alla sera toglievo galline dalle gabbie, per caricarle su camion che le trasportavano chissà dove. La mia mamma, anche se preoccupata che quel lavoraccio potesse peggiorare la mia asma, mi lasciò fare, perché aveva compreso che ciò che mi stavo duramente guadagnando era troppo importante per me e non vi potevo rinunciare.
Dormimmo in 5 in una tenda, e poiché il campeggio che avevamo scelto era popolato di gente del nostro paese, il pomeriggio andavamo in giro fingendo crampi allo stomaco per la fame e trovavamo sempre qualche amico caritatevole che ci ospitava per un pasto. E dopo cena li ripagavamo, improvvisando un piano bar e animando così la serata.
A Riccione ci sono tornato in più di un’occasione da deejay, per far ballare i ragazzi in disco o sulla spiaggia, al ritmo di sambe, dance 70-80, hip hop e RnB fino al mattino. La movida della sera e le prime sbronze, le prime avventure lontano da casa ed i primi baci, sotto un cielo trapuntato di stelle, col rumore del mare come sottofondo.
Attraverso Viale Ceccarini mentre tutti questi ricordi mi fanno salire un groppo in gola e mi emozionano visibilmente. Le vetrine di negozi pieni di vestiti e di scarpe all’ultima moda catturano la mia attenzione e il dialetto romagnolo di alcuni passanti mi distoglie per un attimo e mi fa riflettere che quella parlata colorita e simpatica rispecchia in pieno le persone di qua, sempre cordiali e socievoli.
Faccio un bel respiro e percorro gli ultimi metri che mi separano dalla mèta. Tra breve saprò se un altro ricordo indimenticabile potrà aggiungersi o meno a quelli che già mi legano a Riccione e alla sua gente.
“Ciao ragazzi! Vi rubo solo qualche minuto”.
“Dicci pure, non ci disturbi, accomodati”.
La sede di Radio Deejay è una specie di cubo con pareti trasparenti. Al suo interno c’è la postazione del tecnico del suono, defilata sulla sinistra, mentre di fronte, dirimpetto al via vai di gente che passeggia lungo il più famoso corso della Riviera, ci sono le consolle degli speaker, con microfoni, cuffie e computer. All’esterno risalta il grande stemma della radio e alcune gigantografie che ritraggono Albertino e gli altri del clan di Cecchetto e Linus.
“Sono un prof., ma un tempo facevo il deejay proprio come voi, volevo raccontarvi di una cosa che ho creato con i miei alunni…”. Continuo a parlare con enfasi. Federico e Marisa mi ascoltano attentamente e di tanto in tanto si rivolgono delle occhiate d’intesa. Non riesco a capire se la faccenda possa loro piacere, sono forse troppo concentrato nello spiegare i tratti salienti del mio progetto cercando di trasmetterne il vero spirito, che mi sfugge il loro parere, non lo intuisco. Ma l’esclamazione di Marisa arriva fortunatamente a fugare ogni mio dubbio:
“Preparati caro prof., perché tra dieci minuti andiamo in diretta”.
Il cuore mi scoppia in petto, vorrei saltare e urlare dalla gioia. Mi precipito fuori per cercare la mia ragazza, e comunicarle la stupenda notizia. Telefoniamo agli amici che abbiamo lasciato in spiaggia e a quelli a casa, affinché si sintonizzino sulle frequenze di Radio Deejay e mi ascoltino, mentre Francy prepara la fotocamera per immortalare il grande evento.
Torno da Federico, che sta scorrendo sul pc la pagina web del nostro podcast. Mi chiede di fargli un elenco delle poesie e delle canzoni che ho trattato con i miei alunni, mentre Marisa è impegnata a stampare una lirica di Montale.
Indosso le cuffie, mi avvicino al microfono. È tutto pronto. La pubblicità sfuma e Federico attacca salutando tutti quelli che nel frattempo si sono fermati di fronte la postazione per seguire il programma. Quindi mi presenta, ed io esordisco cercando di mascherare il dialetto toscano, ma Federico, toscanaccio come me, mi rifà il verso, e allora mi sento subito a mio agio, la tensione svanisce e mi ritrovo a parlare con spigliatezza e a guardare dritto in camera, per un primo piano.
Intanto le persone, incuriosite, continuano ad affollare il tratto di Viale Ceccarini che ospita la sede volante di Radio Deejay.
Risate a applausi.
Marisa introduce la poesia di Montale, leggendone la prima strofa, Federico recita la seconda e poi arrivo io, cercando di interpretarne al meglio i versi di chiusura.
Federico mi canzona affermando che durante la lettura ho perfino perso la mia “esse liscata”, mentre Marisa mi fa i complimenti per l’iniziativa, che permette agli alunni di studiare la poesia divertendosi e di conoscere cantautori che altrimenti non avrebbero mai ascoltato. Poi Federico mi chiede quale componimento poetico si potrebbe abbinare con Deca Dance, ultimo successo di J-Ax, ed io confuso gli cito una canzone di Max Pezzali. Mi fa notare che avrei dovuto trovare una poesia, e allora ci rifletto un po’, ma non mi viene in mente nulla.
“Ci devo pensare su, e poi magari torno a dirvelo la prossima volta!”.
