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Categoria: il piacere di leggere

02.04.10

Permalink 18:50:51, Categorie: il piacere di leggere, noi autori, 2823 parole   Italian (IT)

Powina e le perle di Bombay

Gatto Fantasio si era proprio innamorato! Si, innamorato perso! La vacanza a Bombay, in India, stava andando a meraviglia. Nella hall dell’albergo aveva conosciuto una bellissima gattina indiana di nome Powina. Era nera come l’ebano e aveva il pelo lucido e brillante, occhi verdi smeraldo e una coda piumosa. “Bellissima! Non vedo l’ora di incontrarla di nuovo”, ripeteva Fantasio mentre se ne stava seduto al bar dell’albergo.

E Powina arrivò, aveva messo un bel paio di orecchini di perla. Era proprio elegante.
“Buongiorno Powina”, disse emozionato Fantasio.
“Salve, che fai oggi?”, chiese con dolcezza la gattina.
“Nulla di preciso. Magari potresti farmi da guida. Bombay non la conosco e tu si”, disse il gatto sperando di fare una gita con lei.
“Si, andiamo. Ti porterò in un Tempio sacro”, la gattina alzò la coda e camminò verso l’uscita dell’albergo.
Insieme attraversarono la strada, salirono su un taxi e andarono dritti al Tempio.
Colonne altissime di marmo e giada, statue enormi raffiguranti divinità, mosaici e dipinti coloratissimi: il Tempio era una vera meraviglia. Ed era strano, non aveva il tetto.
Fantasio guardava ogni opera d’arte con estremo interesse mentre Powina spiegava il significato e la storia di quel luogo straordinario dicendo che il tetto non serviva perché quando si prega le preghiere salgono al cielo liberamente senza trovare ostacoli.
Quando Fantasio prese per la zampina la bella Powina, la gatta arrossì e si toccò un orecchino.
Una ventata di profumo avvolse Fantasio.
“Ma che succede? Cos’è questo profumo? Da dove arriva?”, disse confuso.
E’ il profumo dei miei orecchini. Queste perle sono magiche. Sono perle di Bombay” rispose sbattendo le folte ciglia nere Powina.
“Orecchini? Profumo? Ma cosa significa?”, domandò esterrefatto il gatto innamorato.
“Le perle di Bombay sono magiche. Producono profumo… ma accade solo quando scocca l’amore. Con il vento, con l’aria, il profumo si espande. Così gli innamorati, se si perdono, sanno come ritrovarsi seguendo il profumo”, spiegò Powina abbassando la testa.
“L’aria porta il profumo e così chi è innamorato non si perde mai”, disse il gatto emozionato.
Fantasio sentì il cuore in gola. Era strafelice! Innamorati e contenti i due gatti si tennero stretti e annusarono il dolce profumo delle perle.
Di colpo arrivò un forte temporale. Pioggia e grandine e refoli di vento portarono trambusto nel Tempio. Molti gatti visitatori e turisti si misero a correre all’impazzata cercando riparo. Fantasio fu travolto dalla folla e perse di vista Powina.
“Powina, Powina, dove sei?”, urlò con tutto il fiato che aveva in gola.
Ma della dolce gattina nera non c’era traccia.
La pioggia cadeva copiosa e Fantasio, completamente bagnato, non sapeva come ritrovare la sua innamorata.
Per terra, tra pietre e sassi, vide brillare qualcosa: era uno degli orecchini di perla di Powina.
L’aveva perso!
Strinse la perla tra le zampe e pensò intensamente. Voleva tanto risentire il profumo… voleva ritrovare la sua gattina. (Continuare)
“Ma come fare?” continuava a ripetere Fantasio che non sapeva da dove cominciare.
Si incamminò velocemente verso l’uscita del Tempio; mentre procedeva, il suo sguardo fu catturato da qualcosa: proprio a lato del corridoio che stava percorrendo vi era una statua, strana, ma bellissima, che raffigurava una stupenda gattina, con due grandi occhi che avevano un’espressione triste e infelice.
Gatto Fantasio rimase alcuni minuti ad osservare quella statua che aveva calamitato la sua attenzione.
