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LIBRI VERAMENTE DIGITALI? DEVONO ESSERE "LIQUIDI"! |
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Girovagando tra le varie comunità on-line a cui sono iscritta, ho (ri)trovato la casa editrice BBN, già segnalata a questa pagina del DIS-BLOG a proposito dei libri di testo digitali e la relazione di Noa Carpignano (l'editore), al seminario Cultura senza barriere, avvenuto all'Università di Padova. La trovo molto interessante e la condivido con voi. |
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Si parla di libri digitali (la BBN è la prima casa editrice che ha iniziato a pubblicare on line libri di testo digitali, flessibili ed innovativi dal punto di vista metodologico) e di come DOVREBBERO DAVVERO ESSERE per servire agli insegnanti e agli alunni. |
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A nulla serve, infatti, che gli alunni dislessici o ipovedenti abbiano il libro digitale se poi, come spesso succede, la sintesi vocale legge qua e là tra colonne, titoli di paragrafo, didascalie e note a piè di pagina, rendendo di fatto incomprensibile il testo. Anche altre scelte nel layout delle pagine (che ovviamente sono nate per la stampa e non per la fruizione al computer) spesso rendono inutilizzabili al pc alcune risorse, come le mappe da completare e gli esercizi in tabella, tanto per fare due esempi… |
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Pare che questo dipenda non tanto dal pdf in sè, quanto dall'impostazione editoriale realizzata a monte, che viene fatta con un altro programma (solitamente InDesign). |
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Oltre a queste considerazioni, l'editrice ne fa molte altre, tutte acute, interessantissime, innovative... Alla base c'è un'idea forte, rivoluzionaria: la figura dell’editore si deve evolvere insieme al libro e i testi digitali per essere davvero tali devono essere "liquidi", nascere dalle esigenze e dalle idee di alunni ed insegnanti, essere realizzati dagli editori per l'uso digitale e non per la stampa, con la supervisione di esperti, ma restare aperti a modifiche ed ampliamenti. Cito Noa: "Si può pensare che la principale differenza tra quelli che io chiamo “falsi testi digitali” (testi tradizionali in pdf) e i “veri testi digitali (nati per essere tali) sia la scrittura, che da lineare si fa radiale, ma se il libro si fa liquido è il flusso di ritorno a fare la differenza. L’editore deve confrontarsi seriamente con le scuole e gli insegnanti, da parte loro, hanno l’occasione di diventare parte attiva del cambiamento: il testo dovrebbe essere concepito dalla scuola, svilupparsi nell’utero virtuale della rete, essere partorito dall’editore, crescere educato da tutti. Il libro di testo deve essere figlio e padre della condivisione." |
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Non più quindi case editrici che "dettano legge" con le loro proposte, tra le quali scegliere "il meno peggio", come purtroppo spesso succede, ma realmente al servizio della cultura e della scuola. Speriamo che il sogno si concretizzi... |
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