Federico e Marisa ridono e i sei preziosi ed emozionanti minuti di diretta si chiudono qua.
“Ringraziamo il professor Luca Piergiovanni di essere stato con noi e raccomandiamo a tutti di ascoltare il suo podcast, Chocolat3b!”.
Parte la pubblicità. Ci togliamo le cuffie e ci abbracciamo. Federico e Marisa sono sinceramente contenti di aver fatto questa cosa con me, mentre io mi complimento con loro, perché in pochissimo tempo sono riusciti a mettere in piedi un fuori-programma interessante e ricco di spunti. Sono stati bravissimi. Ed io che ho fatto radio per 20 anni, anche se a livello locale, ne so qualcosa.
Li saluto, lasciando loro la maglietta con stampato il logo del podcast, prima di correre dalla mia ragazza e rivedere insieme il video che ha girato e le foto che ha scattato.
Non riesco a prendere sonno. In questa camera d’albergo fa un caldo terribile. Decido di riguardare il video dell’intervista. Me lo gusto in ogni suo particolare, manovrando la fotocamera con estrema delicatezza: sarebbe infatti una vera tragedia premere il pulsante sbagliato e cancellare tutto quanto! Ed ora che ci rifletto, credo proprio che in questi giorni di vacanza non porterò più con me la fotocamera come ho fatto finora. La chiuderò in cassaforte, sì, è proprio questo che farò, perché preferisco che mi rubino i vestiti, perfino la macchina, piuttosto che lo scrigno di un ricordo così bello.
Radio 101
Tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle 14 alle 17 su RADIO 101, Tamara Donà conduce un programma in cui parla di libri, film, ospita attori e cantanti. Domani, dalle 16 e 30 in poi il nostro prof. verrà intervistato e farà da portavoce per il gruppo Chocolat 3.b. Siamo sicuri che il fascino e la bellezza di Tamara non lo confonderanno?! Voi cosa ne dite?! In allegato trovate altri dettagli…
Intervista a Radio 101 – Chocolat3b
Ore 15 e 40. Vado in diretta a Radio 101, con la bella Tamara Donà pronta ad intervistarmi al telefono.
Sono abituato a fare radio, ed ho già pensato come presentare in quella manciata di minuti che mi verranno concessi il progetto Chocolat 3b, ma sono ugualmente in ansia.
Dalla regia chiameranno dieci minuti prima, per assicurarsi che il loro contatto sia presente, quindi, richiameranno poco prima della messa in onda, lasciandomi parlare con lo speaker di turno, prima di essere presentato a tutti gli ascoltatori e lanciato nell’etere.
Funziona così, è sempre stato così. Anche quando si usavano i vinili o le musicassette per gli spot pubblicitari. Anche quando i cellulari non esistevano e dare vita ad un contatto telefonico era per certi versi più complicato.
Ora basta di rimuginare sul passato. Mi devo concentrare sul presente, sull’intervista che sto per fare. Scorgo Miele, il mio adorato cagnolino, disteso sotto la poltrona del salotto, mentre la femmina di Jack Russel se ne sta comodamente accoccolata sopra.
Suonano alla porta. Chiunque sia, lo respingerò perentoriamente. Non posso lasciarmi distrarre proprio ora.
Al suono del campanello Miele schizza in piedi ed inizia ad abbaiare, mentre il jack corre all’impazzata verso il portone, emettendo abbai misti ad ululati. Un vero inferno.
In casa imperversa una canizza degna di un branco di lupi, il campanello continua a trillare senza sosta, ed io vengo assalito e pietrificato da un pensiero terrificante:
e se tutto questo accadesse mentre sono in diretta con Radio 101?! Sarebbe la fine!
Mi precipito fuori di casa, incurante del solito venditore che sorprendo ad attendermi là fuori.
“Non ho tempo, non ho tempo, mi scusi!”
Gli urlo contro, mentre salgo in macchina e con una sgommata mi lancio sulla strada.
Ho meno di dieci minuti per trovare un posto tranquillo, e soprattutto silenzioso, e poter così fare in santa pace quattro chiacchiere con Tamara.
Giro a vuoto, la mente non riesce a focalizzare una soluzione, l’ansia mi vince.
Poi, d’improvviso, il mio sguardo cade su una Croce in pietra, e poi su una in legno, e su un’altra, e un’altra ancora. Ho trovato il mio paradiso.
“Diamo il benvenuto, su Radio 101, al professor Luca Piergiovanni!”.
“Ciao Tamara! Un saluto anche a tutti gli ascoltatori. È un piacere essere con voi”.
“Grazie Luca. Ma prima di raccontarci cos’è che hai inventato con i tuoi alunni, dicci di dove sei originario, perché mi hai detto di lavorare a Como, ma dall’accento…”.
“Infatti sono toscano, anche se per necessità lavoro da 4 anni nelle scuole di Como – breve pausa dall’altra parte, e allora riprendo subito a parlare – e adesso, per giunta, mi trovo in un posto un po’ particolare…”.
“Ci fai incuriosire in questo modo, dai, dicci dove ti trovi”.
“Sei sicura di volerlo sapere?!”.
“Sicurissima”.
“Devi sapere che vivono con me due pesti di cani, che abbaiano perfino ai moscerini…e quindi mi sono detto che non avrei potuto fare la diretta rimanendo a casa. Per questo sono andato per il paese in cerca di un luogo adatto”.