“ Quel volto…quel volto io l’ho già visto…” ripeteva fra sé e sé il gatto “ comunque, ora ho cose più importanti da fare!”.
Così dicendo, diede un’ultima occhiata alla statua e se ne andò.
Il cielo, intanto, era ritornato terso e sereno.
Appena uscito, il gatto si guardò attorno. " Dove poteva essere la sua bella Powina?".
Ad un tratto, gli tornarono alla mente le parole pronunciate dalla gattina poco prima della sua scomparsa: “Le perle di Bombay sono magiche. Producono profumo… ma accade solo quando scocca l’amore. Con il vento, con l’aria, il profumo si espande. Così gli innamorati, se si perdono, sanno come ritrovarsi seguendo il profumo”. Il profumo, ma certo! Come aveva fatto a non pensarci prima?
Annusò l’aria, ma… nulla! neppure la minima traccia di quel profumo che con il vento e con l’aria si espande e lega due innamorati.
Eppure…Fantasio non riusciva a capacitarsene, era come se gli orecchini non avvertissero più l’amore e, di conseguenza, non emanassero più alcun effluvio.
Come avrebbe fatto a ritrovare la sua amata, adesso?
Era lì a piangersi addosso, quando all’improvviso in mezzo alla folla vide una gattina nera, col pelo lucido e due occhi verde smeraldo. Fantasio sobbalzò euforico.
“Powina, sei proprio tu? Che gioia rivederti! Ora che finalmente ti ho ritrovata, possiamo continuare la nostra gita!” esclamò, porgendole l’orecchino.
La gatta guardò Fantasio con occhi che non lasciavano trasparire alcuna dolcezza, gli strappò l’orecchino di mano e urlò: “ Non se ne parla proprio! Fattela da solo la tua gita! Addio!”. Poi, Fantasio le sentì dire a bassa voce: “ Finalmente gli orecchini sono in mio possesso!”. Detto ciò, la gatta voltò le spalle e se ne andò.
Gatto Fantasio rimase sbalordito.
“ Ma che le è successo?! Questa non è la Powina che conoscevo!” pensò il gatto ancora sotto choc per quel repentino cambiamento nel comportamento della gatta. “ Eppure, era lei, stesso viso, stessa corporatura, non c’è dubb… un attimo!” esclamò il gatto
“Il profumo! Perché gli orecchini non hanno emanato profumo? Ciò vuol dire che quella gatta non era Powina! Ma allora, se non era Powina, dove si trova la mia amata? E perché quella gatta aveva anche l’altro orecchino dell’amore mio? A cosa le serve?”.
C’era solo un modo per dare una risposta ai tanti perché che si accavallavano nella sua mente: seguire quella ingannatrice! Forse così avrebbe potuto ritrovare la sua amata e scoprire perché quegli orecchini erano così importanti per quella lestofante!
Fortunatamente la gatta era ancora ben visibile tra la folla, così Fantasio, confondendosi fra la gente, la poté seguire senza essere notato.
La gatta camminava con passo deciso e, dalla sua andatura, Fantasio dedusse che aveva ben chiara la meta da raggiungere.
La seguì per circa un quarto d’ora tra vicoli e vicoletti, tra strade ampie e diritte e strade brulicanti di gente che si affollava intorno a banchetti colmi di mercanzia. E fu proprio la merce esposta in una delle tante bancarelle a catturare l’attenzione di Fantasio che, tra le innumerevoli pietre di tutte le forme e di tutti i colori esposte, ne notò una bianca e lucente molto simile ad una perla di Bombay. Nel notarla, il gatto fu colto da un’idea geniale e, senza perdere un attimo di tempo, comprò la pietra. Il mercante, contrariamente a quanto faceva di solito, gliela avvolse accuratamente in un foglio di giornale. Raramente gli capitava di non dover dar fondo alla sua abilità di venditore nel contrattare il prezzo di vendita, per questo motivo, incredulo e quasi grato a Fantasio, aveva deciso di rispettare quel cliente eccezionale incartando la pietra…in un foglio di giornale.
Fantasio infilò il pacchetto in tasca e continuò a seguire la gatta che si diresse col suo passo deciso verso un bazar.
