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Dettagli del messaggio: MI PRESENTO

08.02.07

Permalink 20:57:43, Categorie: FORMAZIONE DOCENTI, IO, DISLESSICO: TESTIMONIANZE, 1325 parole   Italian (IT)

MI PRESENTO

Mi presento: sono dislessico

sintesi della lettera aperta tratta da 

http://www.dislessia.org/forum

Questa lettera può essere scaricata nel formato originale. Stampatela e appendetela in sala insegnanti: servirà a combattere la disinformazione su ciò che significa, per gli studenti, essere dislessici. Per scaricarla cliccare sulle cartelle QUI   

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Un' insegnante correggendo un compito in classe di 2° media nota che un ragazzo ha completato solo due facciate su quattro e rimane sorpresa nel notare che le facciate complete sono quasi del tutto giuste.
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Se la professoressa avesse potuto vedere la camera del ragazzino il giorno prima avrebbe scorto tutti i libri della sua materia e lo stesso ragazzino piegato su essi in attenta lettura ormai da sei ore.
La professoressa non può vedere il passato e quindi, fa quello che le hanno insegnato di fare quando un alunno svolge meno del 50% di verifica giusta, ovvero dà un insufficienza.
Il ragazzo in questione ha studiato tutto quello che gli era stato richiesto di studiare e credeva di sapere bene gli argomenti.
Neanche lui capisce perché non è riuscito a finire la verifica e ritornerà sui libri sperando di poter migliorare incrementando le ore di studio.
A volte alle persone piace illudersi e lui si illude di poter imparare le cose meglio di quanto non le abbia imparate fin ora, ma lui non ha un problema di contenuti, lui le cose le sa.
Il suo problema deriva dal fatto che l’insegnante non può valutare il suo sapere con metà verifica in mano, le serve l’intero compito.
 
Grazie al suo studio e a qualche miracolo intermedio, che spiegherò poi, il ragazzo riesce a essere promosso con la valutazione SUFFICIENTE che gli consentirà di passare alle superiori.
Solo allora un’insegnante troverà la soluzione al dilemma della verifica mezza bianca.

Consegnerà in due volte distinte due verifiche sullo stesso argomento:
Una da completare in 50 minuti (1 ora scolastica)
e una da completare in 100 (2 ore scolastiche).
I voti ottenuti dal ragazzo saranno rispettivamente 5 e 10.
Tutti fanno meglio una verifica se hanno più tempo, ma nessuno prende dieci in una verifica nella quale senza il doppio del tempo avrebbe preso cinque e soprattutto perché un alunno che potrebbe potenzialmente prendere dieci si ferma a metà verifica?

…………………………………………………………………………………………………………………………...
Alle medie i professori mi dicevano che serviva un costante studio di 3 ore al giorno e io continuavo a non capire perché a me ne servissero 6.
Solo dopo un’ accurata analisi introspettiva mi resi conto che la mia capacità di lettura era pari alla metà di quella degli altri e questo avrebbe spiegato anche perché non riuscivo a finire le verifiche.

Quando esposi la mia teoria ai miei familiari ricevetti come risposta una sonora risata e tornai a studiare.
Il problema pratico era però che non ero concretamente più in grado di studiare.
Di fronte al libro di storia (a causa, anche, della grave stanchezza) mi ritrovai incapace di decifrare le parole che avevo visto poco prima.
 Valutai la situazione:
- Non potevo completare la verifica a causa della difficoltà nel leggere le consegne e ciò che scrivevo.
- Facevo fatica a correggere ciò che scrivevo poiché non avevo abbastanza tempo per rileggere il tutto
- Non potevo copiare (riuscivo a malapena a leggere la mia verifica )
- Non potevo fare i bigliettini (stesso motivo)
 
Nei temi risolsi il problema scrivendo direttamente in bella copia, omettendo così la lettura della brutta (che mi risultava praticamente impossibile ), ma nelle comuni verifiche permanevano i soliti problemi.
L’unica soluzione che trovai consisteva nell’ eseguire la classica metà della verifica e “sparare a botto” (eseguire in modo casuale senza leggere le domande) il resto.
 

Benchè questa idea mi sembrasse colossalmente stupida, applicandola riscontrai nei miei voti un interessante incremento che portò gli insegnanti a pensare che stessi studiando di più.

Le parole “Lo vedi… ti basta studiare un po’ e le cose le capisci” furono per me più devastanti di tutte le insufficienze ingiuste che avevo accumulato in quei tre anni di medie.
In quel momento compresi che i professori non erano “fisicamente” in grado di valutare il mio studio e che mi avevano sempre considerato uno “scansafatiche”. Se chi doveva valutare le mie verifiche non era in grado di valutare significava che il mio studio era sempre stato inutile come i consigli che loro mi davano.
 
L’ira prese il sopravvento su di me e dopo tanti anni passati a testa bassa, subendo queste ingiustizie, decisi di alzare lo sguardo e reagire. Il mio rancore esplose in casa e in alcuni casi si riversò anche a scuola. Espressi apertamente quanto provavo in un tema, che gli insegnanti apprezzarono pur non comprendendolo, e infine mi trasformai in un essere freddo e insensibile.
 

Pochi mesi dopo mi venne diagnosticata una dislessia evolutiva che si manifestava in un disturbo nella lettura.
Questa notizia non mi sorprese, ma convinse i miei genitori che avevo ragione.
 
Si scoprì che la mia velocità di lettura era pari alla metà della velocità di norma e, inoltre, il processo della lettura stessa richiedeva uno sforzo energetico notevolmente più alto di quello “normale”.
 
Poco dopo aver scoperto la mia dislessia mi sono recato all’A.I.D.(associazione italiana dislessia ) e attraverso essa ho cercato informazioni più dettagliate sul mio caso.
 
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I genitori parlavano tra loro e descrivevano la situazione dei loro figli e io ascoltando comprendevo che la storia di questi bambini era in tutto e per tutto identica alla mia.
 
Loro avrebbero potuto sforzarsi fino allo spasmo di imparare, ma nessuno sarebbe mai stato in grado di valutarli correttamente;
i discalculici avrebbero sudato sangue sulle tabelline per scoprire poco dopo la calcolatrice,
i disgrafici avrebbero eseguito milioni di lettere per scoprire poco dopo la tastiera,
i disortografici si sarebbero sentiti ripetere miliardi di volte le regole grammaticali prima di scoprire il correttore ortografico,
quelli come me avrebbero perso la propria vita sopra un libro senza riuscire a comprenderlo e senza capire che si può chiedere a qualcun altro (o qualcos’altro nel caso del sintetizzatore) di leggertelo,
ma soprattutto tutti costoro sarebbero stati trattati come incapaci e fannulloni e presi dalla disperazione avrebbero rinunciato ad imparare.

Io non volevo che la loro storia fosse la stessa che ho vissuto io e giurai che, a costo di dovermi recare personalmente in ogni scuola d’ Italia, avrei fatto in modo che gli insegnanti capissero il problema e che mi sarei impegnato personalmente per fare in modo che anche ai dislessici sia data la possibilità di apprendere.
 

Giacomo Cutrera

 


 

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