“Non tenerci sulle spine, dicci un po’ dove sei andato a finire”.
“Pensa e ripensa ad un posto in cui regnasse il silenzio, gira e rigira per il paese, in conclusione…sono finito al Cimitero!”.
Sonore risate nello studio di 101.
“Bè, direi che come luogo è adatto alla cosa che devi fare, più tranquillo di quello, infatti, si muore!”.
Radio 2 Rai
Anna Cinque e Omero Cambi, sabato 2 maggio dalle 13:40 alle 15:00, all’interno del loro programma “Giocando”, hanno parlato del nostro podcast. Potete ora riascoltare la registrazione. Per altri dettagli cliccate qui:
Radio Kiss Kiss
Pomeriggio indimenticabile, con Marco e Giò che ci hanno fatto visitare i locali della radio, spiegandoci il funzionamento di mixer, microfoni e consolle e rivelandoci i segreti per fare una buona diretta. Sono stati carinissimi con noi, come il regista Pollettini che ci ha fornito la registrazione del nostro intervento permettendoci di riproporlo qua, in modo che anche i più distratti possano riascoltarlo. Grazie ragazzi, siete fortissimi!
Ospiti di Radio Kiss Kiss – Chocolat3b
I nostri compagni ci guardano con occhi tristi, mentre noi saltiamo dalla gioia perché tra breve partiremo alla volta di Milano, destinazione Radio Kiss Kiss. Siamo in attesa del pullman che ci condurrà verso il luogo dei nostri sogni. Non è stato per nulla facile organizzare il tutto. L’appuntamento è saltato un paio di volte perché le radio hanno sempre tanti ospiti, un palinsesto ben preciso, programmi collaudati, e non è quindi semplice farsi ospitare, ma questa è la volta buona e tra poco meno di un’ora entreremo nei mitici studi di uno tra i più importanti network nazionali. Il pullman è all’orizzonte. Ci siamo. Tutti in fila con i nostri zaini ricolmi di panini e bibite. La partenza era fissata per le 13 ed è per questo che ci siamo portati il pranzo al sacco. Per l’occasione abbiamo perfino un autista privato. Il papà di Batta ha fatto le cose in grande. Dirige una ditta di autobus, è infatti suo il pullman con tanto di autista che ci ha messo gentilmente a disposizione. L’ironia della sorte ha voluto però che proprio Batta non fosse con noi oggi, bloccato a casa da un febbrone da cavallo. Gli porteremo autografi, filmati e foto a volontà. Ci disponiamo a sedere e scartocciamo alla svelta il nostro pranzo. Abbiamo una fame da lupi. Il prof. intanto ci conta uno ad uno, come si fa durante una gita. Fortunatamente non indossa i suoi famelici pantaloni viola, soltanto jeans e giacca bianca. Stavolta è ok, anzi, azzardiamo che è anche un po’ trandy.
Il viaggio scorre bene. Fantastichiamo sulla visita alla radio e sul nostro intervento in diretta. Ci sarà infatti data la possibilità di parlare per qualche minuto, anche se ancora non sappiamo come si svolgerà il tutto. Il prof. afferma che in questi casi è forse bene non prepararsi in anticipo, perché é senz’altro meglio risultare spontanei. Si è raccomandato poi di comportarci educatamente, di non asfissiare i deejay perché loro sono lì per lavorare e non possono confondersi con dei mocciosi come noi. Insomma, ci ha riempiti di raccomandazioni, ma dico io, non abbiamo mica 5 anni?! Imbocchiamo l’autostrada. Operazione pranzo terminata, fatta eccezione per Lore che ha fregato le patatine ad Alice e se le sta sgranocchiando beato. Saretta ascolta il suo rapper preferito, mentre gli altri sono stravaccati in posizione “dormo ma non dormo”. In ogni caso ci pensa il prof. a svegliare tutti, passando per i sedili con la telecamera. Intende immortalare l’andata per Kiss Kiss sottoponendoci ad una mini-intervista. Ma che pizza! Nel frattempo ci addentriamo dentro Milano. È la prima volta che alcuni di noi vedono la bella città lombarda, anche se oggi non potranno certo ammirare le sue meraviglie artistiche, poiché la sede della radio si trova in periferia.
