A CURA DI ILENIA DITELLA

La Sardegna, (in sardo Sardigna o Sardinna) prende il nome dai suoi antichi abitanti i Sardi, è una regione a statuto speciale ossia è una regione con un’autonomia più ampia nei confronti dello stato centrale rispetto alle altre regioni.
UN PO’ DI STORIA
La Sardegna è la regione più antica d’Italia,insieme alla Corsica fa parte di un unico basamento di roccia che, dal punto di vista geologico, è molto simile a certe zone della penisola iberica (Meseta) e della Francia meridionale (Montagna Nera). Da quando emersero i primi lembi di roccia (circa 570 milioni di anni fa) fino all’Eocene (circa 40 milioni di anni fa) la Sardegna fu saldata con l’Europa continentale in corrispondenza delle coste mediterranee della Spagna e della Francia. Le rocce più antiche si formarono agli inizi dell’era Paleozoica (570-225 Ma) nel periodo Cambrico (570-500 Ma), per accumulo di sedimenti sui fondali marini profondi.
La struttura di queste rocce subì una metamorfosi dovuta alle elevate temperature dei magmi e alle gigantesche pressioni legate ai movimenti della crosta terrestre, per questo sono chiamate rocce metamorfiche.
Le rocce metamorfiche del periodo Cambrico (arenarie, calcari, dolomie, scisti) sono visibili nelle zone del Sulcis-Iglesiente (sud ovest dell’isola).
Queste zone furono le prime terre emerse della Sardegna e dunque hanno un’età di circa 600 Ma.La Sardegna diventa un’isola fra il Cretaceo medio e l’Oligocene si formano i depositi vegetali nella zona del Sulcis (CA) che si trasformeranno nel tempo in lignite (un tipo di carbone fossile).
Nell’Oligocene (38-26 Ma) per un complesso evento tettonico (l’orogenesi alpina) nacquero le Alpi, l’Appennino, i Pirenei, la catena dell’Atlante.
La Sardegna e la Corsica, che fino a quel momento erano saldate alla massa continentale, si staccarono dal resto del continente e, spostandosi in senso rotatorio antiorario, andarono a collocarsi nella posizione attuale al centro del Mediterraneo Occidentale.
Nel Miocene (26-5.2 Ma) una vasta zona dell’isola fu nuovamente invasa dal mare: la crosta terrestre si distese e si formò una fossa (la Fossa Sarda), estesa dal Golfo dell’Asinara al Golfo di Cagliari, che fu invasa dal mare.
CARATTERISTICHE GENERALI
La Sardegna situata nel centro del bacino occidentale del Mare Mediterraneo tra 38°51′52″ di latitudine N e tra 8°8′10″ e 9°50′8″ di longitudine E (da Greenwich), si affaccia sul mar Tirreno a est e a sud, sul mare di Sardegna a ovest, mentre a nord uno stretto braccio di mare, chiamato Bocche di Bonifacio, la separa dalla Corsica.
In realtà la Sardegna non solo non ha mai avuto particolari rapporti, e nemmeno ne ha tuttora, con il Mezzogiorno d’Italia, bensì gravita piuttosto verso l’Italia centrale (Lazio e Toscana), mentre prima dell’unità d’Italia era, di fatto, “Il Regno di Sardegna” dal quale derivò, attraverso processi storico-giuridici, l’ attuale “Repubblica Italiana”. Nel contesto d’Italia, la regione costituisce veramente un’area a sé: persino la sua lingua, il sardo, è considerato un idioma a tutti gli effetti.
Amministrativamente costituisce, così come la Sicilia, la Valle d’Aosta, il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia, una regione a statuto speciale, dotata di larga autonomia. È ripartita nelle province di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari; capoluogo regionale è Cagliari.
La popolazione sarda è costituita da 1.680.000 abitanti (ISTAT 1991) ed è distribuita in un territorio di 24.089 km2 a bassissima densità in centri abitati di ridottissime dimensioni spesso notevolmente distanti tra loro e sempre con notevolissime difficoltà di collegamento per le condizioni della viabilità e dell’orografia. Circa un quarto della popolazione totale dell’ isola è concentrato nella città di Cagliari e nei suoi dintorni.
