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02.07.10

Permalink 18:09:38, Categorie: noi autori, 854 parole   Italian (IT)

A TUTTI GLI STATI DEL MONDO DOVE ANCORA NEL 2010 VIGE LA PIU' INCIVILE DELLE BARBARIE: LA PENA DI MORTE!

Anche se ancora sono molto giovane per poter giudicare leggi, persone e capi di stato di vari paesi del mondo, credo coi miei tredici anni di vita, di essere abbastanza grande e matura per contestare alcune di esse.
La pena di morte, indipendentemente dalle ragioni per cui si mette in atto, riporta secondo me i popoli al tempo dell’inciviltà..... altro che democrazia ed emancipazione!
Quella che alcuni di voi, nei nostri “civili, democratici” paesi chiamate “giustizia”, in realtà altro non è che vendetta; un crimine di gran lunga peggiore di quello di cui si macchia il comune criminale, con una sostanziale differenza: per il comune criminale potrebbero esserci delle attenuanti, perché può aver agito in preda ad aberrazione mentale o perché spinto da fame, disperazione, paura o perché totalmente abbandonato dalla famiglia, dalla società, perché disprezzato, deriso, sfruttato e umiliato (vedi i recenti avvenimenti di Rosarno). Uomini e donne spinti dalla – e alla – disperazione, dopo esser fuggiti da paesi in guerra, carestie o disastri ambientali, dopo aver abbandonato famiglie, alla ricerca di un pezzo di pane faticato con sudore e immani sacrifici, che si ritrovano sottopagati – semmai sono pagati – a fare la fortuna di ricchi proprietari terrieri, trattati come bestie e inevitabilmente spinti verso il baratro dell’indigenza e della violenza.

Non voglio con questo dire che i poveri e i disperati hanno licenza di uccidere, perché l’omicidio è sempre bestiale, qualcosa di sconvolgente che allontana gli uomini da Dio, ma spesso è frutto del doversi adeguare ad una vita di ogni giorno che è altrettanto bestiale nei tuoi confronti. Un attenuante tristemente reale.
Attenuanti che non possono essere elargite per uno Stato che si pone sullo stesso piano di un qualsiasi delinquente che uccide a sangue freddo, o che adotta la tortura come espiazione della colpa.

Per non parlare poi dei tanti cristi mandati a morte innocenti, per disinteresse, incompetenza di alcuni avvocati, per errore giudiziario o per indifferenza al valore della vita umana come spesso leggiamo e sentiamo su giornali e televisioni. Un esempio per tutti: il caso di O'Dell, un americano condannato alla pena di morte e molto probabilmente innocente poiché gli fu negato l’esame del DNA che l’avrebbe potuto scagionare.
Mia nonna racconta che nell’estate del 1997 questo caso fece molto scalpore in Italia ma soprattutto a Palermo dove l’ex sindaco Leoluca Orlando si premurò di portare avanti una campagna a sostegno dell’innocenza di O'Dell secondo il sano principio per cui la pena di morte è sempre una inutile barbarie perché punizione che non sconfigge la violenza, ma inevitabilmente l’accresce.
Si provò di tutto per salvarlo: raccolta firme, lettere, telefonate alle istituzioni USA.

Ma tutto fu vano.

Fu tanto il dolore e la rabbia per questa sconfitta…
Una sconfitta non solo per la vittima ma per tutto il genere umano che malgrado due mila anni dagli insegnanti di Cristo non ha acquistato ancora la capacità di perdonare le colpe, salvo che non si tratti di uomini ricchi e potenti per cui esistono sempre mille “scappatoie”.
A quel punto Palermo e il suo sindaco non avendo potuto salvare la vita di un probabile innocente si offrirono di accogliere almeno le sue spoglie. Oggi O'Dell infatti riposa nel cimitero monumentale di Santa Maria di Gesù… con la speranza che il corpo e lo spirito di O'Dell possano riposare e trovare sotto il sole della Sicilia e di Palermo, quella pace e quella libertà che il suo paese gli aveva brutalmente negato.

Io sono credente. Credo in un Dio che è il solo a detenere potere sulle nostre vite e non concepisco che di tale potere si investano i singoli uomini, i tribunali o gli Stati. Spero che lassù si possano perdonare i crimini perpetrati a danno degli esseri umani, anche e soprattutto quelli a danno dei poveri e più deboli, spesso frutto di guerre o d’interessi privati.

La pena di morte non si giustifica mai, neanche in presenza di delitti orrendi. I responsabili delle dittature non sono mai solo i dittatori ma anche le masse che li sostengono e/o che non sanno contrastarli con fermezza. In ogni caso, nessuno può togliere a nessuno il diritto di pentirsi. Non si può punire la crudeltà con la crudeltà.

La condizione di giustizia a mio parere non si misura sulla base della punizione della colpevolezza ma sulla capacità che gli uomini hanno di non creare condizioni per cui diventi facile l’insorgere del crimine.
Una società che ha bisogno della pena di morte per sentirsi protetta è indubbiamente una società debole.
Il diritto alla vita è un principio fondamentale su cui si basa la nostra società e nessuno ha il diritto di toglierla, neanche al peggiore criminale, " Dio condanna il crimine ma lascia spazio per la conversione".

Giulia Bianco
Classe III sez. G
a.s. 2009/10

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29.05.10

Permalink 21:53:22, Categorie: recensioni, 659 parole   Italian (IT)

Marina

Il libro Marina, scritto da Carlos Ruiz Zafòn e pubblicato dalla casa editrice Mondadori, ha come protagonista un ragazzo impelagato in storie più grandi di lui.
Si tratta di Oscar Drai, un giovane trentenne che rievoca un periodo della sua vita quando, studente quindicenne, studiava al collegio di Vallvidrera a Barcellona.
“Era la fine degli anni ’70 Barcellona era un’illusione di vicoli e viali in cui si poteva viaggiare a ritroso nel tempo oltrepassando la soglia di una portineria o di un caffè. Il tempo e la memoria, la storia e la finzione, si fondevano in quella città stregata come acquarelli sotto la pioggia”.
Conoscere una giovane ed enigmatica ragazza d’altri tempi come Marina dalla bellezza delicata e portatrice di un dolore nascosto; il padre, il pittore German, con la defunta e rimpianta moglie Kirsten, sconvolgerà la sua vita.
Il suo sarà un percorso di maturazione e di passaggio all’età adulta.
Il mistero della scomparsa di Kolvenik, di sua moglie Eva e di altri oscuri personaggi connotati da una forte carica fiabesca e surrealistica, contorna tutta la vicenda che si svolge in una città che nasconde nel suo ventre segreti di un passato mitizzato.
Qua e là Zafòn mette in bocca ai suoi personaggi perle di saggezza come:
Dipingere è scrivere con la luce. Innanzitutto devi imparare il suo alfabeto; poi la sua grammatica. Solo allora potrai avere stile e magia”. “La bellezza è un soffio rispetto al vento della realtà”. “Se la gente pensasse un quarto di quanto parla, questo mondo sarebbe il paradiso”. "La verità non si trova, è lei che trova noi" . “Ricordiamo solo quello che non è mai accaduto perché le cose reali succedono solo nell’immaginazione”.
La trama ricorda quella di certi romanzi ottocenteschi che si prestano a traduzioni filmiche, e le descrizioni di Zafòn sembrano sequenze cinematografiche.
Mentre si legge, sembra di essere dentro un film; l’autore riesce a rendere palpabile la polvere che si posa su palazzi e cose abbandonate dal tempo, rende reali i silenzi sinistri rotti da impercettibili rumori di sottofondo e le creature che emergono dal nulla e al nulla ritornano.
A fine libro il protagonista è cresciuto, maturato, ha perso l'innocenza, scoperto il Male. Il Male vero, il Male che più spaventa.
Marina vi afferrerà la mano per portarvi con sé nel centro storico della bella città spagnola, per condurvi in visita a luoghi che, pur terrorizzandovi, non potrete fare a meno di guardare.
A tratti sembra di leggere una fiaba, altre volte di ascoltare il racconto di un sogno, ma si continua a leggere avidamente chiedendosi più di una volta se "le cose più reali succedono solo nell'immaginazione" e se "ricordiamo solo quello che non è mai accaduto."
Questo è un libro dal tocco magico, un racconto che emoziona, avvince, appassiona e non si fa dimenticare! E’ una storia che parla della brutalità dell'amore, della sua forza condotta all'estremo.
L'abnorme, la corruzione, lo strazio si aggirano velati di mistero e bagnati di lacrime ad ogni pagina, ad ogni storia raccontata.
Voltando pagina, se si fosse ancora bambini, ci si potrebbe aspettare di trovare un mostro in attesa di fare un balzo. Ma questo non è un libro Horror, racconta solo la crudezza della vita.
Scorrendo le pagine, ci si sente ancorati all'unico elemento cristallino, puro, fresco: gli occhi di Marina, l’enigmatica ragazza da proteggere come una debole fiammella in una notte di vento perché non si spenga.
Quando tutto finisce, ci si ritrova a fissare l'ultima pagina completamente bianca nella convinzione di aver intravisto un teatro in fiamme.
Consigliato a chi ama le storie d'amore e il mistero.