Rimaniamo incollati ai finestrini. La gente va veloce. Auto, tram, ragazzi e ragazze che camminano alla svelta. Un tipo sofferma lo sguardo su di noi e ci fa un cenno. Lo salutiamo. Affianchiamo due ragazzi in bici che ci osservano divertiti. Salutiamo anche loro. Delle persone ferme in gruppo al semaforo si voltano e rimangono incollate su di noi finché non scompariamo alla loro vista. Altri ci indicano da lontano. D’improvviso, sembra che tutto il mondo si sia accorto del nostro passaggio. Incominciamo a sentirci dei divi. Entriamo in un viale a tre corsie, con le macchine che ci sfrecciano ai lati. Semaforo rosso. Dall’auto vicina, i conducenti ci additano come già era accaduto con i passanti di prima e poi scoppiano a ridere. Stessa cosa succede sull’altro lato. “Ehi ragazzi, mi dite cosa state combinando?! Lasciate stare la gente per strada. Siate educati. Niente segnacci o pernacchie”. “Ma guardi prof. che sono loro a ridere di noi!”. “Sì, è verissimo prof., venga a vedere se non ci crede. Ci guardano, sghignazzano, ma che cavolo vogliono da noi?!”. Il prof. si avvicina all’autista per informarsi sull’ora di arrivo e quello fa un sorriso diabolico e poco rassicurante dietro i suoi occhialoni da sole. Imbocchiamo nuovi viali e giriamo intorno a grandi palazzi. Stavolta il paesaggio umano è cambiato decisamente. Nel senso che per strada, agli angoli degli edifici, fermi di fronte alle abitazioni, seduti davanti ai negozi, ci sono solo ed esclusivamente persone dai tratti inconfondibilmente orientali. E anche loro, proprio come i parenti occidentali, si fermano a guardarci. Siamo diventati un’attrattiva irresistibile. Perfino chi è assorto nei propri pensieri, di colpo si desta e ci addita, ci schernisce con una risata, ci fotografa con le pupille che esprimono perplessità o grande sorpresa. È su di noi l’attenzione di tutti quanti. Mentre un gruppetto di giovani ci saluta calorosamente, il prof. lascia il suo posto e viene a sedersi sul fondo del pullman. Ha l’aria crucciata, sta per dirci qualcosa d’importante. “Un attimo di attenzione ragazzi. Qualcuno di voi sa per caso dove si trova la sede di Kiss Kiss?”. Il nostro ”no” è corale e il prof. s’incupisce ancora di più. Si alza di scatto e si dirige dall’autista per chiedergli dove ci troviamo, ma quello continua a guidare senza profferire parola, nascosto dietro i suoi giganti occhiali da sole. Noto per un attimo i suoi tratti orientali e poi guardo d’istinto fuori del finestrino con i miei occhi che incrociano quelli a mandorla di un passante. Ho un sussulto. Faccio due più due e riferisco tutto a Lore che burlone come sempre esclama: – Misà proprio che ci hanno rapiti!”.
La gente assiepata lungo quel dedalo di strade continua a guardarci incuriosita. Siamo nel quartiere di Chinatown, con un autista cinese, forse muto, che ci sta portando chissà dove. Di motivi per essere preoccupati ce ne sono a sufficienza. D’un tratto il pullman si arresta e la porta si apre lasciando penetrare all’interno un odore di frittura e di pesce marcio. Ci faranno a pezzetti e ci serviranno come ripieno per gli involtini primavera. L’autista ci viene incontro, si toglie gli occhiali ed esclama: “Plego signoli, allivati Kiss Kiss!”. Scendiamo inebetiti, mentre il prof. prende accordi sull’ora e il punto di ritrovo (ci starà vendendo per quattro Renminbi Yuan?!), ci corre quindi incontro
rassicurandoci. La sede di Radio Kiss Kiss è vicina. C’incamminiamo, mentre il pullman sfila via. È in quell’esatto istante che tutti quanti notiamo la stessa cosa, e arriviamo ad un’identica conclusione. Sul fianco del pullman c’è stampata a caratteri cubitali la scritta: “Casinò di Campione”. Esseri scambiati per dei giocatori di poker, specie se ragazzini di 13 anni come noi, è più che plausibile che disorienti e desti curiosità attraendo l’attenzione di tutti. E noi, che nella migliore delle ipotesi, credevamo ci avessero preso per divi e che, nella peggiore, ci volessero invece rapire! È proprio vero che la vita spesso ti sorprende!