“Questo è il momento giusto per agire!” si disse Fantasio.
Senza farsi notare, si avvicinò alla gatta, con velocità e prontezza scartò la pietra da poco acquistata, infilò delicatamente la zampina all’interno della borsa della micia, prese l’orecchino di Powina, lasciò scivolare dentro la falsa perla, dopodiché con fare felino si mescolò rapidamente tra la folla.
“Avrei sudato meno a catturare un topo!” ammise a se stesso Fantasio il quale, aspettando che la lestofante uscisse fuori dal bazar, giocherellava con la carta del giornale in cui era avvolta la pietra. Lo sguardo per caso si posò su un articolo che denunciava, guarda caso, la scomparsa di molti giovani innamorati, ma l’uscita della gatta dal bazar lo distolse da quella notizia che l’aveva incuriosito.
Fantasio riprese il pedinamento e di nuovo strade e stradine, vicoli e vicoletti fino a…
“ Ma questo è il Tempio!” esclamò Gatto Fantasio.
“ E’ più furba di quanto pensassi. All’inizio, accorgendosi di me, ha cercato di seminarmi poi, non vedendomi più e convinta di essersi sbarazzata di me, è ritornata qui, al Tempio per…un attimo, allora è questo il suo nascondiglio! Mi complimento con me stesso, ora posso anche fare ritorno in hotel! Un bel sonnellino mi farà bene, del resto questa povera imbrogliona non potrà fare nulla senza l’orecchino altrimenti non avrebbe fatto tanto per impossessarsene!”.
Gatto Fantasio era proprio soddisfatto di sé, l’amore gli aveva fatto scoprire abilità che non credeva di avere, ma l’aria… l’aria non portava ancora il profumo che lega due innamorati.
Già pregustava la morbidezza del soffice letto, quando un fruscio lo fece girare di scatto. Da sotto la porta qualcuno aveva fatto scivolare dentro una busta. L’aprì, dentro c’era un foglio nero sul quale in rosso porpora era scritto:
“Sciocco di un gatto,
se desideri riavere la tua amata Powina, all’alba presentati al Tempio con la vera perla di Bombay.
Se ci tieni alla tua amichetta, ti consiglio di venire! E stavolta niente scherzi!”.
“ Vuole che io vada al Tempio? E io ci andrò! Non posso lasciare Powina nelle mani di questa poco di buono!”.
Per tutta la notte Fantasio si girò e rigirò nel letto senza riuscire a prendere sonno. Mille se e mille perché lo agitavano. Fissava l’orologio, ma le lancette era come se si rifiutassero di muoversi. Finalmente ecco spuntare timidamente le prime luci dell’alba!
Prese la perla e si incamminò verso il Tempio.
Prima di addentrarsi nel maestoso edificio, fece un gran respiro. Percorso il corridoio principale, si ritrovò nello stesso punto in cui aveva perso di vista Powina. Si guardò intorno: nulla!
“Il tetto non serve perché quando si prega le preghiere salgono al cielo liberamente senza trovare ostacoli”. Le parole di Powina gli rimbombavano nella testa. Alzò gli occhi al cielo. “Che fare?” implorò il gatto.
Tornò a guardarsi intorno. In un angolo del buio corridoio notò qualcosa. Fantasio accese la torcia che aveva portato con sé. La fioca luce illuminò una scala angusta e tortuosa.
Man mano che scendeva quel luogo diveniva sempre più umido e buio e sembrava non avere fine.
Finalmente intravide in fondo alla scala una porta illuminata da due fiaccole che emanavano una pallida luce.
Gatto Fantasio l’aprì e si ritrovò in un…beh, veramente non si capiva cosa fosse esattamente, sembrava un laboratorio stile tomba egiziana, ma con tanto di riflettori accecanti puntati proprio su di lui; tutto intorno vi era una moltitudine di statue, tutte raffiguranti giovani fanciulli e fanciulle dal volto triste, al centro si ergeva una statua. Nel vederla il gatto esclamò: “Cosa?! Ma quella è la statua che ho visto ieri nel corridoio! Ma que…que…quella è…”
“Si, esatto! E’ proprio lei!” lo interruppe una voce. “Lei è la tua Powina!”.