Martina De Riggi
III G
a.s. 2009-2010

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02.04.10

Permalink 18:50:51, Categorie: il piacere di leggere, noi autori, 2823 parole   Italian (IT)

Powina e le perle di Bombay

Gatto Fantasio si era proprio innamorato! Si, innamorato perso! La vacanza a Bombay, in India, stava andando a meraviglia. Nella hall dell’albergo aveva conosciuto una bellissima gattina indiana di nome Powina. Era nera come l’ebano e aveva il pelo lucido e brillante, occhi verdi smeraldo e una coda piumosa. “Bellissima! Non vedo l’ora di incontrarla di nuovo”, ripeteva Fantasio mentre se ne stava seduto al bar dell’albergo.

E Powina arrivò, aveva messo un bel paio di orecchini di perla. Era proprio elegante.
“Buongiorno Powina”, disse emozionato Fantasio.
“Salve, che fai oggi?”, chiese con dolcezza la gattina.
“Nulla di preciso. Magari potresti farmi da guida. Bombay non la conosco e tu si”, disse il gatto sperando di fare una gita con lei.
“Si, andiamo. Ti porterò in un Tempio sacro”, la gattina alzò la coda e camminò verso l’uscita dell’albergo.
Insieme attraversarono la strada, salirono su un taxi e andarono dritti al Tempio.
Colonne altissime di marmo e giada, statue enormi raffiguranti divinità, mosaici e dipinti coloratissimi: il Tempio era una vera meraviglia. Ed era strano, non aveva il tetto.
Fantasio guardava ogni opera d’arte con estremo interesse mentre Powina spiegava il significato e la storia di quel luogo straordinario dicendo che il tetto non serviva perché quando si prega le preghiere salgono al cielo liberamente senza trovare ostacoli.
Quando Fantasio prese per la zampina la bella Powina, la gatta arrossì e si toccò un orecchino.
Una ventata di profumo avvolse Fantasio.
“Ma che succede? Cos’è questo profumo? Da dove arriva?”, disse confuso.
E’ il profumo dei miei orecchini. Queste perle sono magiche. Sono perle di Bombay” rispose sbattendo le folte ciglia nere Powina.
“Orecchini? Profumo? Ma cosa significa?”, domandò esterrefatto il gatto innamorato.
“Le perle di Bombay sono magiche. Producono profumo… ma accade solo quando scocca l’amore. Con il vento, con l’aria, il profumo si espande. Così gli innamorati, se si perdono, sanno come ritrovarsi seguendo il profumo”, spiegò Powina abbassando la testa.
“L’aria porta il profumo e così chi è innamorato non si perde mai”, disse il gatto emozionato.
Fantasio sentì il cuore in gola. Era strafelice! Innamorati e contenti i due gatti si tennero stretti e annusarono il dolce profumo delle perle.
Di colpo arrivò un forte temporale. Pioggia e grandine e refoli di vento portarono trambusto nel Tempio. Molti gatti visitatori e turisti si misero a correre all’impazzata cercando riparo. Fantasio fu travolto dalla folla e perse di vista Powina.
“Powina, Powina, dove sei?”, urlò con tutto il fiato che aveva in gola.
Ma della dolce gattina nera non c’era traccia.
La pioggia cadeva copiosa e Fantasio, completamente bagnato, non sapeva come ritrovare la sua innamorata.
Per terra, tra pietre e sassi, vide brillare qualcosa: era uno degli orecchini di perla di Powina.
L’aveva perso!
Strinse la perla tra le zampe e pensò intensamente. Voleva tanto risentire il profumo… voleva ritrovare la sua gattina. (Continuare)
“Ma come fare?” continuava a ripetere Fantasio che non sapeva da dove cominciare.
Si incamminò velocemente verso l’uscita del Tempio; mentre procedeva, il suo sguardo fu catturato da qualcosa: proprio a lato del corridoio che stava percorrendo vi era una statua, strana, ma bellissima, che raffigurava una stupenda gattina, con due grandi occhi che avevano un’espressione triste e infelice.
Gatto Fantasio rimase alcuni minuti ad osservare quella statua che aveva calamitato la sua attenzione.
“ Quel volto…quel volto io l’ho già visto…” ripeteva fra sé e sé il gatto “ comunque, ora ho cose più importanti da fare!”.
Così dicendo, diede un’ultima occhiata alla statua e se ne andò.
Il cielo, intanto, era ritornato terso e sereno.
Appena uscito, il gatto si guardò attorno. " Dove poteva essere la sua bella Powina?".
Ad un tratto, gli tornarono alla mente le parole pronunciate dalla gattina poco prima della sua scomparsa: “Le perle di Bombay sono magiche. Producono profumo… ma accade solo quando scocca l’amore. Con il vento, con l’aria, il profumo si espande. Così gli innamorati, se si perdono, sanno come ritrovarsi seguendo il profumo”. Il profumo, ma certo! Come aveva fatto a non pensarci prima?
Annusò l’aria, ma… nulla! neppure la minima traccia di quel profumo che con il vento e con l’aria si espande e lega due innamorati.
Eppure…Fantasio non riusciva a capacitarsene, era come se gli orecchini non avvertissero più l’amore e, di conseguenza, non emanassero più alcun effluvio.
Come avrebbe fatto a ritrovare la sua amata, adesso?
Era lì a piangersi addosso, quando all’improvviso in mezzo alla folla vide una gattina nera, col pelo lucido e due occhi verde smeraldo. Fantasio sobbalzò euforico.
“Powina, sei proprio tu? Che gioia rivederti! Ora che finalmente ti ho ritrovata, possiamo continuare la nostra gita!” esclamò, porgendole l’orecchino.
La gatta guardò Fantasio con occhi che non lasciavano trasparire alcuna dolcezza, gli strappò l’orecchino di mano e urlò: “ Non se ne parla proprio! Fattela da solo la tua gita! Addio!”. Poi, Fantasio le sentì dire a bassa voce: “ Finalmente gli orecchini sono in mio possesso!”. Detto ciò, la gatta voltò le spalle e se ne andò.
Gatto Fantasio rimase sbalordito.
“ Ma che le è successo?! Questa non è la Powina che conoscevo!” pensò il gatto ancora sotto choc per quel repentino cambiamento nel comportamento della gatta. “ Eppure, era lei, stesso viso, stessa corporatura, non c’è dubb… un attimo!” esclamò il gatto
“Il profumo! Perché gli orecchini non hanno emanato profumo? Ciò vuol dire che quella gatta non era Powina! Ma allora, se non era Powina, dove si trova la mia amata? E perché quella gatta aveva anche l’altro orecchino dell’amore mio? A cosa le serve?”.
C’era solo un modo per dare una risposta ai tanti perché che si accavallavano nella sua mente: seguire quella ingannatrice! Forse così avrebbe potuto ritrovare la sua amata e scoprire perché quegli orecchini erano così importanti per quella lestofante!
Fortunatamente la gatta era ancora ben visibile tra la folla, così Fantasio, confondendosi fra la gente, la poté seguire senza essere notato.
La gatta camminava con passo deciso e, dalla sua andatura, Fantasio dedusse che aveva ben chiara la meta da raggiungere.
La seguì per circa un quarto d’ora tra vicoli e vicoletti, tra strade ampie e diritte e strade brulicanti di gente che si affollava intorno a banchetti colmi di mercanzia. E fu proprio la merce esposta in una delle tante bancarelle a catturare l’attenzione di Fantasio che, tra le innumerevoli pietre di tutte le forme e di tutti i colori esposte, ne notò una bianca e lucente molto simile ad una perla di Bombay. Nel notarla, il gatto fu colto da un’idea geniale e, senza perdere un attimo di tempo, comprò la pietra. Il mercante, contrariamente a quanto faceva di solito, gliela avvolse accuratamente in un foglio di giornale. Raramente gli capitava di non dover dar fondo alla sua abilità di venditore nel contrattare il prezzo di vendita, per questo motivo, incredulo e quasi grato a Fantasio, aveva deciso di rispettare quel cliente eccezionale incartando la pietra…in un foglio di giornale.
Fantasio infilò il pacchetto in tasca e continuò a seguire la gatta che si diresse col suo passo deciso verso un bazar.
