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Categoria: Fantascienza

12.12.07

Permalink 19:20:06, Categorie: Testi, Fantascienza  

R&H

Era una notte buia, Harry dormiva, quando un’abbagliante luce lo svegliò. Harry si alzò e guardò fuori dalla finestra, pensava fosse una stella, ma non era così e tranquillo tornò a dormire. La mattina dopo si svegliò per andare a scuola, e percorse così la solita strada per prendere l’autobus. All’improvviso dai cespugli sbucò fuori un omino giallo, con gradi occhi a palla azzurri, e due simpaticissime antenne; si chiamava Robie. L’extraterreste aveva paura, era completamente solo, a tre milioni di anni luce da casa. Non aveva fatto in tempo a raggiungere l’astronave su cui stava viaggiando insieme ad altri suoi simili per esplorare nuovi mondi, ed era rimasto solo sulla Terra. Fortunatamente incontrò, per l’appunto Harry, un ragazzo vivace e sensibile. Harry superato il primo momento di stupore e di paura, si tranquillizzò; pensando fosse, un semplice animaletto un po’ “stranotto” e così cercò di comunicare con lui; l’extraterrestre alzò cautamente la mano e si sentì male a causa della fame: ciò di cui si nutrivano lui e gli altri suoi simili erano cibi che non si potevano trovare sulla terra. Aveva provato a nutrirsi di bacche, ma le aveva trovate sgradevoli, sentiva che ormai la fine era vicina. Harry allora lo prese e lo portò con sé; quel giorno non andò a scuola ma rimase con Robie. I due cercavano un modo per poter comunicare, allora Harry provò con il linguaggio muto: con grande stupore i due riuscirono a comunicare; Harry chiese quale fosse io suo nome, Robie lo capì e così rispose. Robie però era troppo debilitato, così Harry provò a dargli dei petali di margherita, che Robie gradì tanto. Harry non capì subito che strano essere fosse, ma poi si ricordò quella luce gialla e con gesti tempranti (di certo non a causa del freddo), chiese da quale pianeta venisse. Robie non rispose subito, aveva capito che Harry aveva intuito chi fosse, ma dopo qualche minuto di silenzio, disse di essere arrivato da Plutone. Harry era rimasto bloccato, cos’era, forse la paura? E sì, Harry aveva paura, ma poi capì di non averne motivo, perché aveva già trascorso del tempo insieme a Robie come nulla fosse e ora perché averne paura? Tra i due nacque una bella amicizia. Robie ormai viveva con Harry, ma sapeva che non sarebbe potuto restare a lungo sulla Terra; per lui non c’erano condizioni vivibili. Harry però non sapeva come aiutare Robie; poi, come una lampadina, si illuminò e così decisero di inventare una navicella in grado di riportare Robie a casa. I due lavorarono duramente e la loro amicizia aumentava sempre più, ma sapevano che tutto prima o poi doveva finire. Arrivò il gran giorno, la navicella era pronta, avevano inciso sopra le proprie iniziali, “R&H” e avevano aggiunto una scritta: "Durera' per sempre". Tra pianti e abbracci, Harry lasciò andare via Robie per il suo bene, sapeva che sulla Terra lui non sarebbe vissuto a lungo e così si lasciarono per sempre. Ma per sempre si portarono nel cuore.

Accaduto nel 2820
Robie racconta ancora la sua storia ogni sera ai suoi nipoti prima di mandarli a dormire…

By Francesca
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09.12.07

Permalink 20:27:55, Categorie: Testi, Fantascienza  

Un sogno di fantascienza

Un giorno ero totalmente esausto, perché avevo fatto di tutto, che mi addormentai per ore e ore. Sognai di essere su un altro pianeta di cui non sapevo il nome. Mi avventurai solo nel mondo sconosciuto, era buio perché il sole era dall’altra parte del pianta. Incontrai un essere diverso da me, pensai: “Chi sa se ha una voce diversa dalla mia”, quando mi disse: “Ciao, come stai?”, con una voce robotica. Io gli risposi: “Bene, ma sai dirmi dove mi trovo?” rispose: “Ti trovi in un mondo dove qualsiasi desideri , appare; sei nel mondo del futuro, anche se adesso qui no sembra, perché sei nella zona più abbandonata del pianeta; vieni giù con me: seguimi”. Ma io ero a piedi, lui con una macchina, allora: “Esprimi un desiderio”. Disse lui: “Vorrei una moto volante”, e subito davanti a lui comparve la moto desiderata. La moto aveva. Un manubrio a forma di ali, il sedile era fatto di nuvole, quasi ci entravano cinque persone per non esagerare e un serbatoio che conteneva minimo quaranta desideri, però dovevamo essere positivi, se no la non partiva. Lo seguii, guardai la città dove eravamo arrivati e pensai: “ È proprio come me l’aspettavo”; aveva un palazzo nel mezzo della piazza, dove tutti i desideri negativi divenuti concreti dovevano essere bruciati; questo palazzo era fiancheggiato da un bar dove le persone con i pensieri positivi potevano entrare, invece quelli con i pensieri negativi venivano mandati nel palazzo a fianco per poterli bruciare, soltanto la piazza era diversa, invece i quartieri o le vie erano uguali a quelli del passato. Di colpo aprii gli occhi e capii che era solo un bel sogno da cui non mi sarei mai voluto svegliare.

