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Dettagli del messaggio: Il disagio giovanile

16.03.09

Permalink 16:05:41, Categorie: blog  

Il disagio giovanile

Tra le varie fasce di età della popolazione terrestre gli adolescenti hanno una grande percentuale di insicurezza, di disimpegno e di disagio.
Ci sono varie cause che ne provocano l’origine: ci può essere un problema familiare, ci si può trovare in pasticci grossi da cui è difficilissimo uscire.
Questo disagio giovanile rappresenta un grande problema in quanto limita la possibilità di motivare tutto il nostro essere. Ci rende incapaci di relazionare con gli altri, ci mette a “disagio”.
Noi crediamo che il disagio giovanile sia un problema superficiale, si da per scontato che un ragazzo con il passare degli anni possa riuscire a risolvere questo malessere da solo, ma in realtà è un malessere che non va via, segna, invece, un grande grave punto nell’identità di un adolescente.
Quindi noi giovani dobbiamo essere aiutati da tutti coloro che ci circondano, soprattutto dalla scuola. I mezzi sono il dialogare e l’essere ascoltati, ma sono mezzi sempre meno a disposizione dei giovani

Raffaele Tartaglione
III H

Il disagio giovanile per molti è il bisogno sfrenato di seguire la moda.
Secondo me il disagio giovanile non consiste tanto nel bisogno di appartenere o inserirsi in un gruppo quanto, a mio avviso, nel cominciare a vedere il mondo con occhi completamente diversi.
Senza allontanarci dalla vita quotidiana, possiamo partire dalla figura del genitore.
Fino a dieci anni, massimo dodici, il genitore è visto come una persona dal potere illimitato,tutto ciò che dice è vero. Intorno ai tredici anni il ruolo preponderante dei genitori comincia a diminuire e il ragazzo comincia a contrastare questo potere: ecco che nascono i primi litigi, le prime incomprensioni.
Fino a dieci anni il bambino, con la sua famiglia si vede al centro del mondo, è egocentrico, dopo comincia a rapportarsi con il mondo esterno e con tutte quelle cose nascoste, richiede privacy, vuole stare solo o con gli amici e i genitori, spesso, attribuiscono il fatto ad una mancanza di affetto, iniziano quindi a rimediare danneggiando ulteriormente il ragazzo.
Intanto e comunque questo giovane cresce e comincia a vedere le persone adulte sotto un altro aspetto. E da questo, io credo, nasce il disagio. Il disagio di trovarsi all’improvviso in un mondo completamente diverso da quello cui ci si è abituati.
Si potrebbe affermare quindi che il disagio giovanile è il risveglio degli istinti più primitivi che accomunano l’uomo e tutti gli esseri viventi. E’ la voglia di sapere, di conoscere, di provare nuove emozioni. E’ il desiderio di diventare indipendenti, di diventare, dopo un lungo cammino, adulti.
Il carattere è l’unica parte della persona che si forma durante l’infanzia, per poi rafforzarsi durante l’adolescenza. Non è del tutto sbagliato, o quasi per niente, addossare la colpa alle famiglie dei ragazzi.

Giovanni Iodice
III H

La cronaca italiana degli ultimi mesi ha riportato scene e notizie preoccupanti sul mondo dell’adolescenza e dell’infanzia.
Sono stati al centro dei mass – media giovani assassini che ammazzano i propri nonni per l’eredità, veri e propri “baby killer”, violentatori di ragazzine più piccole.
Qui la domanda è una: per quale motivo questi ragazzini compiono questi atti? Spesso gli adulti, ovvero, quelli che dovrebbero darci il giusto esempio, sono proprio loro che al nostro primo errore non ci vengono incontro, così preferiscono punirci al posto di ragionare con noi e ci costringono, in questo modo, a chiuderci in noi stessi.
Questo è il primo problema che ci affligge, il secondo è il casco ma questo secondo credo sia un nostro errore non metterlo, perché in situazioni brutte, il casco può anche salvare la vita come abbiamo visto.

Davide Cerrato
III H

Sovente gli adulti, che talvolta sono i nostri genitori o parenti, ci parlano del disagio giovanile, si affannano per noi, ci danno consigli, si chiedono forse cosa si prova a vivere questo disagio, si sforzano per insegnarci come vivere nel miglior modo possibile o, magari, come superare questa problematica, ma francamente credo che il loro aiuto sia inutile, dato che i tempi sono cambiati e, perciò il modo di “vivere” questo disagio è del tutto diverso dal loro. Al tempo in cui loro erano giovani non esistevano i cosiddetti telefonini, motorini, ed era addirittura diverso il modo di vestire. Secondo me solo noi giovani possiamo sapere cos’è il vero disagio giovanile, in quanto siamo i diretti interessati, ed essendo anch’io un ragazzo di soli quattordici anni, credo di saper definire abbastanza bene questa problematica. Prima di tutto vorrei dire che il vero e proprio disagio giovanile matura con l’adolescenza, perché è l’arco di tempo in cui incominciamo a riflettere, a fare qualche piccola “pazzia” e, a volte, a volere una certa privacy.
Per quanto mi riguarda, il disagio giovanile è il bisogno sfrenato di un ragazzo di far parte di una moda, di inserirsi in un gruppo, magari quello più “noto”. Vedo spesso ragazzi che, per essere al centro dell’attenzione fumano, talvolta provano uno spinello, bevono birra o, addirittura, guidano il motorino senza casco, e tutto ciò solo per essere notati, per godere di un certo “rispetto”, per sentirsi superiori agli altri. Anche i litigi vengono sfruttati per questo losco fine.
Sentirsi al centro dell’attenzione per un adolescente è tutto, anche se a dirlo brucia. Ciò accade soprattutto nelle piccole cittadine come Marcianise e dintorni, dove non c’è controllo da parte della vigilanza, ove si attribuisce importanza e valore alla “bella macchina”, ai soldi, ove regnano, insomma, il consumismo ed i beni materiali.
Credo che il disagio giovanile sia una problematica che deve essere affrontata e risolta dagli stessi giovani e invito i genitori a non assalirci e stressarci.

Alberto Negro
III H

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