“Questo è il momento giusto per agire!” si disse Fantasio.
Senza farsi notare, si avvicinò alla gatta, con velocità e prontezza scartò la pietra da poco acquistata, infilò delicatamente la zampina all’interno della borsa della micia, prese l’orecchino di Powina, lasciò scivolare dentro la falsa perla, dopodiché con fare felino si mescolò rapidamente tra la folla.
“Avrei sudato meno a catturare un topo!” ammise a se stesso Fantasio il quale, aspettando che la lestofante uscisse fuori dal bazar, giocherellava con la carta del giornale in cui era avvolta la pietra. Lo sguardo per caso si posò su un articolo che denunciava, guarda caso, la scomparsa di molti giovani innamorati, ma l’uscita della gatta dal bazar lo distolse da quella notizia che l’aveva incuriosito.
Fantasio riprese il pedinamento e di nuovo strade e stradine, vicoli e vicoletti fino a…
“ Ma questo è il Tempio!” esclamò Gatto Fantasio.
“ E’ più furba di quanto pensassi. All’inizio, accorgendosi di me, ha cercato di seminarmi poi, non vedendomi più e convinta di essersi sbarazzata di me, è ritornata qui, al Tempio per…un attimo, allora è questo il suo nascondiglio! Mi complimento con me stesso, ora posso anche fare ritorno in hotel! Un bel sonnellino mi farà bene, del resto questa povera imbrogliona non potrà fare nulla senza l’orecchino altrimenti non avrebbe fatto tanto per impossessarsene!”.
Gatto Fantasio era proprio soddisfatto di sé, l’amore gli aveva fatto scoprire abilità che non credeva di avere, ma l’aria… l’aria non portava ancora il profumo che lega due innamorati.
Già pregustava la morbidezza del soffice letto, quando un fruscio lo fece girare di scatto. Da sotto la porta qualcuno aveva fatto scivolare dentro una busta. L’aprì, dentro c’era un foglio nero sul quale in rosso porpora era scritto:
“Sciocco di un gatto,
se desideri riavere la tua amata Powina, all’alba presentati al Tempio con la vera perla di Bombay.
Se ci tieni alla tua amichetta, ti consiglio di venire! E stavolta niente scherzi!”.
“ Vuole che io vada al Tempio? E io ci andrò! Non posso lasciare Powina nelle mani di questa poco di buono!”.
Per tutta la notte Fantasio si girò e rigirò nel letto senza riuscire a prendere sonno. Mille se e mille perché lo agitavano. Fissava l’orologio, ma le lancette era come se si rifiutassero di muoversi. Finalmente ecco spuntare timidamente le prime luci dell’alba!
Prese la perla e si incamminò verso il Tempio.
Prima di addentrarsi nel maestoso edificio, fece un gran respiro. Percorso il corridoio principale, si ritrovò nello stesso punto in cui aveva perso di vista Powina. Si guardò intorno: nulla!
“Il tetto non serve perché quando si prega le preghiere salgono al cielo liberamente senza trovare ostacoli”. Le parole di Powina gli rimbombavano nella testa. Alzò gli occhi al cielo. “Che fare?” implorò il gatto.
Tornò a guardarsi intorno. In un angolo del buio corridoio notò qualcosa. Fantasio accese la torcia che aveva portato con sé. La fioca luce illuminò una scala angusta e tortuosa.
Man mano che scendeva quel luogo diveniva sempre più umido e buio e sembrava non avere fine.
Finalmente intravide in fondo alla scala una porta illuminata da due fiaccole che emanavano una pallida luce.
Gatto Fantasio l’aprì e si ritrovò in un…beh, veramente non si capiva cosa fosse esattamente, sembrava un laboratorio stile tomba egiziana, ma con tanto di riflettori accecanti puntati proprio su di lui; tutto intorno vi era una moltitudine di statue, tutte raffiguranti giovani fanciulli e fanciulle dal volto triste, al centro si ergeva una statua. Nel vederla il gatto esclamò: “Cosa?! Ma quella è la statua che ho visto ieri nel corridoio! Ma que…que…quella è…”
“Si, esatto! E’ proprio lei!” lo interruppe una voce. “Lei è la tua Powina!”.
Fantasio si girò di scatto, davanti a lui c’era la gatta identica alla sua amata.
“Tu non sei la mia Powina!” urlò il gatto.
“Sei perspicace, bravo!” disse la gatta, dopodiché si toccò un orecchio e in un batter d’occhio ecco che si trasformò in una gatta molto più vecchia e dall’aspetto poco piacevole: un enorme brufolo dominava la punta del suo naso aquilino, i capelli rossastri e arruffati le coprivano buona parte del viso e gli occhi, quegli occhi che avevano calamitato Fantasio avevano perso la loro luce e dolcezza.
“ Ma tu chi sei? E come hai fatto a trasformarti in Powina?” chiese esterrefatto Fantasio.
“Io sono Maia Mata, appartengo ad una famiglia di streghe e uno dei miei tanti poteri mi permette di trasformarmi a piacimento!”.
“Cosa hai fatto alla mia Powina?!” domandò preoccupato Gatto Fantasio.
“Niente di grave, l’ho solamente trasformata in una statua, come puoi ben vedere!” .
“Ma perché le hai fatto questo, cosa ti ha fatto di male?” chiese concitato Fantasio.
“ In realtà” disse la gatta “io non ce l’ho in particolare con Powina, ma con tutti gli innamorati! Tutti gli innamorati devono essere puniti!”.
“ Perché tutti gli innamorati devono essere puniti? Io, invece, credo che l’amore sia una cosa meravigliosa, perché negarlo alla gente, tutti devono poter amare ed essere amati!” esclamò Gatto Fantasio.
“Per me non è stato così!” gridò la gatta quasi sul punto di piangere, “nessuno si è mai innamorato di me! Nessuno! E ora tutti devono pagare! Il giorno in cui tu e Powina siete venuti al Tempio, nell’aria si è diffuso il dolce profumo dell’amore e ho capito che c’era un’altra coppia da punire!”.
“La felicità degli altri fa male al tuo cuore arido, ma ti sembra questo il modo di reagire? Che gusto ci provi a far soffrire chi si ama? E poi, perché ti interessano tanto le perle di Bombay?” le urlò Fantasio con tutta la rabbia che aveva in corpo.
“A me l’aria non porterà mai il profumo dell’amore e gli orecchini mi servono ad altro. Devi sapere che le perle, oltre a non far perdere gli innamorati, aggiungono nuovi poteri a quelli che già posseggo. Così potrò cancellare l’amore nel mondo e tutti si pentiranno di non essersi innamorati di me! Avanti, dammi l’altro orecchino, in cambio libererò Powina!” disse con tono misto di rammarico e esasperazione.
Gatto Fantasio guardò la gatta, i suoi occhi non promettevano niente di buono, sicuramente se gli avesse dato gli orecchini avrebbe imprigionato anche lui.
“Scordatelo!” urlò il gatto “ sappi che l’amore è più potente della tua magia!”.
Con scatto felino corse verso la statua di Powina, sfregò l’orecchino: un’ondata di profumo avvolse i due gatti innamorati e su, su si innalzò fino al cielo avvolgendo il maestoso Tempio. Frastornato Fantasio si volse verso la statua che…pian piano perse la sua rigidità, restituendo ai suoi occhi increduli la bellissima Powina.
I due gatti si scambiarono un affettuoso bacio, mentre gli orecchini iniziarono ad emanare un intenso profumo.
Tutti i giovani innamorati, ormai liberi dall’incantesimo, si abbracciavano gioiosi, mentre l’aria si impregnava sempre più del dolce profumo dell’amore a cui niente e nessuno poteva più resistere.
Amore che, essendo cieco si lascia condurre dalle guide fedeli Pazzia e Perdono, inondò con la sua luce l’arida Maia Mata.
“Cosa sta succedendo?!” urlò la gatta.
Ma non ebbe neppure il tempo di pronunciare queste parole che fu trasformata in una flessuosa e affascinante gattina e il suo cuore per la prima volta si intenerì alla vista degli innamorati.
L’amore, magnanimo e più forte di qualunque magia, l’aveva voluto trasformare.
Come sono belle le storie quando finiscono bene!!!
Volete sapere che cosa è successo ai nostri due giovani gatti innamorati?
Si sono appena sposati e vivono felicemente insieme!
Ah, l’amore!