Fantasio si girò di scatto, davanti a lui c’era la gatta identica alla sua amata.
“Tu non sei la mia Powina!” urlò il gatto.
“Sei perspicace, bravo!” disse la gatta, dopodiché si toccò un orecchio e in un batter d’occhio ecco che si trasformò in una gatta molto più vecchia e dall’aspetto poco piacevole: un enorme brufolo dominava la punta del suo naso aquilino, i capelli rossastri e arruffati le coprivano buona parte del viso e gli occhi, quegli occhi che avevano calamitato Fantasio avevano perso la loro luce e dolcezza.
“ Ma tu chi sei? E come hai fatto a trasformarti in Powina?” chiese esterrefatto Fantasio.
“Io sono Maia Mata, appartengo ad una famiglia di streghe e uno dei miei tanti poteri mi permette di trasformarmi a piacimento!”.
“Cosa hai fatto alla mia Powina?!” domandò preoccupato Gatto Fantasio.
“Niente di grave, l’ho solamente trasformata in una statua, come puoi ben vedere!” .
“Ma perché le hai fatto questo, cosa ti ha fatto di male?” chiese concitato Fantasio.
“ In realtà” disse la gatta “io non ce l’ho in particolare con Powina, ma con tutti gli innamorati! Tutti gli innamorati devono essere puniti!”.
“ Perché tutti gli innamorati devono essere puniti? Io, invece, credo che l’amore sia una cosa meravigliosa, perché negarlo alla gente, tutti devono poter amare ed essere amati!” esclamò Gatto Fantasio.
“Per me non è stato così!” gridò la gatta quasi sul punto di piangere, “nessuno si è mai innamorato di me! Nessuno! E ora tutti devono pagare! Il giorno in cui tu e Powina siete venuti al Tempio, nell’aria si è diffuso il dolce profumo dell’amore e ho capito che c’era un’altra coppia da punire!”.
“La felicità degli altri fa male al tuo cuore arido, ma ti sembra questo il modo di reagire? Che gusto ci provi a far soffrire chi si ama? E poi, perché ti interessano tanto le perle di Bombay?” le urlò Fantasio con tutta la rabbia che aveva in corpo.
“A me l’aria non porterà mai il profumo dell’amore e gli orecchini mi servono ad altro. Devi sapere che le perle, oltre a non far perdere gli innamorati, aggiungono nuovi poteri a quelli che già posseggo. Così potrò cancellare l’amore nel mondo e tutti si pentiranno di non essersi innamorati di me! Avanti, dammi l’altro orecchino, in cambio libererò Powina!” disse con tono misto di rammarico e esasperazione.
Gatto Fantasio guardò la gatta, i suoi occhi non promettevano niente di buono, sicuramente se gli avesse dato gli orecchini avrebbe imprigionato anche lui.
“Scordatelo!” urlò il gatto “ sappi che l’amore è più potente della tua magia!”.
Con scatto felino corse verso la statua di Powina, sfregò l’orecchino: un’ondata di profumo avvolse i due gatti innamorati e su, su si innalzò fino al cielo avvolgendo il maestoso Tempio. Frastornato Fantasio si volse verso la statua che…pian piano perse la sua rigidità, restituendo ai suoi occhi increduli la bellissima Powina.
I due gatti si scambiarono un affettuoso bacio, mentre gli orecchini iniziarono ad emanare un intenso profumo.
Tutti i giovani innamorati, ormai liberi dall’incantesimo, si abbracciavano gioiosi, mentre l’aria si impregnava sempre più del dolce profumo dell’amore a cui niente e nessuno poteva più resistere.
Amore che, essendo cieco si lascia condurre dalle guide fedeli Pazzia e Perdono, inondò con la sua luce l’arida Maia Mata.
“Cosa sta succedendo?!” urlò la gatta.
Ma non ebbe neppure il tempo di pronunciare queste parole che fu trasformata in una flessuosa e affascinante gattina e il suo cuore per la prima volta si intenerì alla vista degli innamorati.
L’amore, magnanimo e più forte di qualunque magia, l’aveva voluto trasformare.
Come sono belle le storie quando finiscono bene!!!
Volete sapere che cosa è successo ai nostri due giovani gatti innamorati?
Si sono appena sposati e vivono felicemente insieme!
Ah, l’amore!