Marco e Giò ci accolgono sorridenti e gentili. Saremo ospiti del loro programma, che va in onda dalle 14:30 alle 17:30 tutti i giorni, con un titolo molto originale: “Ook, licenza di…”. Ci fanno visitare i locali della radio, compresa la regia, dove c’è il deejay Pollìni, alle prese con mille cursori. Ci colpisce lo stemma di Kiss Kiss, così colorato e pieno di piccoli simboli. Scattiamo qualche foto qua e là. Marco ci offre da bere e si siede. Siamo pronti ad ascoltarlo. Ci spiega che prima di andare in onda butta giù una scaletta con qualche idea ed i punti fissi della giornata, come la telefonata ad un personaggio famoso, l’intervento di un esperto su quello che è l’argomento odierno, e tra questi punti fissi della trasmissione oggi ci siamo proprio noi. Fa emozione vedere il nome del nostro gruppo-podcast sulla scaletta di un grande Network. Gli raccontiamo com’è nata questa idea del podcast e gli facciamo ascoltare alcune puntate, per poi soffermarci sull’ultimo episodio che annuncia la nostra visita alla radio in cui lavora, e mentre il prof. lo blocca in una discussione serrata sui tempi passati, di quando i dischi di vinile la facevano da padrone, noi ce ne andiamo da Giò, impegnato ad agganciare al telefono la moglie del mitico regista Sergio Leone. Poi, all’improvviso, Pollìni schizza fuori dalla sua postazione e urla a Marco e Giò che tra poco meno di un minuto andranno in onda. Il tempo è volato in loro compagnia! Ci fanno segno di restare fermi, mentre loro vanno nella stanza di trasmissione, separata con un vetro dalla regia. Indossano le cuffie e si avvicinano al microfono, almeno tre volte più grande di quello con cui noi facciamo podcast. “Ancora un pomeriggio in compagnia dei vostri deejay, Marco e Giò….Oggi abbiamo con noi i
ragazzi della Scuola Media di Faloppio! Dovete sapere che loro….”. Arriva la prima tranche di pubblicità e Marco torna da noi per avvertirci che al prossimo collegamento staremo vicini a loro. L’importante è fare silenzio. Giò ci spiega cos’è un coro a cappella. Gli piacerebbe infatti che intonassimo una canzone e provassimo a cantarla senza accompagnamento musicale. Facciamo un po’ di prove, mentre i nostri deejay controllano sul sito della radio “il muro” dove i fan di Kiss Kiss lasciano i messaggi. Dalla regia ci fanno dei cenni e gli speaker riprendono a parlare con grande familiarità. Siamo di nuovo in diretta. “Ecco i ragazzi di Chocolat 3b… fatevi sentire, dai!”. Urliamo e applaudiamo. Le ragazze si sono disposte intorno al microfono. Al segnale convenuto iniziano a cantare “Per fare a meno di te” di Giorgia. Sono intonate e vanno all’unisono. Bella idea quella di cantare senza musica. Altre battute e poi Marco introduce l’argomento del giorno, ovvero i momenti più significativi degli ultimi 10 anni, e Alessia si lascia scappare un “Elisa di Rivombrosa”. Il prof. la trafigge con gli occhi, perché i deejay si erano raccomandati il massimo silenzio. Ma Giò prende la palla al balzo e invita Alessia ad avvicinarsi al microfono e a ripetere agli ascoltatori quello che ha appena detto, beccandosi prese in giro a non finire per aver inserito un avvenimento del genere tra quelli più importanti degli ultimi tempi. È il momento di presentare il podcast e poiché Alessia ha già le cuffie in testa, e tutti gli altri non se la sentono di parlare, è lei a spiegare agli ascoltatori il nostro progetto. In mezzo a quei due mattacchioni di Marco e Giò se la cava egregiamente. È stato un bene non prepararsi in anticipo un discorso da fare, perché la spontaneità e l’improvvisazione sembrano in questo caso carte vincenti. Il prof. aveva ragione, almeno questa volta. Giò esorta tutti quanti a visitare il nostro podcast, prima di lasciar partire la pubblicità. Ci stringiamo intorno ad Alessia e le facciamo i complimenti. Siamo fieri di lei e siamo felicissimi dell’opportunità che ci è stata data. Rimaniamo in radio ancora un’ora, ad osservare il lavoro di regia di Pollìni e le gag di Marco e Giò. Ci mettiamo quindi in posa e scattiamo le foto di rito, prima di salutarli con un grande abbraccio e ripartire alla ricerca del pullman con il nostro autista pseudo-rapinatore che è già lì ad aspettarci, con un sorriso a 32 denti.
Sfrutteremo l’incomprensione dell’andata per farci quattro risate. Ci caleremo nei panni di esperti giocatori di poker. E così, fermi all’autogrill, la scritta “Casinò di Campione” attira come previsto l’attenzione di tutti, e noi rincariamo la dose iniziando a parlare di giocate fortunate, di cifre vertiginose, con il prof. disperato che cerca inutilmente di farci tacere. Ma dovrà sperare di avere fortuna al prossimo giro di roulette, perché oramai il gioco è in mano nostra e non abbiamo intenzione di mollare.
Les jeux sont faits, rien ne va plus!
Un Microfono preso “al volo”
Siamo alla ricerca di un microfono di qualità, e per questo ci siamo fatti un giro per i negozi del centro, e su quelli della rete. I prezzi sono abbordabili, anche se io vado a scovare quelli costosissimi e poi li propongo al mio povero prof. che ogni volta fa la faccia dispiaciuta e ci pensa anche un po’ su, prima di dirmi rattristato che non possiamo permettercelo. Ahahaha! Sono sadico, lo ammetto, e ieri ho toccato il picco di cattiveria, perché ho tirato fuori dal cilindro un’inserzione di un microfono da 9000 e rotti euro. Non vi racconto l’effetto devastante che la cosa ha avuto sul mio Teacher.