e III G

Terzo posto al concorso "Le avventure di gatto Fantasio"

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Permalink 17:37:55, Categorie: il piacere di leggere, noi autori, 2551 parole   Italian (IT)

La carta dei desideri

Caterina era una bambina come tante, le piaceva andare a scuola e amava in modo smisurato la natura e gli animali.
Viveva in una città in cui abbondavano il rumore, lo scarso rispetto per l’ambiente e l’uso incontrollato e spropositato di materie come la carta.
Da brava naturalista, non approvava l’usa e getta e, attenta com’era ai problemi ambientali, si adoperava per sensibilizzare gli altri, ma con scarsi risultati.
Era una radiosa giornata di maggio e gli insegnanti, a conclusione di un percorso di studio, decisero di portare gli alunni in un boschetto vicino alla città, o forse sarebbe meglio dire in quel che restava di un boschetto perché, per edificare e ottenere legname per la fabbricazione della carta, gli alberi erano stati quasi del tutto abbattuti.
Mentre camminava, a Caterina parve di udire alcune voci dietro di lei, cosa alquanto strana dal momento che era l’ultima della fila. Si voltò di scatto, ma … vide soltanto gli alberi e il sentiero che avevano percorso.
- Che mi succede, sto forse diventando pazza?! – si chiese e continuò a camminare.
Poco dopo ebbe l’impressione di sentire ancora quelle voci, si fermò guardandosi intorno: nessuno!
I compagni erano tutti avanti e la zona era deserta.
- Eppure continuo a sentirle, non credo proprio che siano frutto della mia immaginazione! -
Tese le orecchie e cercò di seguirle: provenivano da un albero cavo.
Incuriosita si avvicinò e sporse la testa nella cavità dalla quale provenivano le misteriose voci; nel tentativo di vederne bene il fondo, infilò dentro la testa e parte del corpo, ma perse l’equilibrio e vi cadde dentro.
Si ritrovò a rotolare come in un grande tubo che si inoltrava nelle viscere della terra e in cui non c’era nessun appiglio a cui aggrapparsi per mettere fine a quella rovinosa discesa verso il basso.
Dopo parecchi sballottamenti a destra e a sinistra, vide in lontananza una luce che le fece sperare la fine di quel voltolare precipitoso.
In effetti, da lì a poco, si ritrovò in una verdeggiante radura. Caterina si alzò da terra e si guardò intorno, sembrava essere finita in una parte segreta del bosco. Disorientata, ma allo stesso tempo incuriosita, decise di seguire l’unico sentiero che le si presentava.
Tutto intorno era un alternarsi di alberi maestosi e possenti, di fiori variopinti, di cespugli verdeggianti e di erba fresca e lucente: era come se la natura mostrasse il meglio di sé.
Caterina, con gli occhi sgranati e la bocca aperta, rimase in contemplazione di quell’angolo di paradiso.
Ad un tratto le stesse voci di prima la riportarono alla realtà (ammesso che quella fosse realtà!) e, così come aveva fatto precedentemente, seguì la loro direzione e si ritrovò in un’altra radura circondata da grandi alberi che, e qui Caterina ebbe un sobbalzo, PARLAVANO!!!
Ancora incredula, si nascose dietro uno di essi per assistere alla conversazione.
- Gli uomini ci stanno distruggendo! – esclamò un albero che si trovava al centro e che spiccava tra tutti per la sua maestosità.
- Sarà il capo! – pensò Caterina.
- Non c’è modo di farli ragionare, sono troppo testardi e presi dal loro egocentrismo! – affermò un altro albero, con l’aria di chi ha gettato la spugna.
- Ricordati che nulla è impossibile. – ribatté un altro ancora – Dimentichi la nostra grande risorsa?-
- Quale?-
- La Carta dei Desideri !!! -
Tutti lo guardarono con espressione scettica.
- E’ fuori discussione – affermò con piglio sicuro un altro albero scatenando un vivace dibattito.
- Calma, colleghi, calma. La proposta è molto interessante – disse l’albero maestoso che sembrava l’unico a non essere sconvolto dall’idea – Se riusciamo ad avere tutti gli ingredienti per creare la Carta dei Desideri – continuò con voce calma e sicura – potremo salvarci e salvare anche gli uomini, ma il problema è: chi andrà a cercare gli ingredienti ? -
Nessuno tra gli alberi rispose, era come se all’improvviso fossero tornati ad essere alberi normali, scrollavano le fronde come fanno tutti i loro simili e basta: nessuna voce, nessun bisbiglio.
In quel silenzio irreale si sentì una vocina.
- Posso andare io, se volete! -
Tutti si voltarono.
- E tu chi sei ? – chiese un albero sorpreso.
- Mi chiamo Caterina, vivo nella città qua vicino, capisco il vostro timore e sono disposta ad aiutarvi – rispose tutto d’un fiato.
- Così – disse l’albero maestoso - saresti in grado di aiutarci? Bada che è un’impresa molto pericolosa! -
- Lo so – rispose Caterina – Ma ce la posso fare, fidatevi! -
Gli alberi discussero vivacemente tra loro e alla fine accettarono la proposta della bambina. Le spiegarono che, per ottenere il primo ingrediente, l’Essenza Millefogli, avrebbe dovuto fare tutto ciò che la custode dell’Essenza le avrebbe richiesto, mentre per il secondo ingrediente, la Polvere di Cellulosa, avrebbe dovuto convincere i Nani, che la custodivano gelosamente.
Prima di partire per quell’impresa, rischiosa e forse impossibile, le diedero un ciondolo magico che le avrebbe indicato la strada e un fischietto che avrebbe dovuto usare solo in caso di estrema stanchezza.
Dopo aver ricevuto le ultime istruzioni, Caterina si avviò lungo il sentiero che l’avrebbe portata alla casa della custode. Il sole splendeva, illuminando le montagne dolci e verdeggianti, e un leggero venticello l’accompagnava nel cammino.
Dopo circa un’ora di strada, si trovò davanti ad una biforcazione del sentiero, Caterina già stava pensando se andare a destra o a sinistra, quando il ciondolo si mosse indicandole la direzione giusta.
Le prime ombre della sera cominciarono a scendere inesorabili, rendendo impossibile continuare il cammino, così Caterina si fermò sotto un albero e si addormentò cullata dai dolci suoni della natura.
Quando il sole, sbadigliando e stropicciandosi gli occhi, fece capolino tra le montagne, Caterina lasciò il suo giaciglio e si rimise in viaggio.
Le ore passavano, ma della casa della custode neanche l’ombra.
Ogni passo cominciava a costarle grande fatica e, pertanto, si decise a prendere il fischietto, vi soffiò dentro il più forte possibile e un sibilo acuto echeggiò nell’aria. Poco dopo un’aquila reale si posò vicino alla bambina che vi montò sopra lasciandosi trasportare alla casa della custode.
Caterina bussò alla porta di quella casa di pietra, dal tetto grigio e ricoperta quasi del tutto da rose rampicanti. Dall’uscio appena socchiuso, due occhi verdi e luminosi la scrutarono.