e III G

Terzo posto al concorso "Le avventure di gatto Fantasio"

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Permalink 17:37:55, Categorie: il piacere di leggere, noi autori, 2551 parole   Italian (IT)

La carta dei desideri

Caterina era una bambina come tante, le piaceva andare a scuola e amava in modo smisurato la natura e gli animali.
Viveva in una città in cui abbondavano il rumore, lo scarso rispetto per l’ambiente e l’uso incontrollato e spropositato di materie come la carta.
Da brava naturalista, non approvava l’usa e getta e, attenta com’era ai problemi ambientali, si adoperava per sensibilizzare gli altri, ma con scarsi risultati.
Era una radiosa giornata di maggio e gli insegnanti, a conclusione di un percorso di studio, decisero di portare gli alunni in un boschetto vicino alla città, o forse sarebbe meglio dire in quel che restava di un boschetto perché, per edificare e ottenere legname per la fabbricazione della carta, gli alberi erano stati quasi del tutto abbattuti.
Mentre camminava, a Caterina parve di udire alcune voci dietro di lei, cosa alquanto strana dal momento che era l’ultima della fila. Si voltò di scatto, ma … vide soltanto gli alberi e il sentiero che avevano percorso.
- Che mi succede, sto forse diventando pazza?! – si chiese e continuò a camminare.
Poco dopo ebbe l’impressione di sentire ancora quelle voci, si fermò guardandosi intorno: nessuno!
I compagni erano tutti avanti e la zona era deserta.
- Eppure continuo a sentirle, non credo proprio che siano frutto della mia immaginazione! -
Tese le orecchie e cercò di seguirle: provenivano da un albero cavo.
Incuriosita si avvicinò e sporse la testa nella cavità dalla quale provenivano le misteriose voci; nel tentativo di vederne bene il fondo, infilò dentro la testa e parte del corpo, ma perse l’equilibrio e vi cadde dentro.
Si ritrovò a rotolare come in un grande tubo che si inoltrava nelle viscere della terra e in cui non c’era nessun appiglio a cui aggrapparsi per mettere fine a quella rovinosa discesa verso il basso.
Dopo parecchi sballottamenti a destra e a sinistra, vide in lontananza una luce che le fece sperare la fine di quel voltolare precipitoso.
In effetti, da lì a poco, si ritrovò in una verdeggiante radura. Caterina si alzò da terra e si guardò intorno, sembrava essere finita in una parte segreta del bosco. Disorientata, ma allo stesso tempo incuriosita, decise di seguire l’unico sentiero che le si presentava.
Tutto intorno era un alternarsi di alberi maestosi e possenti, di fiori variopinti, di cespugli verdeggianti e di erba fresca e lucente: era come se la natura mostrasse il meglio di sé.
Caterina, con gli occhi sgranati e la bocca aperta, rimase in contemplazione di quell’angolo di paradiso.
Ad un tratto le stesse voci di prima la riportarono alla realtà (ammesso che quella fosse realtà!) e, così come aveva fatto precedentemente, seguì la loro direzione e si ritrovò in un’altra radura circondata da grandi alberi che, e qui Caterina ebbe un sobbalzo, PARLAVANO!!!
Ancora incredula, si nascose dietro uno di essi per assistere alla conversazione.
- Gli uomini ci stanno distruggendo! – esclamò un albero che si trovava al centro e che spiccava tra tutti per la sua maestosità.
- Sarà il capo! – pensò Caterina.
- Non c’è modo di farli ragionare, sono troppo testardi e presi dal loro egocentrismo! – affermò un altro albero, con l’aria di chi ha gettato la spugna.
- Ricordati che nulla è impossibile. – ribatté un altro ancora – Dimentichi la nostra grande risorsa?-
- Quale?-
- La Carta dei Desideri !!! -
Tutti lo guardarono con espressione scettica.
- E’ fuori discussione – affermò con piglio sicuro un altro albero scatenando un vivace dibattito.
- Calma, colleghi, calma. La proposta è molto interessante – disse l’albero maestoso che sembrava l’unico a non essere sconvolto dall’idea – Se riusciamo ad avere tutti gli ingredienti per creare la Carta dei Desideri – continuò con voce calma e sicura – potremo salvarci e salvare anche gli uomini, ma il problema è: chi andrà a cercare gli ingredienti ? -
Nessuno tra gli alberi rispose, era come se all’improvviso fossero tornati ad essere alberi normali, scrollavano le fronde come fanno tutti i loro simili e basta: nessuna voce, nessun bisbiglio.
In quel silenzio irreale si sentì una vocina.
- Posso andare io, se volete! -
Tutti si voltarono.
- E tu chi sei ? – chiese un albero sorpreso.