Comunque, quella del microfono è diventata una cosa irrinunciabile. Gli abbonati crescono come funghi, viaggiamo al ritmo di 30 sottoscrizioni al giorno di media, e quindi dobbiamo per forza di cose garantire a chi ci ascolta una qualità audio migliore di quella offerta finora, basata sul microfono incorporato del mio Mac. C’è una ditta tedesca che produce attrezzatura per podcast ed ha degli strumenti ottimi. Potremmo prendere l’aereo e volare in Germania, ma so già che è impossibile. L’ultima volta che il mio Prof. è salito su un areoplano ha provocato un casotto da Terza guerra mondiale. Quando me lo racconta mi piego in due dal ridere e non mi stancherei mai di riascoltare le sue vicissitudini, perché sono meglio di un libro di barzellette. In pratica, afferma di essere stato scambiato per un
dirottatore folle. Racconta che quando è salito sull’aereo e si è seduto al suo posto, è stato subito assalito da un senso di soffocamento e si è precipitato fuori. Le hostess, i piloti, e quelli della security gli sono corsi dietro e lo hanno placcato come si fa con un giocatore di regby e lo hanno interrogato. Arrivati a questo punto della storia il Prof. s’incupisce sempre un po’, perché dice di essere stato accerchiato da persone che gli gridavano contro parole in lingue per lui incomprensibili: francese, inglese, tunisino (il volo era infatti diretto a Djerba). Alla fine, un tipo baffuto gli si para davanti e fa segno agli altri di fare silenzio. Si presenta: è il pilota dell’aereo. E qui arriva la parte commovente, stile Heidi, perché il Prof., piagnucolando, ammette d’essere terrorizzato dall’idea di volare e cerca di mimare il panico con un tremolio di gambe. Il pilota, tunisino d’origine, persona arguta e d’esperienza, capisce tutto e decide di prendersi in carico il poveretto. “Non preoccùpe te, io porto te sano e salvo, tua paura fine dopo che tu volare con me”. Parole miracolose, perché il mio Prof. decide a questo punto di affrontare la grande prova di coraggio. Ma la storia non finisce qui. Il Prof. racconta di essersi aggrappato durante il decollo al braccio di una hostess e di averlo quasi stritolato, mentre alla sfortunata rivolgeva frasi senza senso, del tipo: “Hai gli occhi belli come mia mamma!”. Una volta dentro la cabina di pilotaggio, inoltre, sobbalzava ad ogni spia luminosa che si accendeva, facendo infuriare i piloti, esasperati dal suo parlare continuo. Tant’è che, in fase di atterraggio, il comandante è stato costretto a voltarsi e a sgridarlo urlandogli contro, proprio come si fa con bambino capriccioso. Direi proprio che prendere l’aereo per andare ad acquistare un microfono non è nel modo più assoluto una soluzione da prendere in considerazione.
Finalmente è arrivato il pacco postale. Ci facciamo tutti intorno per vederne il contenuto. Siamo in ansia, non
vediamo l’ora di ammirare il nostro nuovo microfono, ordinato via internet al negozio tedesco, specializzato nell’attrezzatura per podcast, che io avrei voluto raggiungere in aereo… Inizialmente eravamo orientati per un pezzo vintage, di classe, tipico delle radio Anni ’50, ma poi, leggendone bene le caratteristiche tecniche, abbiamo optato per un microfono meno “figo”, ma senza dubbio più efficiente. E comunque è molto bello anche questo, ed è più grande di quello che appariva dalla foto. Ha un cavo con l’attacco usb, per collegarlo direttamente al computer, ha l’ingresso per le cuffie e un mucchio di altri pulsanti e accessori, tra cui il pop stopper, una specie di cerchio in nylon da porre davanti il microfono, evitando che la pronuncia troppo “esplosiva” di certe lettere, rovini la registrazione.
Questa notte mi divorerò il libretto delle istruzioni. Voglio che questo gioiellino sia in funzione quanto prima, e voglio che tutto sia perfetto, in fondo sono io il tecnico del gruppo, e non posso certo sfigurare! Dura vita la mia! Ma la soddisfazione di trasformare le nostre voci da orchi in quelle di angeli, mi ripaga di ogni sacrificio.
Battux95
La scheda della discordia
Mercoledì, giorno di registrazione per il podcast.
Abbiamo appena ultimato un difficile confronto tra le poesie di Leopardi e le canzoni di Jovanotti, ci stiamo avviando verso casa, quando il Prof. ci blocca con una proposta improvvisa, di quelle che capitano una sola volta nella vita: “Volete venire al Centro Commerciale con me?”.
La tentazione è forte, anche perché ci capita raramente di fare qualche giretto per i negozi durante la settimana, ma un pensiero ci assale.
“Ehm, veramente, noi avremmo un impegno…”
“Ma dai ragazzi, torniamo subito”.
Sì certo, come no!, vorremmo esclamare, ma il rispetto per il nostro Prof. ci trattiene. Purtroppo, la sua capacità di perdersi anche in un unico e cortissimo tratto stradale è proverbiale.
“Ok Prof., proposta accettata”. Saliamo in macchina. È tutto vero, sta succedendo veramente. Batta è già collassato prima della partenza, e per un attimo anche il mio cuore cessa di battere: arresto cardiaco. Il Prof. mette in moto, ingrana la prima, fa l’atto di partire quando si volta verso di noi ed esclama:
“Ma quale via si prende per il Centro Commerciale?”
E così, quel mercoledì è poi diventato indimenticabile.
Ci mettiamo in viaggio, finendo per perderci un numero incalcolabile di volte e dopo mille imprecazioni ritroviamo miracolosamente la retta via smarrita, mentre una nuvoletta sinistra si posiziona proprio sopra di noi.
“Ci scusi per la domanda, ma perché non si compra un Navigatore?!”
“Ho provato a farne uso, ma forse, a causa dei miei influssi negativi, si è disinstallato. Insomma…ha praticamente deciso di suicidarsi”.
Ci scappa una risata, ma lo incalziamo nuovamente: “Ne è sicuro?! Ci dica la verità, perché non ne acquista uno?”.
“Quanta curiosità! È da un po’ che ci penso, in questi giorni mi sono recato al negozio, ma erano terminati”.
Il solito braccino corto del Prof!