By Mattia
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Permalink 20:21:13, Categorie: Testi, Fantascienza  

La morte dei tre astronauti

Io, Alessio e Matteo ci trovavamo in vacanza alle Bahamas, perché eravamo stati promossi all’ultimo esame per diventare astronauti. In quella settimana di vacanza ci stavamo dando alla pazza gioia, eravamo diventati “super contentissimi”, non solo per essere stati promossi, ma anche perché alla fine della settimana ci era stata assegnata una missione: dovevamo partire per lo spazio ed andare sul pianeta Marte, per scoprire se c’erano forme di vita sul pianta. Arrivò il giorno della partenza, eravamo pronti per partire, l’agitazione saliva sempre di più, dopo ci fecero salire sul nuovo Shauttle chiamato Apelle, figlio di Apollo 16, poteva andare fino ai tremila e duecento chilometri orari. Entrati nella Shauttle, ci sedemmo e ci allacciammo le cinture di sicurezza. Matteo, chiamato “la mente”, era alla guida dello Shauttle, mentre io ed Alessio gli davamo le coordinate. Iniziò il conto alla rovescia: dieci,nove,otto,sette,sei,cinque,quattro,tre,due,uno, via! La navicella partì ad una velocità inaudita, superato la barriera entrammo nello spazio; eravamo sbalorditi, non credevamo che lo spazio fosse così immenso. Passato un mese e tre giorni, iniziava a mancarci la nostra famiglia. Mentre parlavamo,  sentimmo un botto, un meteorite colpì i serbatoi della benzina che si stavano infuocando. Facemmo di tutto per salvarci, ma non ce la facemmo; allora l’unica cosa da fare quando si è in pericolo è morire da eroi cantando per la patria l’inno nazionale dell’Italia. Scoppiò la navicella con noi dentro. Beh, comunque non fu una morte tanto brutta!

By Francesco
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23.11.07

Permalink 16:25:17, Categorie: Testi, Fantascienza  

La fine del pianeta Terra

L’uomo ha sempre pensato che la fine della Terra sarebbe stata lontana; ci sono stati scienziati che hanno fatto ipotesi ed esperimenti per anni. Tutti avevano ragione, infatti circa quattro anni fa sulla terra cadde un enorme meteorite, talmente enorme che l’uomo non avrebbe immaginato minimamente. Nel 2090 avevamo popolato la terra grazie alle geniali menti dell’uomo. Riuscimmo a conquistarla per l’intelligenza che l’uomo ci aveva dato. L’uomo popolò il nostro pianeta (Marte) e ci ribellammo. Dopo l’arrivo di questo meteorite sulla terra non rimase niente, niente tranne io, un alieno-robot che prese tutto, anche il suo mondo. Il meteorite assomigliava ad uno degli strani ingegni creati dall’uomo, una macchina megagalattica che riportò un solo uomo sulla Terra, l’uomo che voleva riconquistare la Terra. Me lo trovai davanti, rispetto all’ultima volta era cambiato, si era sviluppato quasi ad assomigliare a noi. Lui mi guardava come se volesse vendetta, per una colpa che avevano solo loro: quella di averci creato. L’uomo voleva distruggermi, ma avevano superato la loro intelligenza, fine alla capacità di riprodursi da soli con un solo tasto. L’uomo non aveva più valore sul pianta su cui per miliardi di anni ha vissuto. Ora nel 300 noi alieni-robot popoliamo e dominiamo la Terra che l’uomo stesso ha distrutto.

By Raffaella
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22.11.07

Permalink 15:10:37, Categorie: Testi, Fantascienza  

L'astronave PRO-X

19356 d.c. Io ero al 4° anno di liceo super-astronautico per imparare a guidare il PRO-X, un’astronave in grado di andare cinque volte la velocità della luce. Stavo per finire il 4° anno, mi mancava solo l’ultima prova, la teoria era la più difficile. Consisteva nel raggiungere la stella Gamma, la più frastagliata della galassia. Eravamo molti studenti, quindi per ogni astronave c’erano quattro piloti. Nella mia squadra io ero il capitano. Il mio plotone era formato era formato da: Enric, Jack, Matteo ed io. Come tanti puntini, al via che ha dato il superiore siamo partiti. All’inizio eravamo un ammasso di astronavi, ma poco dopo iniziò il distacco. Accade un imprevisto; l’astronave perdeva del carburante. Ci mancava poco al traguardo, io decisi di giocarci il tutto per tutto, diedi l’ordine di mettere i motori al massimo e per fortuna arrivammo primi. Ritornati sul nostro pianeta, festeggiammo la promozione.

By Alessio C.
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