- Mi chiamo Caterina, vivo nella città qua vicino, capisco il vostro timore e sono disposta ad aiutarvi – rispose tutto d’un fiato.
- Così – disse l’albero maestoso - saresti in grado di aiutarci? Bada che è un’impresa molto pericolosa! -
- Lo so – rispose Caterina – Ma ce la posso fare, fidatevi! -
Gli alberi discussero vivacemente tra loro e alla fine accettarono la proposta della bambina. Le spiegarono che, per ottenere il primo ingrediente, l’Essenza Millefogli, avrebbe dovuto fare tutto ciò che la custode dell’Essenza le avrebbe richiesto, mentre per il secondo ingrediente, la Polvere di Cellulosa, avrebbe dovuto convincere i Nani, che la custodivano gelosamente.
Prima di partire per quell’impresa, rischiosa e forse impossibile, le diedero un ciondolo magico che le avrebbe indicato la strada e un fischietto che avrebbe dovuto usare solo in caso di estrema stanchezza.
Dopo aver ricevuto le ultime istruzioni, Caterina si avviò lungo il sentiero che l’avrebbe portata alla casa della custode. Il sole splendeva, illuminando le montagne dolci e verdeggianti, e un leggero venticello l’accompagnava nel cammino.
Dopo circa un’ora di strada, si trovò davanti ad una biforcazione del sentiero, Caterina già stava pensando se andare a destra o a sinistra, quando il ciondolo si mosse indicandole la direzione giusta.
Le prime ombre della sera cominciarono a scendere inesorabili, rendendo impossibile continuare il cammino, così Caterina si fermò sotto un albero e si addormentò cullata dai dolci suoni della natura.
Quando il sole, sbadigliando e stropicciandosi gli occhi, fece capolino tra le montagne, Caterina lasciò il suo giaciglio e si rimise in viaggio.
Le ore passavano, ma della casa della custode neanche l’ombra.
Ogni passo cominciava a costarle grande fatica e, pertanto, si decise a prendere il fischietto, vi soffiò dentro il più forte possibile e un sibilo acuto echeggiò nell’aria. Poco dopo un’aquila reale si posò vicino alla bambina che vi montò sopra lasciandosi trasportare alla casa della custode.
Caterina bussò alla porta di quella casa di pietra, dal tetto grigio e ricoperta quasi del tutto da rose rampicanti. Dall’uscio appena socchiuso, due occhi verdi e luminosi la scrutarono.
- Posso fare qualcosa per te, piccola? – le chiese, sorridendo, la bella signora.
- Beh, effettivamente sì, sto cercando l’Essenza Millefogli e so che solo lei me la può dare – le disse in modo deciso Caterina.
A quelle parole, l’espressione della bella signora cambiò.
- Perché mi chiedi l’Essenza? Spero per te che sia per una nobile causa. Pensi forse che io, la custode, dia l’Essenza alla prima persona che capita?-
- Oh!, le assicuro che mi serve davvero per una buona ragione, capisco che lei la custodisce gelosamente ma, mi creda, adesso serve più a me che a lei. E’ una storia lunga, si tratta di salvare la natura e l’intera umanità, lei compresa! – cercò di spiegarle Caterina.
- Ti darò l’Essenza solo se riuscirai a farmi un bel regalo con la carta. Hai un’ora di tempo – le disse con tono imperioso la custode.
Caterina era preoccupata, perché quella richiesta era come se avesse annullato la sua fertile fantasia.
Pensava e pensava, consapevole dello scorrere inesorabile del tempo: niente!
Allo scadere del tempo concessole, la custode le si presentò davanti dicendole: - Ebbene mia cara, mostrami ciò che hai fatto! –
- Ecco, io… veramente…- balbettò Caterina.
- E allora? Io sto aspettando. Mostrami il lavoro! – disse la custode spazientita.
- Se le avessi fatto un regalo con la carta, avrei contribuito anch’io alla distruzione della natura e, quindi, sarei andata contro i miei principi. Ecco perché non ho preparato nulla – le rispose la bambina raccogliendo tutto il suo coraggio.
Mentre parlava, la custode la guardava cupa, e intanto il cuore di Caterina batteva all’impazzata, nella sua testa echeggiava un’unica domanda: Così facendo, ho rovinato la missione?
Un amaro senso di colpa l’assalì, avrebbe voluto scappare via per sfuggire a quel terribile silenzio ma, prima che potesse farlo, si accorse che lo sguardo della custode era diventato sorridente. Caterina la guardò stupita, chissà cosa vi era di tanto bello!
- Bravissima, pur di non danneggiare la natura, hai rischiato. Questo è lo spirito giusto! Hai superato la prova – esclamò la custode porgendole una boccetta di cristallo – Custodisci bene l’Essenza Millefogli, è molto importante -
