Due studiosi della Durham University in Inghilterra, Peter Tymms e Christine Merrell hanno pubblicato uno studio sul volume n.21 (già presente online, ma che sarà pubblicato nel dicembre 2011) della rivista Learning and Individual Disabilities nella sezione dedicata alla Educational Neuroscience ( Educazione neuro scientifica) in cui han...no riportato i risultati tratti da un nutrito database di test sulle abilità di letto scrittura e matematiche, acquisite da bambini che avevano concluso il primo anno di scuola primaria e che avevano una o una diagnosi di ADHD i quali dimostravano risultati scolastici inferiori a quelli dei compagni che non avevano tale diagnosi.
Dai risultati di tali studi si è dimostrata una correlazione diretta tra risultati negativi nelle abilità accademiche e la mancanza di attenzione più che una dipendenza diretta con l’iperattività che invece potrebbe avere valore positivo se finalizzata a compiti cognitivi.
Il nemico da battere quindi non è l’impulsività e l’iperattività dei bambini con ADHD, che invece potrebbe essere una risorsa se intenzionalmente diretta a scopi cognitivi, ma è la mancanza di attenzione che causa un abbassamento nei risulti di apprendimento.
Per gli insegnanti significa dare un valore a ciò che invece viene vissuto come un problema, usare attività in cui l’atto motorio sia utilizzato in modo intenzionale come atto che veicoli attività cognitive. L’attenzione dovrebbe essere invece mantenuta lentamente costruita e continuamente supportata con attività che magari si servano dell’azione quale veicolo privilegiato.