VIE DI COMUNICAZIONE
Per la Sardegna, la Commissione ha evidenziato “un rilevante fenomeno di spopolamento e di invecchiamento della popolazione, soprattutto nelle zone interne dell’isola. L’insularità è all’origine di numerose difficoltà strutturali: costi elevati dei trasporti e delle comunicazioni, scarsa disponibilità di risorse energetiche ed idriche e di servizi. La collocazione periferica e la distanza nonché la scarsa densità della popolazione sono ostacoli obiettivi e permanenti allo sviluppo socioeconomico dell’isola.
Le vie di comunicazione strettamente integrate con l’agglomerato di Macchiareddu-Grogastu sono costituite dalla rete stradale consortile, che comprende circa 35 km di strade, e dal Porto Canale. La strada principale è rappresentata da una dorsale, in buona parte a doppia carreggiata, che attraversa l’area industriale da sud a nord collegandola rispettivamente alla Strada statale 195, detta Sulcitana, e alla Strada provinciale 2, detta Pedemontana di cui costituisce il prolungamento fino alla Strada statale 130. Attraverso queste arterie l’agglomerato di Macchiareddu-Grogastu è collegato ai più importanti centri urbani, industriali e nodi di comunicazione del sud della Sardegna:
- Il ramo nord-orientale della statale 195 collega l’agglomerato al Porto Canale e alla città di Cagliari; il ramo sud-occidentale lo collega al polo petrolchimico di Sarroch.
- A nord il prolungamento consortile della provinciale pedemontana permette il collegamento con i centri abitati di Uta, Assemini ed Elmas, alle due arterie di maggiore importanza nell’isola, le statali 130 e 131, all’aeroporto di Elmas e alla rete ferroviaria.
Le interdistanze fra l’area industriale e i suddetti siti variano in media dai 4 ai 15 km.
RISORSE ENERGETICHE
Tra i temi che da tempo (ed ancora oggi) alimentano il dibattito in Sardegna, può annoverarsi senza dubbio quello inerente all’energia eolica: come sempre, da una parte se ne cantano le lodi, dall’altra se ne contesta l’impatto visivo e/o acustico nel territorio. Il problema principale resta il nostro attuale stile di vita, costantemente ignorato nei dibattiti più o meno politici, culturali, scientifici; se, come avviene, ogni anno i nostri consumi energetici aumentano, l’eolico sarà l’ennesimo torbido indirizzo per lavare le nostre coscienze soddisfando nel contempo qualche grossa impresa costruttrice.
DESCRIZIONE GEOGRAFICA
La Sardegna è costituita più dell’80% dal territorio montuoso o collinare: per il 67,9 % è formato da colline e da altopiani, per il 13,6% è costituita dalle montagne e il restante 18,5% è formata da pianure.
La Sardegna ha un territorio prevalentemente montuoso con rilievi che, pur al di sotto dei 2000 metri di altitudine, hanno caratteristiche geomorfologiche, orografiche e meteo climatiche tipiche di montagne ben più alte. Infatti, anche a quote non elevate, è possibile trovare un ambiente naturale immerso nella vegetazione e movimentato da numerosi e suggestivi rilievi di natura prevalentemente granitica e calcarea, modellati da fenomeni erosivi che in milioni di anni hanno disegnato la superficie dell’isola creando valli, promontori e gole dalle forme sorprendenti; asportando materiale che i fiumi hanno poi trasportato verso il mare dando vita alle meravigliose, ammirate e tanto ambite spiagge costiere.
Le montagne della Sardegna sono piene di vita, di storia, di fascino
Punta la Marmora è la vetta massima; ma è alta appena 1834 metri. Così, nonostante sia spesso definita un’isola montuosa, le asperità della Sardegna difettano giusto dell’elemento più caratterizzante della montagna: l’altezza.
Tuttavia hanno un elevato interesse naturalistico, visto che sono molto antiche ed offrono una grande varietà di panorami geologici. La loro infatti è una storia iniziata 500 milioni di anni fa.
Il Gennargentu rappresenta il culmine massimo, con un arco di cime tutte al di sopra dei 1800 metri, che fan da damigelle a Punta La Marmora. I picchi slanciati e i tafoni tondeggianti che l’azione abrasiva degli agenti atmosferici ha modellato pittorescamente, sono l’aspetto che caratterizza le montagne di granito, quali il Limbara e l’Ortobene.
I panorami più vari e suggestivi sono però quelli delle montagne calcaree, dove il candore della roccia è spezzato dal verde cupo dei ginepri. Il Supramonte, nella Sardegna centro-orientale, ne è l’esempio più conosciuto e rappresentativo. E’ un grande altopiano carsico, cinto ad ovest da una maestosa cordigliera di cime.