La nuvola carica di pioggia continua a seguirci. La scruto dal finestrino dell’auto. Per un attimo credo di vederci dentro il braccio del Prof. lungo quanto quello di Pollicino e rido da sola, mentre il Prof. mi guarda perplesso dallo specchietto retrovisore, con il suo viso che si contorce in tal modo da diventare brutto come quello dei vampiri in Buffy.
Batta, invece, continua a ridere e a scherzare come se niente fosse. Ci ritroviamo nel parcheggio del Centro Commerciale, con la nuvola ribattezzata Fantozzi-Prof. che stavolta si abbatte su di noi.
Scappiamo attraverso il labirinto di macchine, mentre il Prof. si divide da noi, portando con sé l’ombrello. Entriamo fradici nel Centro Commerciale e ci rechiamo al negozio di telefonia.
Mission impossible: comperare una scheda SIM.
L’idea è infatti quella di attivare un numero di cellulare per il podcast, al quale potranno chiamare tutti quelli che ci seguono o che sono interessati al nostro progetto, magari per darci consigli, suggerimenti o anche soltanto per rivolgerci critiche o complimenti.
Sopraggiunge il Prof., già visibilmente impensierito.
“Non si preoccupi, è tutto sotto controllo, abbiamo appena stipulato un contratto telefonico per il podcast, una cosetta da nulla, c’è soltanto da dare un piccolo acconto di 200 euro”.
Il sadismo di Batta ha colpito nel segno. Il Prof. impallidisce, ha forse uno svenimento, o un attacco cardiaco. Questa volta ci toccherà prendere il defibrillatore per elefanti, sempre che esista.
La commessa corre in soccorso: “L’attivazione della scheda Sim è gratuita”.
Parole che risuonano come sinfonie celestiali alle orecchie del Prof. Lo vediamo riprendersi all’istante. Gli è tornato il colore nel viso.
Ci lasciamo alle spalle il Centro Commerciale. Missione compiuta: da oggi siamo raggiungibili e in contatto con i nostri fan. Anche se ora il problema è un altro: riusciremo a ritrovare la via per tornare a casa?!
P.S.: Non si arrabbi Prof. se ho fatto troppo umorismo su di lei, sa bene che è sempre nei nostri cuori!
Alessiuccia19
Come creare un Podcast (parte seconda)
Il software giusto per registrare gli episodi del podcast, con i trucchi per gestire i file audio. Il servizio di audio-hosting per pubblicare sul web ciò che avete prodotto. L’uso dei tags – parole chiave che vi permettono di essere trovati – così come la creazione del file RSS, indispensabile per inserire il lavoro fatto nei motori di ricerca… Queste e tante altre cose per aiutarvi nella creazione del vostro primo podcast.
Come creare un Podcast (parte seconda) – Chocolat3b
Ecco alcuni link utili per creare, pubblicare e far conoscere il vostro Podcast: |
Per acquistare l’attrezzatura necessaria (mixer, microfono, cuffie, ecc.) vi consigliamo questi due siti:http://www.musik-service.de/http://www.libertybusiness.it/negozi/audiomusicarecording/php/catalogo.php?cat_id=novita |
Per effettuare le registrazioni ecco il software gratuito per windows:http://audacity.sourceforge.net/download/Ed ecco quello per mac:http://mac.softpedia.com/get/Audio/Apple-GarageBand-Update.shtml |
Per pubblicare il podcast vi consigliamo: https://www.podomatic.com/path/signupqui potrete effettuare la registrazione e iniziare così a creare gratuitamente la vostra pagina web con gli episodi |
Podomatic crea in automatico il file RSS, ma se siete degli esperti informatici o dei pionieri coraggiosi, potete crearlo con l’aiuto di Podcastamatichttp://kenwardtown.com/projects/podcastamatic/ in fondo alla pagina trovate il download |
Se volete arricchire il vostro podcast con file pdf, ecco un programma che vi permette di trasformare qualsiasi documento in formato pdf: Pdf creatorSe avete bisogno di trasformare una pagina html in pdf, ecco lo strumento che fa per voi: http://html-pdf-converter.com/Per modificare e arricchire i vostri documenti pdf: PdfescapeSe avete bisogno di unire più documenti pdf in uno solo:http://www.mergepdf.net/ |
Per diffondere il vostro podcast, di seguito un elenco dei più importanti motori di ricerca e directory in cui potrete inserirlo tramite il vostro file RSShttp://www.masternewmedia.org/it/2005/05/21/directory_podcast_i_migliori_motori.htmQuesto è invece il link per scaricare ITunes dove potrete registrare il vostro podcast:http://www.apple.com/it/itunes/download/ |
Date uno sguardo ai podcast italiani già esistenti:http://www.audiocast.it/podlisthttp://www.podcast.it/http://www.gunp.it/ |
Per approfondire il mondo del podcast, ecco due libri molto interessanti e scaricabili gratuitamente in pdf:Boiano Stefania – Gaia Giuliano, Il tuo podcast: http://www.iltuopodcast.com/libro.htmlAlberto Pian, Podcast a scuola: http://www.leledainesi.com/wp-content/Podcast_a_scuola_PIAN.pdf |
Come creare un Podcast (parte prima)
Fare un po’ di benchmarking (analisi concorrenza), per scegliere un argomento per il podcast che non sia già stato trattato da altri. L’originalità è ciò che contraddistingue un lavoro, purché sia un qualcosa che possa essere d’interesse: i Chupacabras e la loro vita, citati in questo episodio, difficilmente potrebbero risultare coinvolgenti! Utilizzare un titolo e un logo accattivanti, che attirino l’attenzione. Selezionare l’attrezzatura che fa al caso vostro: pc, cuffie, mixer, microfono, con un’occhio particolare a quest’ultimo, così da ottenere registrazioni di qualità.