- Posso fare qualcosa per te, piccola? – le chiese, sorridendo, la bella signora.
- Beh, effettivamente sì, sto cercando l’Essenza Millefogli e so che solo lei me la può dare – le disse in modo deciso Caterina.
A quelle parole, l’espressione della bella signora cambiò.
- Perché mi chiedi l’Essenza? Spero per te che sia per una nobile causa. Pensi forse che io, la custode, dia l’Essenza alla prima persona che capita?-
- Oh!, le assicuro che mi serve davvero per una buona ragione, capisco che lei la custodisce gelosamente ma, mi creda, adesso serve più a me che a lei. E’ una storia lunga, si tratta di salvare la natura e l’intera umanità, lei compresa! – cercò di spiegarle Caterina.
- Ti darò l’Essenza solo se riuscirai a farmi un bel regalo con la carta. Hai un’ora di tempo – le disse con tono imperioso la custode.
Caterina era preoccupata, perché quella richiesta era come se avesse annullato la sua fertile fantasia.
Pensava e pensava, consapevole dello scorrere inesorabile del tempo: niente!
Allo scadere del tempo concessole, la custode le si presentò davanti dicendole: - Ebbene mia cara, mostrami ciò che hai fatto! –
- Ecco, io… veramente…- balbettò Caterina.
- E allora? Io sto aspettando. Mostrami il lavoro! – disse la custode spazientita.
- Se le avessi fatto un regalo con la carta, avrei contribuito anch’io alla distruzione della natura e, quindi, sarei andata contro i miei principi. Ecco perché non ho preparato nulla – le rispose la bambina raccogliendo tutto il suo coraggio.
Mentre parlava, la custode la guardava cupa, e intanto il cuore di Caterina batteva all’impazzata, nella sua testa echeggiava un’unica domanda: Così facendo, ho rovinato la missione?
Un amaro senso di colpa l’assalì, avrebbe voluto scappare via per sfuggire a quel terribile silenzio ma, prima che potesse farlo, si accorse che lo sguardo della custode era diventato sorridente. Caterina la guardò stupita, chissà cosa vi era di tanto bello!
- Bravissima, pur di non danneggiare la natura, hai rischiato. Questo è lo spirito giusto! Hai superato la prova – esclamò la custode porgendole una boccetta di cristallo – Custodisci bene l’Essenza Millefogli, è molto importante -
- Non temete, starò molto attenta – la rassicurò la bambina infilando delicatamente la boccetta in tasca.
- Ecco, prendi queste per andare più in fretta – le disse la custode mentre le applicava due candide ali sulle spalle.
Caterina spiccò il volo e, grazie anche al ciondolo, riuscì velocemente ad arrivare al villaggio dei nani.
Non appena toccò terra, le ali sparirono.
- Peccato! – pensò Caterina – E’ divertente volare! -
Al contrario della custode, i nani erano bassi e robusti, avevano lunghe barbe e occhietti piccoli, ma vivaci.
Ad uno di loro la bambina chiese dove trovare la Polvere di Cellulosa, ma questi con un grugnito le rispose di tornarsene da dove era venuta.
E non fu l’unico.
Scoraggiata, Caterina si accovacciò sotto un cespuglio di rose.
- E ora, cosa faccio? Qui sono tutti così sgarbati!!! – disse fra sé e sé.
- E’ per colpa dell’incantesimo della strega –sussurrò una vocina.
- Chi ha parlato? -
- Sono stata io! – le rispose la stessa vocina.
Caterina si girò e vide una rosa che la guardava con occhi grandi e sinceri.
- Cosa hai detto poco fa? – le chiese la bambina.
- Ho detto che la strega dell’Avidità ha fatto un incantesimo ai nani; è per questo motivo che loro non ti aiutano e non ti danno ciò che vuoi – rispose la rosa.
- Ed io come faccio? – domandò Caterina.
- Tu hai un cuore puro, tratta con la strega che abita nel castello sulla collina – le suggerì la rosa.
Gli stormi di corvi neri e di pipistrelli che volavano intorno al castello lasciavano presagire poco di buono e, anche se con timore, la bambina si avventurò al suo interno.
Seguita da un corvo e da un pipistrello, si inoltrò tra stanze buie, fredde e spoglie. Per alcuni interminabili minuti non sentì altro che il rimbombo dei suoi passi e il suo cuore che batteva come un tamburo.
Ad un tratto sentì alle sue spalle una voce che la fece sobbalzare.
- Chi sei e cosa vuoi da me? -
- Mi chiamo Caterina e VOGLIO che annulli l’incantesimo – rispose con fermezza – Sappia che sono disposta a tutto! -
- Sicché tu sei disposta a tutto?! – le chiese la strega in tono di sfida.
- A TUTTO – confermò la bambina.
- Mi piacciono le bambine decise come te. Voglio mettere alla prova il tuo coraggio. Spezzerò l’incantesimo solo se tu, riuscirai a risolvere l’indovinello che ti proporrò. Se allo spuntare della prima stella non sarai in grado di darmi la soluzione, resterai per sempre qui e sarai mia serva. L’indovinello è questo: Se i tuoi pensieri vuoi ricordare, lei senza fare storie ti potrà aiutare ma, attento, un colpo di vento la può far volare. Cos’è? -
- Cosa sarà mai? – continuava a chiedersi Caterina, passeggiando su e giù per la stanza – Questa volta si fa sul serio, non è come il regalo di carta di prima, non è proprio come il regalo di… -
All’improvviso gli occhi di Caterina si illuminarono: aveva risolto l’indovinello. Ma certo, come aveva fatto a non pensarci subito?!
Saltando dalla felicità, si precipitò dalla strega e, senza riuscire a controllare il volume della voce, gridò: - La carta! La soluzione è la CARTA!!! –
A quelle parole la strega pestò i piedi, strepitò, si disperò dicendo:
- Piccola mocciosa, hai indovinato! -
Dopo aver pronunciato quelle parole, sparì in una nuvola di fumo.
Caterina corse al villaggio dei nani che, ormai liberi dall’incantesimo, l’accolsero con grande festa e le consegnarono la Polvere di Cellulosa.
Con in tasca i due ingredienti, fece ritorno alla radura degli alberi parlanti che si mostrarono felici e allo stesso tempo meravigliati nel vederla.
L’albero maestoso, aiutato da compagni saggi ed esperti, mescolò in un calderone l’Essenza e la Polvere e, seguendo le istruzione del Libro della Saggezza, ottenne la Carta dei Desideri. Apparentemente sembrava un comune foglio di carta, uguale ai tanti fogli che con molta superficialità e leggerezza usano gli uomini, ma che invece… .
- Bene, ora manca solo un Puro di Cuore, così come è scritto nel Libro della Saggezza – disse l’albero maestoso.
- Ma, dove lo troviamo un Puro di Cuore? – chiese l’albero più giovane della radura.
- Piccolo e sciocco, l’abbiamo davanti a noi! – proferì l’albero maestoso indicando Caterina.
- IO?!? -
A Caterina non fu data possibilità di replica. L’albero maestoso le porse la Carta dei Desideri, una penna d’oca, una boccetta di inchiostro e si allontanò in punta di piedi, ops! di radici.
La bambina intinse la penna nell’inchiostro e si accinse a scrivere queste parole:

La carta ascolta docile e paziente,
parla con saggezza a tutta la gente,
lei è davvero un dono di natura,
per questo trattala con molta cura,
ricicla sempre e non sprecare,
questa è la ricetta per migliorare.


Stanca del viaggio e delle avventure vissute, si addormentò cullata dal dolce mormorio degli alberi.
Al risveglio si ritrovò sdraiata sull’erba del boschetto vicino alla sua città, circondata dai compagni e dagli insegnanti.
- Pigrona, ti sei finalmente svegliata! – disse una maestra – Sono bastati quattro passi per farti stancare al punto tale da crollare come un sasso! -
- E’ stato solo un sogno, che peccato! – pensò Caterina e delusa fece ritorno a casa.
Ma l’indomani notò, con sua grande sorpresa, che gli abitanti della città avevano cambiato abitudini: il suo desiderio si era avverato.

Questo racconto ha partecipato e ha vinto il concorso:
Eco - Lucart (la carta che non taglia gli alberi).


Elisabetta Martorana Tusa
Classe II G
S.M.S. “Giuseppe Garibaldi”
Palermo
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Permalink 16:34:13, Categorie: noi autori, 1243 parole   Italian (IT)

Uccisa la zanzara... la puntura non prude meno

Oggi distendo le mie ali per la prima volta.
E’ una bella giornata di sole.
Uscendo dal mio bozzolo, sento la brezza accarezzarmi dolcemente.
Ho aspettato pazientemente il momento in cui mi sarebbe stata concessa la libertà di viaggiare per il mondo, anche se questo avrebbe significato l’inizio della mia fine. Le mie ore sono contate, non ho tempo di crogiolarmi nel caldo abbraccio del sole: devo partire subito.
Non ho idea di dove andare, mi guardo intorno, alzando gli occhi vedo una palla brillante. Parto a razzo per quanto le mie ali me lo consentano, voglio toccare quella cosa stupenda. Volo per un tempo che mi sembra interminabile ma, per quanto mi sforzi, mi sembra di essere sempre allo stesso punto.
Rinuncio.
Guardo verso il basso. La bellezza di ciò che vedono i miei occhi è indescrivibile: riccioli verdi ondeggianti al lieve vento, nastri azzurri che si snodano tra mille ghirigori, leggiadri esseri che volteggiano giocosi nell’azzurro del cielo, meravigliose armonie di colori e forme.
Ecco: è la vita! L’incantevole e misteriosa vita!
Resterei qui a contemplare questo superbo spettacolo, ma mi resta poco tempo da vivere e voglio impiegarlo al meglio. Voglio esplorare, capire, conoscere e imparare il più possibile prima di abbandonarmi alla Madre Terra.
Qualche battito d’ali ed eccomi sul mare infinito. Le onde giocano a rincorrersi increspandosi di bianco, voglio giocare anch’io con loro e per un po’ le seguo: corro in avanti e subito ritorno indietro senza un attimo di respiro.
Non posso giocarmi così il mio poco tempo, ho tanto ancora da conoscere e così riprendo il viaggio. Volteggio su un prato, mi poso su un fiore, annuso il profumo …ma devo di nuovo partire. Devo conoscere ancora, non posso sprecare l’occasione di vivere al meglio la vita e di imparare ad apprezzarne il valore. Se non lo facessi, avvalorerei il giudizio di chi ritiene che noi farfalle siamo frivole e superficiali.
Vedo qualcosa in lontananza, qualcosa di diverso da quello che finora ho visto. Dispiego di nuovo le ali e mi dirigo verso quel punto lontano. Per ingannare la stanchezza del volo, cerco di immaginare ciò che si presenterà ai miei occhi: di sicuro un altro superbo spettacolo!
Ecco, sono quasi arrivata! Ma che succede? Nell’aria sento solo odore di dolore, vedo tristezza negli occhi di bambini e adulti. Qui c’è solo fame e miseria, ma tanta voglia di vivere. Questa non è vita, ma è pur sempre la vita!
Riprendo il mio volo ed ecco che mi ritrovo tra enormi palazzi che sembrano vogliano far il solletico al cielo, vedo veicoli che sfrecciano veloci, luci multicolori che mi accecano, violenza gratuita, gente senz’anima che rincorre il dio denaro e che, incapace di apprezzare la vita, la butta via per niente.
Guardo con occhi sgranati questo orrore e non posso fare a meno di chiedermi come possano coesistere due situazioni talmente diverse nello stesso mondo.
C’è chi, avendo smarrito il senso della vita, non sente più la brezza della mattina, la dolce carezza del vento sul viso, non ha tempo di sognare e non capisce che con i soldi non si possono comprare né amici, né anime, né luna, né sole mentre c’è a chi avanzano sogni per sognare. Ma anche questo è la vita! L’incantevole e misteriosa vita!
Mentre sono immersa in questa amara riflessione, sento un pianto soffocato. Vorrei far finta di non aver sentito perché temo di imbattermi in un altro orrore, ma non posso ignorarlo, prima che la mia breve esistenza finisca devo sapere, devo capirne di più.
Dispiego tremante le ali e seguo il flebile pianto. Rannicchiata in un angolo di casa c’è una bambina. Mi poggio sulla sua spalla, vedo le lacrime rigarle le tenere guance e un senso di smarrimento e impotenza trasparire dagli occhi. Rimango immobile, non so che fare: sono una farfalla, una piccola, fragile farfalla!
“ Lo so, ha fatto cose brutte, ma perché giustiziarlo, perché togliergli la vita, è pur sempre mio padre!” Le parole che la bambina pronuncia tra i singhiozzi creano in me confusione e disorientamento. Non capisco: se giustiziare vuol dire fare giustizia, perché la bambina è così angosciata? Allora giustiziare è una cosa giusta da fare o no? Gli interrogativi mi agitano a tal punto che le mie ali iniziano a vibrare incontrollate e la bambina si accorge di me.
Incapace a comprendere, la tempesto di mille domande: voglio capire!
“Giustiziare vuol dire che sarà ucciso, che ormai ha le ore contate e che io non lo vedrò mai più! Io sono contro la pena di morte ma, dopotutto, non so come reagirei se uccidessero mia sorella… probabilmente vorrei il peggio per l’assassino, ma so anche che se si uccide la zanzara, la puntura non prude meno!” continua tra le lacrime la bimba.
Inizialmente non capisco la metafora, poi annuisco, ma resto zitta: non trovo parole di conforto.
“Penso che mio padre sia più degno di vivere di molte altre persone le quali ritengono che la propria vita non abbia significato. Chissà quante cose aveva da insegnarmi, quante cose avrei potuto imparare da lui semplicemente guardandolo! Quali e quanti pensieri in queste ore lo stanno agitando? Deve essere terribile sapere di dovere dire addio alla vita per decisione di chi è convinto di fare giustizia”. L’ascolto smarrita e rifletto sul fatto che anch’io tra poche ore non esisterò più.
“Mio padre, lo so, ha sbagliato, ma questa pena crudele impedisce qualsiasi forma di redenzione. Possibile che ci sia ancora chi è convinto che solo togliendo la vita si possa ridare pace e serenità a chi ha subito un torto?”
Gli interrogativi che la bambina si pone mi rendono ancora più frastornata. I primi minuti della mia breve esistenza mi avevano mostrato la vita, l’incantevole e misteriosa vita, ma quello che ho conosciuto dopo non è altro che la negazione di essa. Com’è possibile tutto ciò? Può uno Stato sancire come diritto fondamentale dell’uomo il diritto alla vita, adoperarsi perché a nessuno venga negato e nello stesso tempo toglierlo a chi ha sbagliato?
Sono una farfalla, una frivola farfalla, per questo forse non capisco.
Inizio già a sentirmi molto debole, ma voglio dare un senso alla mia esistenza, non voglio essere farfalla. Mi libro nel cielo, ancora una volta volgo il mio sguardo in basso, vedo dei bambini, mi soffermo a guardarli, si rincorrono felici, gioiscono di piccole cose. La loro spensieratezza cancella per un attimo il dolore dal mio cuore, ma devo affrettarmi, devo raggiungere qualcuno prima che sia troppo tardi. Trafelata mi incuneo tra gelide sbarre, nell’aria sento solo odore di morte, un uomo aspetta già estraneo alla terra, il suo sguardo corre lontano. Mi appoggio sulla sua spalla, gli sussurro qualcosa, gli sfioro dolcemente la guancia sul suo volto nasce un sorriso.
Un attimo … e qualcuno gli spegne per sempre il sorriso.

(terzo premio al concorso letterario "Allena il tuo cuore" in memoria di Gaetano Conti)

Martina De Riggi
Classe III G
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17.03.10

Permalink 22:10:29, Categorie: recensioni, 125 parole   Italian (IT)

PERSUADER

Persuader è uno dei thriller scritti da Lee Child, pseudonimo di James R. Grant.
Il romanzo, il cui titolo è stato italianizzato in La vittima designata, è stato pubblicato nel 2007 dalla casa editrice Longanesi.
L’ex poliziotto Jack Reacher decide di tagliare i fili con il passato, ma nella sua vita ritorna Quinn, un criminale dato per morto.
Per vendicarsi ma anche per salvare un’infiltrata della DEA, Jack decide di scovarlo avvalendosi dell’aiuto di altri due agenti della stessa federazione: Eliot e Duffy.
Child nel descrivere minuziosamente sia i personaggi che le armi usate, utilizza un linguaggio molto accurato e, come in tutti i suoi thriller, riesce a tenere col fiato sospeso i lettori.


Benedetto Barone
II G
a.s. 2009-2010
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Permalink 22:03:31, Categorie: recensioni, 207 parole   Italian (IT)

LA BAMBINA CON I SANDALI BIANCHI

Il libro La bambina con i sandali bianchi è stato scritto da Malia Bellaribi e pubblicato nel 2007 dalla casa editrice PIEMME.
Nell’autobiografia la scrittrice narra la vita travagliata di Malika, nata nella bidonville di Nanterre da genitori algerini.
La bambina vive un’infanzia fatta di miseria, soprusi e solitudine. Nel mondo che la circonda sembra non esserci posto per lei; la stessa madre non ha mai né una dolcezza né una carezza nei suoi confronti.
Malika nei suoi primi quattro anni di vita impara che se vuole evitare la brutalità dei suoi familiari, non deve dare loro alcun fastidio: deve vivere da invisibile.
Il terribile incidente di cui rimane vittima, però, inaspettatamente le fa scoprire che nel mondo esiste anche l’amore, l’affetto, la dolcezza, sentimenti a lei sconosciuti. Nel suo nuovo mondo l’incontro con la musica e il canto le aprirà la strada per una vita diversa.
Con questo libro, semplice ma avvincente, l’autrice trasmette un messaggio forte: anche se intorno a noi sembra che esistano solo povertà, abbrutimento e miseria d’animo, bisogna sempre battersi per una vita migliore e crederci fermamente.