Frequentissimi sono gli altipiani che si elevano solitamente tra i 600 e i 900 metri sul livello del mare e sono formati da terreni di varia natura. Al centro dell’isola troviamo quelli di Campeda, del Marghine e di Abbasanta; nella zona Nord-orientale emergono i graniti di Alà, Bitti e Buddusò. Nel centro sud sono tipici quelli della Marmilla chiamati Giare, come quella di Gesturi e quella di Serri, o Taccus nel Sarcidano e Barbagia di Seulo come a Nurri, Sadali e Esterzili. Anche queste zone della Sardegna esercitano un forte richiamo. Soprattutto le Giare offrono spettacoli incantevoli di paesaggi e sono ricchissime di flora e fauna uniche in tutto il continente europeo.
Le uniche due grandi pianure della Sardegna sono quelle del Campidano e della Nurra formatesi entrambe nel pleistocene (1 milione di anni fa circa).
Sono pianure alluvionali: in origine erano due profonde fosse invase dal mare; nel tempo furono colmate dai detriti alluvionali trasportati dai fiumi che vi sfociavano.
Il Campidano collega il golfo di Cagliari a quello di Oristano.
Pianure notevolmente meno estese, sempre di natura alluvionale, si trovano alla foce di alcuni fiumi: la piana del Cedrino presso Orosei (NU), la piana del rio Posada, presso Posada (NU), e quella formata dal Flumendosa presso Muravera (CA).
Nell’interno dell’isola, pianure come su Campu Giavesu, Giave (SS), sono state create dall’erosione di suoli di origine vulcanica da parte degli agenti atmosferici.
I fiumi considerata la morfologia dell’Isola non sono molto lunghi e ricevono gran parte dell’alimentazione ai loro invasi dalle acque piovane. Il più lungo (157 km.) è il Tirso che, nascendo dall’Altopiano di Buddusò, attraversa diagonalmente la Sardegna per sfociare nel Golfo di Oristano. Dal Gennargentu nascono il Flumendosa e il Cedrino che, alimentati anche da altre sorgenti, non risentono molto delle secche estive. Ricordiamo anche il Coghinas che nasce nella Catena del Marghine e sfocia nel nord Sardegna nei pressi di Castelsardo; il Rio Mannu di Porto Torres che percorre per circa 60 km la Piana della Nurra. Anche nel sud troviamo un altro Rio Mannu. Nasce dalle propagini meridionali del Gennargentu, attraversa il Campidano e sfocia nello stagno Di Santa Gilla (Santa Igìa) nei pressi di Cagliari.
La Sardegna possiede un unico lago naturale, il lago di Baratz. Si è reso necessario, quindi, creare degli invasi artificiali che contribuissero alla creazione di scorte idriche necessarie per tutti gli usi civili e agricoli. Sono stati creati, nel corso degli anni, i Laghi del Coghinas, dell’Alto Flumendosa, del Medio Flumendosa, il Mulargia, Gusana ed altri. Anche attorno a questi bacini si sta sviluppando un turismo alternativo e complementare a quello marino. Nei pressi del Gusana, del Coghinas e del Medio Flumendosa stanno sorgendo strutture ricettive e sportive. Su questi invasi assai vasti e ricchi di pesci, circondati da una natura incontaminata, si sta puntando per promuovere il turismo verso le zone interne in grado di offrire ospitalità e svaghi per dodici mesi all’anno.
I mari che circondano sono il Mar Tirreno, a Est, la quale separa la Sardegna dalla Penisola Italiana le bocche di Bonifacio, a Nord, la separano dalla Corsica e il Mar di Sardegna, a Ovast, dalla Penisola iberica e dalle isole Baleari.
Le coste della Sardegna presentano incantevoli spiagge di sabbia bianca e finissima, scogliere inacessibili, splendide insenature, ampi golfi. Questa varietà, negli ultimi trent’anni, l’ha portata all’attenzione dei vacanzieri estivi. La Costa Smeralda è ormai la località marina più famosa d’Europa. Ma Villasimius, Santa Margherita di Pula, Alghero, Stintino, le Coste dell’Oristanese, del Sulcis, e tutta la Costa Orientale, hanno poco da invidiare alla Costa Smeralda. E così tutte le coste sarde, nel periodo estivo, sono la meta di decine di migliaia di turisti. I porti si sono ormai attrezzati per la nautica da diporto e ospitano barche e yacht dai più piccoli ai più lussuosi.
