Misteri 1

Questo articolo era stato pubblicato prima dell’inizio della scuola dopo le vacanza di Natale ed è sparito. Lo ripropongo sperando che non sparisca più.

Stiamo per tornare a scuola, ma possiamo ancora crogiolarci nel clima festivo visto che oggi è l’Epifania. Il testo dell’articolo che segue è stato elaborato dall’insegnante di Religione delle quinte.

Le icone

Eccoci alla fine del tempo di Natale, presto bisognerà smontare l’albero ed il presepe, ma prima di farlo un ultimo sguardo alla festa appena trascorsa lo possiamo dare attraverso questo lavoretto fatto dagli alunni e dalle alunne  delle  classi quinte della Oberdan per le feste.
Le icone sono i dipinti tipici dei cristiani ortodossi. Già chiamarli dipinti però non è esatto perché non ci introduce bene all’essenza delle icone. Un dipinto è qualcosa che tu guardi, l’icona, secondo la teologia ortodossa, invece è Qualcuno che guarda te. Inoltre delle icone non si dice che vengano dipinte, ma scritte. Anche questo ci introduce al loro significato più profondo. Un’icona è un brano del Vangelo, una verità cristiana scritti non con l’inchiostro ma con i colori. in esse è la teologia che parla, non il sentimento o l’estro dell’artista. Per questo le icone, secondo la tradizione ortodossa, devono seguire precisi schemi di composizione. Ogni scrittore di icone si immette nella tradizione della Chiesa che ha dato le regole per la loro composizione. il loro posto è nella chiesa per accompagnare la liturgia. Per questo in genere gli scrittori di icone ortodossi sono monaci.
Per Natale ho deciso di far scrivere le icone ai miei alunni per far capire loro un po’ questi concetti, visto che a Gennaio parleremo meglio degli ortodossi anche per la coincidenza con la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani (18-25 gennaio).
L’icona che vi mostriamo è una Madonna della Tenerezza o Eleousa, scritta da un’alunna della VC (B. L.).
La Madonna della Tenerezza è una delle più e venerate dall’Oriente, ma anche una delle più conosciute in Occidente. Qual è il suo significato religioso? In essa non c’è soltanto l’abbraccio, naturale, tra una madre ed un figlio, c’è l’abbraccio pieno d’amore e di forza del Figlio di Dio all’umanità tutta e alla Chiesa (ambedue simboleggiate da Maria). Con la mano Gesù sembra voler trasmettere loro (all’umanità e alla Chiesa) il suo amore e la sua forza. Al contempo Maria sostiene Gesù così come la Chiesa porta il Salvatore all’umanità. L’abbraccio della Madre non è possessivo, ma quasi un mostrare il Figlio al fedele in preghiera. Il suo sguardo triste e pensoso rimandano alle sofferenze della croce.
La veste di Maria è color rosso, che rappresenta sia il sangue sia la dignità della porpora regale e l’azzurro della sua veste indica la sua purezza.
Le tre stelle sulla veste (una è nascosta dal Bambino) indicano la sua perpetua verginità ovvero la nascita miracolosa di Gesù.
Gesù ha il vestito color oro scuro (nel nostro caso quasi arancione per motivi tecnici) a indicare la sua regale divinità e la fascia che gli cinge la vita e la spalla sono vesti liturgiche di Cristo Sommo Sacerdote.
Il fondo color oro (argento in questo caso) indica che il tempo di quell’abbraccio è l’eternità.

Tecnica di lavoro.

Fare una vera icona è un lavoro immane. Parte dalla preparazione della tavola di legno, cosa che può durare settimane fino alle rifiniture in oro (assist) della veste. Noi siamo partiti da tavolette di compensato (generosamente donate dai genitori 🙂 ) sulle quali abbiamo ricalcato l’immagine scelta attraverso della carta carbone. Poi abbiamo dipinto con le tempere (fare il colore con l’uovo e l’acqua demineralizzata era al di sopra delle nostre capacità!). L’icona andrebbe rifinita con l’olifa, uno strato di olio di lino che penetra nel legno, ma anche questo non è stato possibile farlo. Per gustare in pieno queste opere vi rimandiamo quindi alla visione, magari dal vivo, di vere icone scritte da monaci ortodossi.
Se vi state chiedendo cosa hanno fatto i bambini dell’alternativa ecco la risposta:
L’alunno musulmano ha dipinto un calligramma con le parole Houb (amore) e Salaam (pace) intrecciate a formare una colomba; l’alunna ebrea ha dipinto una Hanukkiah (o Chanukkià), cioè il candelabro a nove bracci della festa di Hanukkà che quest’anno cadeva dal 1 al 9 dicembre. Tre bambini italiani hanno scelto comunque di dipingere le icone perché gli piacevano.

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