Giuliana Mancino
II G
a.s. 2009-2010
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Permalink 21:58:17, Categorie: recensioni, 155 parole   Italian (IT)

TWILIGHT

Twilight è il primo romanzo fantasy della saga di Twilight della scrittice Stephenie Meyer.
La protagonista è Isabella Swan un’adolescente che decide di lasciare la città di Phoenix per andare a vivere con il padre a Forks.
Nel nuovo ambiente incontra il misterioso e affascinante Edward che, anche se attratto da Bella, cerca di starle lontano.
Lo strano modo di agire del giovane incuriosisce sempre più Bella.
I due finiscono con l’innamorarsi perdutamente. Nel comportamento del suo amato c’è, però, qualcosa di strano che la ragazza non riesce a spiegarsi.
Un giorno Edward trova la forza di svelarle il suo segreto: è un vampiro!
L’amore che prova per Bella è così forte che supera il desiderio di nutrirsi del suo sangue. Questo lascia presupporre che la ragazza non corra alcun pericolo, ma sarà veramente così?


Silvia Librizzi
III G
a.s. 2009-2010
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Permalink 21:54:56, Categorie: recensioni, 153 parole   Italian (IT)

LA FIGLIA DEL CAPITANO

La figlia del capitano è un classico dei romanzi d'avventura dell'800.
L’autore Puskin ambienta la storia in uno dei periodi più difficili e travagliati della storia della Russia zarista: il periodo della rivolta di Pugacëv.
Grinëv, giovane ufficiale, presta servizio nella fortezza di Bjelogorsk dove conosce Marja, la figlia del capitano.
I due giovani si innamorano perdutamente, ma la rivolta di Pugacëv che conquista la fortezza uccidendo gli abitanti, compresi i genitori di Marja, e il forte sentimento che Svabrin prova nei confronti della ragazza che cattura per costringerla a sposarlo, danno vita a un susseguirsi di situazioni imprevedibili che vedono protagonisti i due giovani.
Il romanzo breve, di facile lettura e adatto ad ogni fascia di età, fin dalle prime pagine riesce a catturare l’attenzione del lettore grazie al ritmo intenso della narrazione.


Anastasia Lo Coco
II G
a.s.2009-2010
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Permalink 21:50:22, Categorie: recensioni, 166 parole   Italian (IT)

IL GIORNALINO DI GIAN BURRASCA

Il giornalino di Gian Burrasca, scritto da Vamba (pseudonimo di Luigi Bertelli), è un classico della letteratura per ragazzi.
Inizialmente pubblicato a puntate sul Giornalino della Domenica, è scritto sotto forma di diario. Il protagonista è Giannino Stoppani soprannominato Gian Burrasca per tutte le monellerie che combina.
È un ragazzino molto discolo che, convinto di essere nel giusto, di guai ne combina tanti, ma proprio tanti!
I genitori, stanchi delle sue marachelle, decidono di mandarlo nel collegio Pierpaoli, ma anche qui porta scompiglio e addirittura si ritrova ad essere a capo di una ribellione contro la dispotica direttrice.
Giannino nel suo diario annota le vicende che lo vedono protagonista, ma anche il suo stato d’animo di bambino incompreso e vittima delle situazioni che, suo malgrado, lo vedono coinvolto.
Il libro, molto divertente e di facile lettura, ci insegna che a volte bisogna mentire a fin di bene e che prima di agire bisognerebbe contare almeno fino a dieci.

Alessia Caserta
II G
a.s. 2009-2010

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Permalink 21:44:03, Categorie: recensioni, 147 parole   Italian (IT)

FIGLI DI NESSUNO

Il libro Figli di nessuno, scritto da Torey Hayden e pubblicato dalla casa editrice Tea, racconta di un’insegnante speciale che si occupa di quattro bambini che hanno perso la speranza di sentirsi amati.
Boo parla solo per ripetere le previsione del tempo; Lori non sa né scrivere né leggere a causa di un trauma cranico causatole dal padre violento; Tommaso, dopo avere assistito all’omicidio del padre, diventa un bambino molto aggressivo; Claudia, ragazzina dodicenne dell'alta borghesia, viene espulsa dalla scuola privata cattolica che frequentava, perché incinta.
L’incontro con la maestra dei miracoli, Torey Hayden, cambierà la vita dei quattro bambini di cui nessuno prima si era occupato.
Il libro, intenso e coinvolgente, trasmette un messaggio forte: l’amore e la dedizione possono risolvere anche le situazioni più disperate.
Martina De Riggi
III G
a.s. 2009-2010
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Permalink 21:28:30, Categorie: recensioni, 128 parole   Italian (IT)

AMORE 14

amore14

Il romanzo Amore 14, scritto da Federico Moccia ed edito dalla casa editrice Feltrinelli, ha come storia centrale la vita di una quattordicenne: Carolina.
Come tutte le ragazze della sua età, le sue giornate sono permeate dal difficile rapporto con i genitori, dalla gioia del primo amore, dalle prime delusioni sentimentali, dalle battaglie portate avanti per essere considerata adulta, dai grandi sogni.
Il romanzo ha avuto grande successo perché alle vicende della protagonista fa da sfondo il mondo degli adolescenti di oggi, un mondo fatto di incomprensioni, primi innamoramenti, voglia di sognare e di diventare grandi.
Un mondo in cui gli adolescenti si ritrovano, un mondo popolato da personaggi molto simili a loro e in cui finiscono con l’immedesimarsi.

Federica Silvestri
II G
a.s. 2009-2010
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05.06.08

Permalink 22:52:16, Categorie: recensioni, 145 parole   Italian (IT)

VERMEER E IL CODICE SEGRETO

 E’ un libro per ragazzi scritto da Blue Balliet.
Il romanzo, edito da Mondatori, si ispira al Codice da Vinci.
I protagonisti sono Calder e Petra che, da compagni di classe che a stento si parlano, danno vita a un’intensa amicizia.
La storia inizia con la consegna di tre identiche lettere anonime. Chi le spedisce e perché? Che relazione c’è tra La donna che scrive, un quadro di Vermeer e i due ragazzi ? E Luise Scarpe che ruolo ha nel romanzo?
Il libro tratta di fenomeni inspiegabili e inquietanti premonizioni. Uno dopo l’altro si susseguono avvenimenti apparentemente slegati tra loro, ma che hanno una sola via d’uscita.
Il linguaggio non è semplicissimo ed è inadatto a ragazzi di 12 anni. Nella narrazione l’autore fa largo usa della tecnica del flashback.

Anna Laura Taormina

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Permalink 22:43:12, Categorie: recensioni, 169 parole   Italian (IT)

TOBIA

 E’ un libro per ragazzi scritto da Timothèe de Fombelle e illustrato da François Place.
Il protagonista di questa fantastica storia è Tobia, un ragazzo alto un millimetro e mezzo che vive come tutto il resto del suo popolo su un albero.
La storia è centrata sull’amicizia tra Tobia e Leo Blue; il loro è un rapporto speciale, alimentato da grandissima sincerità e da grande affetto.
Nel tempo, la famiglia di Tobia è costretta all’esilio sui Rami Bassi ed è, quindi, necessaria la separazione da Leo. Qui, Tobia conosce Elisha, la sua nuova migliore amica, con la quale instaura un rapporto strettissimo. Con lei vive grandi avventure e, grazie al suo aiuto riesce a salvare i suoi genitori da un pericoloso destino.
L’autore fa uso di un linguaggio semplicissimo per esprimere in modo molto efficace una morale altrettanto elementare: l’importanza degli amici veri che aiutano a superare le peggiori difficoltà.

Anna Laura Taormina

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Permalink 22:39:23, Categorie: recensioni, 166 parole   Italian (IT)

TEMPI TEMPESTOSI A VILLA GHIACCIAOSSA

 E’ un fantasy-giallo nel quale Antony Horowitz racconta la storia che vive David Eliot in un bizzarro collegio abitato da creature stranissime e minacciato da un’oscura presenza che vorrebbe distruggerlo.
David inizialmente sarebbe stato felice di assistere alla rovina di Villa Ghiacciaossa e dei suoi spettrali insegnanti ma, volendo conquistare l’Infame Graal, un calice dagli immensi poteri che viene dato in premio ogni anno al miglior allievo, cambia idea e decide di scoprire chi trama nell’ombra per distruggere la spettrale scuola e perché.
Vincent King, un nuovo arrivato, insidia la sua prima posizione in classifica, ed una serie di “incidenti” sembrano favorire la sua ascesa in lista …
Chi vuole impedire la vittoria di David e, peggio ancora, minaccia l’esistenza di Villa Ghiacciaossa ?
Per scoprirlo, immergetevi anche voi in questo avvincente racconto dal linguaggio semplice ma ricco di vocaboli inventati e aiutate David a trovare il colpevole di tanti misteriosi fenomeni.