AMBIENTI NATURALI PROTITTI
Più di 600.000 ettari di territorio sardo sono sotto protezione ambientale. Anche se il varo di alcuni parchi procede con qualche difficoltà, sono sotto tutela alcuni dei più affascinanti tratti della costa sarda e ampi territori dell’interno.
Questo patrimonio naturale si integra con quello storico e culturale, rappresentato dagli antichi siti d’interesse archeologico e dai resti dei più recenti complessi dell’attività mineraria. La Regione Autonoma, per conservare e valorizzare questo patrimonio unico, con la legge n. 31 del 7 giugno 1989 ha definito le aree protette sottoposte a tutela che si trovano sull’isola. Complessivamente si contano:
ECONOMIA
L’ agricoltura sarda è oggi legata a produzioni specializzate come quelle vinicole e quelle del carciofo, unico prodotto agricolo di esportazione. Le bonifiche e l’irrigazione hanno permesso di estendere comunque le culture e di introdurre alcune coltivazioni specializzate quali ortaggi, primizie e frutta accanto a quelle tradizioni dell’ulivo e della vite che prosperano nelle zone collinose.
La piana del Campidano produce frumento, orzo e avena della quale è una delle principali produttrici italiane. Tra gli ortaggi , oltre ai carciofi, primeggiano e sono di un certo peso la produzione di barbabietole e arance. Il patrimonio boschivo è stato smantellato da pisani e genovesi ed è oggi sostanzialmente limitato alla quercia da sughero, che cresce spontanea favorita dall’eredità del terreno. La maggior parte del sughero italiano viene prodotto in Sardegna.
Per secolare tradizione, la percentuale degli addetti alle attività primarie è alta e l’allevamento rappresenta una fonte di reddito molto importante. Attualmente si trova circa un terzo dell’intero patrimonio ovino e caprino italiano. Oltre alla carne, dal latte ricavato si produce una grande varietà di formaggi;basti pensare che la metà del latte ovino prodotto in Italia viene dalla Sardegna e viene in gran parte lavorato dalle cooperative dei pastori e da piccole industrie.
L’altra forma di allevamento molto diffusa è quella del cavallo,principalmente razza anglo-arabo. Prima regione in Italia per un numero di puledri nati(circa l’80%del totale nazionale). La Sardegna vanta una tradizione secolare nell’allevamento dei cavalli sin dalla dominazione Aragonese in cui la cavalleria attingeva dal patrimonio equino dell’isola per arricchire il proprio esercito o per farne ambito dono ai sovrani d’Europa.
RISORSE DEL SOTTOSUOLO
La Sardegna è la regione italiana con il sottosuolo più ricco di minerali. Conosciuti sin dall’antichità, alcuni centri minerari erano sfruttati per l’estrazione di piombo, zinco, rame e argento (la galena argentifera conteneva fino a 10 kg d’argento per tonnellata di minerale).
A partire dal 1800, furono aperte miniere di carbone, antimonio e bauxite: i giacimenti più importanti si trovano nell’Iglesiente, nel Sulcis, nel Sarrabus, nella Nurra e nella zona dell’Argentiera.
Attualmente l’attività estrattiva sta attraversando un periodo di grave crisi e molte miniere sono state chiuse perché poco competitive: l’economia dell’Iglesiente si sta legando non più alle miniere ma al turismo e allo sviluppo del Parco Archeologico Minerario, sotto il patrocinio dell’Unesco, con la salvaguardia del patrimonio storico e architettonico delle miniere e utilizzando la bellezza incontaminata delle sue coste come sua altra grande risorsa.
Da una quindicina d’ anni la Sardegna è stata caratterizzata da una corsa alla ricerca di giacimenti auriferi, grazie soprattutto all’intervento di società minerarie australiane, attualmente è l’ unica regione italiana in cui l’ estrazione dell’oro avviene con metodi industriali. La principale miniera è localizzata a Furtei, altre zone di estrazione sono ubicate nella subregione del Sarrabus e nel Sassarese.
INDUSTRIA
La nascita del settore industriale sardo contemporaneo (escludendo quindi il settore minerario) è principalmente dovuta all’apporto di finanziamenti statali, concentrati soprattutto negli anni ‘60-‘70, e denominati “piano di Rinascita”. La politica economica finalizzata all’accrescimento industriale nell’Isola si è caratterizzata in quel periodo con la formazione dei cosiddetti “poli di sviluppo” industriali, a Cagliari (Macchiareddu e Sarroch) , Porto Torres e in un secondo momento ad Ottana. Sono sorti così i complessi petrolchimici e le grandi raffinerie per la lavorazione del greggio, che si collocano attualmente tra le maggiori d’Europa, inoltre, sull’ isola, si producono piattaforme petrolifere, per conto della Saipem, esportate in tutto il mondo.