- Non temete, starò molto attenta – la rassicurò la bambina infilando delicatamente la boccetta in tasca.
- Ecco, prendi queste per andare più in fretta – le disse la custode mentre le applicava due candide ali sulle spalle.
Caterina spiccò il volo e, grazie anche al ciondolo, riuscì velocemente ad arrivare al villaggio dei nani.
Non appena toccò terra, le ali sparirono.
- Peccato! – pensò Caterina – E’ divertente volare! -
Al contrario della custode, i nani erano bassi e robusti, avevano lunghe barbe e occhietti piccoli, ma vivaci.
Ad uno di loro la bambina chiese dove trovare la Polvere di Cellulosa, ma questi con un grugnito le rispose di tornarsene da dove era venuta.
E non fu l’unico.
Scoraggiata, Caterina si accovacciò sotto un cespuglio di rose.
- E ora, cosa faccio? Qui sono tutti così sgarbati!!! – disse fra sé e sé.
- E’ per colpa dell’incantesimo della strega –sussurrò una vocina.
- Chi ha parlato? -
- Sono stata io! – le rispose la stessa vocina.
Caterina si girò e vide una rosa che la guardava con occhi grandi e sinceri.
- Cosa hai detto poco fa? – le chiese la bambina.
- Ho detto che la strega dell’Avidità ha fatto un incantesimo ai nani; è per questo motivo che loro non ti aiutano e non ti danno ciò che vuoi – rispose la rosa.
- Ed io come faccio? – domandò Caterina.
- Tu hai un cuore puro, tratta con la strega che abita nel castello sulla collina – le suggerì la rosa.
Gli stormi di corvi neri e di pipistrelli che volavano intorno al castello lasciavano presagire poco di buono e, anche se con timore, la bambina si avventurò al suo interno.
Seguita da un corvo e da un pipistrello, si inoltrò tra stanze buie, fredde e spoglie. Per alcuni interminabili minuti non sentì altro che il rimbombo dei suoi passi e il suo cuore che batteva come un tamburo.
Ad un tratto sentì alle sue spalle una voce che la fece sobbalzare.
- Chi sei e cosa vuoi da me? -
- Mi chiamo Caterina e VOGLIO che annulli l’incantesimo – rispose con fermezza – Sappia che sono disposta a tutto! -
- Sicché tu sei disposta a tutto?! – le chiese la strega in tono di sfida.
- A TUTTO – confermò la bambina.
- Mi piacciono le bambine decise come te. Voglio mettere alla prova il tuo coraggio. Spezzerò l’incantesimo solo se tu, riuscirai a risolvere l’indovinello che ti proporrò. Se allo spuntare della prima stella non sarai in grado di darmi la soluzione, resterai per sempre qui e sarai mia serva. L’indovinello è questo: Se i tuoi pensieri vuoi ricordare, lei senza fare storie ti potrà aiutare ma, attento, un colpo di vento la può far volare. Cos’è? -
- Cosa sarà mai? – continuava a chiedersi Caterina, passeggiando su e giù per la stanza – Questa volta si fa sul serio, non è come il regalo di carta di prima, non è proprio come il regalo di… -
All’improvviso gli occhi di Caterina si illuminarono: aveva risolto l’indovinello. Ma certo, come aveva fatto a non pensarci subito?!
Saltando dalla felicità, si precipitò dalla strega e, senza riuscire a controllare il volume della voce, gridò: - La carta! La soluzione è la CARTA!!! –
A quelle parole la strega pestò i piedi, strepitò, si disperò dicendo:
- Piccola mocciosa, hai indovinato! -
Dopo aver pronunciato quelle parole, sparì in una nuvola di fumo.
Caterina corse al villaggio dei nani che, ormai liberi dall’incantesimo, l’accolsero con grande festa e le consegnarono la Polvere di Cellulosa.
Con in tasca i due ingredienti, fece ritorno alla radura degli alberi parlanti che si mostrarono felici e allo stesso tempo meravigliati nel vederla.
L’albero maestoso, aiutato da compagni saggi ed esperti, mescolò in un calderone l’Essenza e la Polvere e, seguendo le istruzione del Libro della Saggezza, ottenne la Carta dei Desideri. Apparentemente sembrava un comune foglio di carta, uguale ai tanti fogli che con molta superficialità e leggerezza usano gli uomini, ma che invece… .
- Bene, ora manca solo un Puro di Cuore, così come è scritto nel Libro della Saggezza – disse l’albero maestoso.
- Ma, dove lo troviamo un Puro di Cuore? – chiese l’albero più giovane della radura.
- Piccolo e sciocco, l’abbiamo davanti a noi! – proferì l’albero maestoso indicando Caterina.
- IO?!? -
A Caterina non fu data possibilità di replica. L’albero maestoso le porse la Carta dei Desideri, una penna d’oca, una boccetta di inchiostro e si allontanò in punta di piedi, ops! di radici.
La bambina intinse la penna nell’inchiostro e si accinse a scrivere queste parole:

La carta ascolta docile e paziente,
parla con saggezza a tutta la gente,
lei è davvero un dono di natura,
per questo trattala con molta cura,
ricicla sempre e non sprecare,
questa è la ricetta per migliorare.


Stanca del viaggio e delle avventure vissute, si addormentò cullata dal dolce mormorio degli alberi.
Al risveglio si ritrovò sdraiata sull’erba del boschetto vicino alla sua città, circondata dai compagni e dagli insegnanti.
- Pigrona, ti sei finalmente svegliata! – disse una maestra – Sono bastati quattro passi per farti stancare al punto tale da crollare come un sasso! -
- E’ stato solo un sogno, che peccato! – pensò Caterina e delusa fece ritorno a casa.
Ma l’indomani notò, con sua grande sorpresa, che gli abitanti della città avevano cambiato abitudini: il suo desiderio si era avverato.

Questo racconto ha partecipato e ha vinto il concorso:
Eco - Lucart (la carta che non taglia gli alberi).


Elisabetta Martorana Tusa
Classe II G
S.M.S. “Giuseppe Garibaldi”
Palermo
Permalink

16.02.07

Permalink 15:53:02, Categorie: il piacere di leggere, 178 parole   Italian (IT)

Un benvenuto a tutti coloro che amano leggere!

 

Forse vi starete chiedendo: "come mai un weblog sulla lettura?"
In effetti anche noi stentiamo a crederci e fino a qualche mese fa ci sarebbe sembrata un’idea a dir poco stravagante.   Infatti vedevamo la lettura come una punizione. Ora qualcosa è cambiato e, anche se, ci sentiamo come dei salmoni che vanno contro corrente, considerato che i ragazzi al libro preferiscono una partita alla playstation o un videogioco, siamo felici ed orgogliosi di questa iniziativa.
Grazie alle esperienze fatte in questi primi mesi di scuola, infatti abbiamo capito che i libri ci permettono di volare come aquile sulle ali della fantasia e nuotare come pesci in un mare immenso di conoscenze. Il libro per noi è diventato un amico prezioso al punto tale che qualcuno nella nostra classe si è inventato il detto “ Si diventa ricchi leggendo”.
Nel blog troverete le nostre opinioni sui libri letti e alcune esperienze di “lettura e dintorni”. Sarà un modo per confrontarsi.
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io leggo.... e tu?

Siamo gli studenti del corso G della scuola secondaria di I grado "G. Garibaldi" di Palermo.
In questo spazio vogliamo raccontare le nostre esperienze di lettori, suggerire i libri che più ci piacciono e.... tutto quanto riteniamo interessante da comunicare ai ragazzi della nostra età su questo tema.

Maggio 2013
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