Come creare un Podcast (parte prima) – Chocolat3b
La scelta dell’argomento da trattare, del titolo del podcast, del logo e di un jingol che vi contraddistingua
L’argomento del nostro podcast si può riassumere in “poesia e canzone, due forme espressive a confronto”, anche se poi, l’interessamento che c’è stato nei nostri confronti ci ha spinti a realizzare alcuni episodi in cui facciamo un po’ di storia del podcast, spieghiamo come possa essere realizzato a livello tecnico, per poi soffermarci sulle difficoltà del parlare in radio, che accomunano tanto i podcaster quanto gli speaker radiofonici. A chi vuole provare quest’esperienza e deve ancora selezionare il tema da trattare, consiglio vivamente di guardarsi un po’ in giro, per rendersi conto di ciò che esiste già (audiocast.it, gunp.it, podcast.it, raccolgono molti podcast italiani, divisi per tematiche). Una volta scelto l’argomento, inventatevi un titolo accattivante e create un logo originale (sempre in Jpg e di forma quadrata, altrimenti riscontrerete difficoltà ad inserirlo nelle directory). A mio avviso titolo e logo non devono rimandare direttamente all’argomento del podcast. Noi ci siamo orientati verso un nome come “Chocolat 3.B” che ben poco ha a che vedere con la poesia e la canzone. Si tratta in ogni caso di una scelta personale che ciascuno può prendere nel modo che ritiene più opportuno.
L’attrezzatura
È sufficiente un computer, un mixer, un paio di cuffie e un microfono. Quest’ultimo risulta essere il pezzo più importante e sul quale spendere, perché chi vi ascolta lo fa molto spesso in mezzo al traffico cittadino, dentro la propria automobile, o nell’autobus, nel treno, mentre fa sport…è pertanto necessario registrare in un ambiente silenzioso e con un buon microfono affinché il suono risulti pulito e comprensibile. Noi utilizziamo un samson dal costo di 100 euro e poco più, perché è un microfono a condensatore, sensibile e brillante per la registrazione del parlato e con un attacco usb che permette di collegarlo direttamente al pc. Abbiamo poi aggiunto un pop stopper, ossia una specie di disco protettivo da interporre tra la bocca e il microfono. Lo trovate a 15/20 euro. È uno strumento importante perché elimina quell’effetto esplosivo che a volte si ha quando si pronunciano certe lettere con troppa veemenza.
Il software
Una volta riunita l’attrezzatura migliore, dovrete scegliere un programma che vi permetta di registrare le puntate del podcast. Noi vi consigliamo Audacity per Windows perché gratuito e facilmente scaricabile, oppure GarageBand per Mac. Entrambi i programmi hanno un’interfaccia molto intuitiva e senza difficoltà ne imparerete in breve ogni funzione…una raccomandazione però: usate file mp3 con frequenza a 44100 Mhz, così da essere compatibili con la maggior parte dei lettori.
La pubblicazione sul web
È necessario un “audio hosting”, ossia un servizio che vi offrirà lo spazio necessario e anche gli strumenti per poter pubblicare tutte gli episodi. Noi abbiamo scelto Podomatic perché molto facile da usare e con una grafica accattivante. In sostanza, una volta che ci si è registrati al sito, si possono caricare facilmente i file audio delle puntate, ma non solo. Si può arricchire ciascuna registrazione con un titolo, un commento scritto, il logo, ed i tags, ossia le parole chiave che permetteranno, a chi naviga sui motori di ricerca, di trovare il vostro podcast. In qualsiasi momento potrete modificare la vostra pagina web e potrete tenere sempre sotto controllo il numero degli abbonati e dei download che la gente ha effettuato, senza contare poi che Podomatic, completamente gratuito nella versione basic, crea in automatico il file RSS (lo si può realizzare anche manualmente ma bisogna essere davvero degli esperti informatici). Questo file vi permetterà d’inserire il vostro podcast nei maggiori motori di ricerca e directory e grazie ad esso gli utenti potranno abbonarsi e continuare a scaricare tutti i nuovi episodi mano a mano prodotti.
Podcaster e Speaker radiofonici (parte seconda)
Non disturbare i compagni che registrano; parlare col giusto ritmo: né troppo lentamente, né troppo velocemente; stare vicino al microfono, ma senza toccarlo con le labbra o con le dita; tenere di fronte a sé la traccia di ciò che si dirà, evitando di toccare il foglio in cui è scritta, per non fare rumore; non parlare troppo a lungo finendo per cadere in discorsi complicati e sconclusionati; Evitare certi tic linguistici… Questi ed altri consigli, per realizzare episodi radiofonici piacevoli all’ascolto.
Podcaster e Speaker radiofonici (parte seconda) – Chocolat3b



