L’energia viene prodotta, in misura anche superiore al fabbisogno, da centrali idroelettriche alimentate dai bacini che raccolgono le acque dei fiumi, da centrali termoelettriche alimentate a carbone di importazione estera e da numerosissime centrali eoliche , sparse sull’ intero territorio isolano (la Sardegna si trova al primo posto in Italia per quanto riguarda la produzione di energia eolica) .
ARTIGIANATO
L’artigianato tradizionale sardo è un insieme di arti popolari estremamente vario, sviluppato in campi molto diversi, ricco di gusto e originalità. Alcune di queste forme artistiche sono di origine molto antica ed hanno subito l’influenza delle diverse culture che hanno segnato la storia dell’isola.
La ceramica è diffusa in diverse zone, ma i maestri più noti operano ad Assemini, Decimomannu, Dorgali, Oristano…
La tessitura in lana, cotone e lino di tappeti, arazzi, cuscini e tende è in larga parte ancora praticata a mano con telai di concezione molto antica, ma molte delle produzioni meccanizzate mantengono le caratteristiche della tradizione. Le più famose sono quelle di Bonorva, Dorgali, Nule, Nuoro…
I lavori tradizionali di oreficeria, dal gusto molto raffinato, sono in filigrana. I gioielli rappresentano una delle testimonianze artigianali più autentiche dell’isola. Costituiscono parte integrante dei costumi tradizionali, e la scelta di spille e bottoni in filigrana e di collane arricchite con corallo, pietre dure e perle è molto vasta. Gli orafi e gli argentieri più apprezzati sono quelli di Bosa, Iglesias, Oristano, Nuoro, Sassari, Sinnai e Oliena, nota anche per la produzione di scialli neri, con ricami in colori vivaci e fili d’oro e d’argento. Ad Alghero, insieme alle produzioni in filigrana, viene lavorato anche il corallo.
La lavorazione del legno è caratterizzata da prodotti originali e tipicamente sardi, come le cassapanche intagliate, le sedie impagliate di Assemini, le bisere dei Mamuthones (ossia le maschere, tradizionali di Mamoiada e Ottana) e le produzioni in sughero di Calangianus. A Castelsardo, Ollolai, Olzai, San Vero Milis, Tinnura e Sinnai, l’artigianato più tipico è la lavorazione di cestini, in fibre vegetali.
Altra antica tradizione artigianale sarda è quella della resolza o resordza (dal termine latino rasoria che indicava un genere di coltello con la lama pieghevole). Esistono diverse scuole tra le quali quella di Pattada è una delle più rinomate (sa pattadesa), seguita da quella di Arbus, Guspini, Gavoi e Santu Lussurgiu. Dalla classica lama a fozza ‘e murta (a foglia di mirto), sono chiamate anche lepa e sono considerate dagli appassionati delle mirabili opere d’arte. Quelle da collezione non sempre sono a serramanico, ma anche a manico fisso, generalmente in corno di montone o di muflone e intarsiate a mano. Alcune, quelle con lame damascate, le più ricercate dai collezionisti di tutto il mondo, sono fabbricate dai maestri coltellieri solo su ordinazione.
TERZIARIO
Oltre al commercio e alla pubblica amministrazione, l’attività più rilevante del terziario è costituita dal turismo, soprattutto sulle coste settentrionali e orientali. Di grande interesse sono le zone archeologiche dell’interno (specialmente i siti nuragici), mentre le aree protette offrono paesaggi incontaminati, sia montani(Parco Nazionale del Gennargentu) sia marini(Parco Nazionale della Maddalena).
TERZIARIO AVANZATO
Il settore terziario ha conosciuto nella Sardegna un boom soprattutto legato a Internet e alle nuove tecnologie.
La Sardegna ha una delle più alte percentuali di utenti collegati alla Rete (in proporzione alla popolazione) in Italia e un’alta concentrazione di attività legate all’Information & Communication technology.
TURISMO
Grazie al clima mite, caratterizzato da scarse precipitazioni concentrate nei mesi invernali, e grazie ai paesaggi incontaminati, alla purezza della acque marine, all’interesse storico e archeologico di tante località, la Sardegna è motivo di grande richiamo e attira ogni anno un gran numero di vacanzieri.
Palau, Santa Teresa, Porto Cervo, Loiri Porto San Paolo, Olbia, La Maddalena, Alghero, Porto Rotondo, Villasimius, Pula ,Sarroch, San Teodoro, Orosei, Dorgali, Stintino, la Costa Smeralda, sono rinomate località di fama internazionale. Ovunque, lungo la costa ma anche sulle isole, sono sorti villaggi turistici, molti dei quali con servizi di animazione, e alberghi esclusivi.
Si iniziò a costruirli nei primi anni sessanta in Costa Smeralda: nacque così Porto Cervo, con il porto e le prime ville; seguirono poi Porto Rotondo, Romazzino, Cala di Volpe, Porto Raphael. Sin dagli inizi si caratterizzò principalmente come turismo di lusso, basato sulla qualità degli spazi abitati, di quelli urbani e sulla qualità indiscussa dell’ambiente circostante.
In questi ultimi anni, però, pian piano si sta diversificando; non solo mare turchese e spiagge bianchissime, ma anche varietà dell’offerta che va dall’archeologia, alla storia, all’arte, a tutte le attività che portano a contatto con l’ambiente naturale. Ormai si parla sempre più di turismo subacqueo, di golf, di turismo equestre, di escursionismo, di osservazione degli uccelli, di vela, di agriturismo – attività che si possono praticare quasi tutto l’anno e sono quindi una fonte di reddito più costante.
EMIGRAZIONE
I Sardi che vivono al di fuori della Sardegna, secondo le ultime statistiche, sono circa 500.000. Benché sia sempre esistito un debole flusso migratorio, la grande diaspora si originò negli anni del dopoguerra con la fine dei lavori per la costruzione di grandi opere pubbliche (dighe, strade, riforestazione), avviate congiuntamente dallo Stato e dai privati al fine di ammodernare l’Isola.
Molti pastori e contadini, divenuti operai e muratori, si trovarono ben presto senza lavoro, mentre il piano di rinascita economica, promesso da vari governi, tardava a concretizzarsi. Si creò così una corrente migratoria che si diresse principalmente verso le aree industriali del Nord Italia, dove si stabilirono più di 200.000 Sardi.
Lasciarono l’Isola in tanti, fuggendo la crisi delle zone interne e degli agglomerati urbani, trovando lavoro in tutte le attività produttive, negli impieghi pubblici, nelle fabbriche, negli ospedali, nelle università. Molti, benché emigrando, non rinunciarono alla loro antica tradizione pastorale ed insieme alle greggi, si trasferirono in Toscana, nel Lazio e in Romagna, rivitalizzando territori ormai in via d’abbandono.
Quelli che lasciarono l’Isola per andare in Europa, circa 150.000, si stabilirono in Germania (60.000), altrettanti in Francia, in Belgio (30.000), in Svizzera (28.000), meno numerosi in Inghilterra (circa un migliaio).
In epoche precedenti, verso la fine dell’ Ottocento, un importante flusso migratorio si diresse nelle Americhe ed in Australia. Ancor oggi, nella sola Argentina, si contano più di centomila persone di origini sarde.
In anni recenti, dal 1987 al 1999, secondo le statistiche, sono emigrati 15.647 isolani (82% in Europa, 16% nelle Americhe), mentre ne sono rientrati 12.869, con una differenza di 2.598 unità. La maggior parte degli emigrati degli ultimi anni proviene dalla provincia di Cagliari ed hanno lasciato l’Isola diretti per il 70% verso i grandi paesi europei (Francia, Inghilterra, Germania, Svizzera), mentre il 30% verso nazioni minori come Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Argentina e Venezuela.
CITTA’
La Sardegna è una regione policentrica ossia non ha una sola provincia, di fatti le sue province sono: Cagliari ( il capoluogo ), Nuoro, Oristano e Sassari.
Bibliografia
Libro “Geo Lab, l’Europa e l’Italia”, Maria Carazzi, Luisella Pizzetti, Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori, Verona 2007.
Libro “Regioni d’Italia”, autori vari, Deagostini, Novara 2005
Sitografia
http://www.webinsardinia.com/immagini/maux.gif
http://it.wikipedia.org/wiki/Sardegna
http://www.girodivite.it/Vento-di-Sardegna.html
http://www.bikesardegna.it/monti.htm
Commenti recenti