Silvia Buscarello

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Permalink 22:35:38, Categorie: recensioni, 109 parole   Italian (IT)

PICCOLE DONNE

 E’ il più famoso romanzo di Louisa May Alcott ed è un classico della letteratura per ragazzi.
La storia ha come protagoniste quattro sorelle: Margaret, Josephine, Elizabeth e Amy. La loro vita tranquilla è sconvolta dalla guerra di Secessione a cui il padre partecipa. Nel periodo in cui il capofamiglia è al fronte, la famiglia è costretta ad affrontare tante difficoltà che supera grazie alla madre, punto di riferimento per le sorelle.
La situazione peggiora ulteriormente prima per la malattia del padre, poi per quella di Elizabeth. Ma, nonostante il precario equilibrio, la famiglia riesce a trovare sempre una soluzione ad ogni problema.

Simona Pantano

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Permalink 22:24:13, Categorie: recensioni, 223 parole   Italian (IT)

LAURA LEANDER E LA MALEDIZIONE DEL RE DEI DRAGHI

E’ un libro per ragazzi scritto da Peter Freund, autore di altri libri della stessa collana. È un romanzo d’avventura, edito da Il Punto d’Incontro.
Laura Leander frequenta Ravenstain, un collegio tedesco; qui le viene rivelata l’esistenza di un mondo parallelo al nostro, quello di Aventerra. E, proprio in questo luogo, porta a termine la sua missione: liberare il padre, Marius Leander, dalle grinfie degli Oscuri, i quali lo sottopongono alla rigimorte.
Per penetrare nella Fortezza Oscura, Laura deve prima riforgiare Chiarosplendore, la spada della Luce. Per fare ciò necessita del ferro stellare, ingrediente custodito dal Rosso Drago del Fuoco.
Laura è costretta ad attraversare il Regno dei Draghi dal quale nessun essere umano è mai uscito vivo.
Per potere fare ritorno sulla Terra, attraverso il Portale magico, Laura dovrà sconfiggere il Principe Nero, ovvero Borboron, e i suoi Oscuri, .
In questa missione potrà contare sull’aiuto del fratello Lukas, dei paladini Bianchi, di miss Mary, di Percy Valiant, di Alarik Alienor, del professor Morgestern e di Elisyon.
Il messaggio del libro è che non tutte le cose sono come appaiono (mai fidarsi delle apparenze) e che esiste un altro mondo, magari perché no, anche Aventerra, che può essere visto solo dalle persone che ci credono veramente.

Anna Laura Taormina

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Permalink 00:02:28, Categorie: recensioni, 159 parole   Italian (IT)

LA MEMORIA DELL'ACQUA

  E’ un romanzo di Silvana Gandolfi, autrice di altri libri per ragazzi come Pasta di drago e La scimmia nella biglia.
Nando, il protagonista, vive come tutti anche se ha sei dita ai piedi che saranno causa delle sue avventure.
Tutto comincia quando uno zio, di origine maya, lo porta con sé in Messico.
La scoperta di una piramide con all’interno un pozzo sacrificale chiuso da una lastra su cui vi sono le impronte di due piedi con sei dita ciascuno è il vero motivo per cui lo zio lo ha voluto con sé.
Poggiando i suoi piedi sulla lastra, Nando attiva un meccanismo che apre il cenote.
Nel tentativo di recuperare il suo walkman, il ragazzo viene risucchiato all’interno del pozzo e si ritrova in una città maya.
L’autrice, oltre che portare nel passato i lettori, vuole comunicare che i difetti possono diventare pregi.

Lorenzo La Spina

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04.06.08

Permalink 23:56:04, Categorie: recensioni, 205 parole   Italian (IT)

LA GUERRA DEGLI ELFI

 L’autore è Herbie Brennan, scrittore de La guerra degli elfi - il nuovo re e de La guerra degli elfi - Il regno in pericolo.
La casa editrice è la Oscar Mondadori e le traduzioni sono di Angela Ragusa.
Il genere è fantasy e i protagonisti sono Henry e Pyrgus Malvae, due ragazzi che, per via delle loro storie che si intrecciano, diventano grandi amici.
Il principe Pyrgus, che odia la sua carica, si mescola alla gente comune.
Henry, nello stesso periodo, vive con angoscia la separazione dei suoi genitori.
Attraverso un portale i due si conoscono. E, nonostante vivano in due mondi completamente diversi, tra loro nasce una grande amicizia e insieme salvano il regno dagli elfi della notte e dai demoni che l’hanno invaso e che insieme costituiscono una grande pericolo. Fondamentale è l’aiuto della sorella di Pyrgus, Aurora, che non conosce altra vita che quella noiosa di una principessa.
Il linguaggio è molto semplice e ciò rende il libro adatto a ragazzi di tutte le età.
Il messaggio, poco originale, è quello che si ripete in moltissimi libri: nella lotta tra il bene e il male, il bene trionfa sempre.

Anna Laura Taormina

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Permalink 23:53:06, Categorie: recensioni, 124 parole   Italian (IT)

LA CITTA' DELLA GIOIA

Scritto da Dominique La Pierre, il libro è molto interessante in quanto proietta il lettore in un mondo reale quanto drammatico.
Racconta le avventure di Paul Lambert che improvvisamente decide di lasciare tutto e recarsi in India alla ricerca di qualcosa che gli faccia capire il vero significato della vita. Qui, vivendo nelle bidonville di Calcutta a contatto con i più poveri e diseredati, dà un senso alla sua esistenza ed inizia ad apprezzarla.
L’autore ci vuol fare capire che sulla Terra non esiste solo il bello, il benessere o il divertimento, ma esiste anche una realtà fatta di miseria, malattie e fame. E, nei confronti di questa realtà, ciascuno di noi non dovrebbe essere insensibile.

Roberto Perricone

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IL PICCOLO PRINCIPE

Il Piccolo Principe è un bellissimo racconto scritto da Antoine De Saint- Exupèry.
In questo libro l’autore immagina che un aviatore sia costretto ad effettuare un atterraggio di fortuna nel deserto del Sahara dove incontra il piccolo principe, un ragazzino dai capelli d’oro proveniente da un’altro pianeta e arrivato sulla Terra dopo un lungo viaggio.
Il giorno dopo l’atterraggio forzato, l’aviatore si risveglia al suono di una voce che gli chiede: “Mi disegni una pecora?” Il bambino che glielo chiede è il piccolo principe che inizia a raccontare la sua storia.
Egli viveva su un asteroide, poco più grande di una casa, chiamato B-612, da dove poteva ammirare fino a 43 tramonti e 3 vulcani. L’unica sua compagnia era una rosa.
Un giorno, il piccolo principe decide di lasciare il suo pianeta e la sua rosa per vedere il resto dell’universo. Durante il viaggio, visita 6 asteroidi.
Sul primo trova un re triste perchè non ha uomini per servirlo; sul secondo incontra un uomo vanitoso; sul terzo un ubriacone che beve per dimenticare che beve; sul quarto un uomo d’affari che conta le stelle convinto di possederle; sul quinto un lampionaio che accende e spegne il suo lampione; sul sesto un geografo che attende l’arrivo di un esploratore per saperne di più sulla struttura degli altri pianeti.
Seguendo il consiglio del geografo, il piccolo principe visita la Terra e qui rimane turbato nel vedere un roseto. Constata, infatti, che la sua rosa non era l’unica esistente nell’universo, così come gli aveva fatto credere la stessa.
Deluso, decide di tornare indietro. Durante il viaggio, incontra una volpe con cui istaura un rapporto di amicizia. Grazie ai suoi insegnamenti, capisce che la sua rosa è unica perché se ne era preso cura. Sentendo molto la mancanza della sua rosa, il piccolo principe torna a casa, abbandonando gli amici che lo avevano aiutato, tra cui la volpe che, triste per la sua partenza, gli dice che, tutte le volte che vedrà le spighe d’oro, penserà ai suoi capelli dorati.
L’autore vuole farci capire che a volte dobbiamo separarci dalle persone che amiamo per capire quanto ci vogliono veramente bene e per apprezzarle maggiormente.

Laura Albano - Roberto Perricone

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13.04.08

Permalink 23:05:22, Categorie: recensioni, 146 parole   Italian (IT)

THE SISTERS GRIMM: DETECTIVE DA FAVOLA

 Sabrina e Daphne sono le protagoniste di una favola scritta dall'americano Michael Buckley.
Rimaste sole, dopo la misteriosa scomparsa dei loro genitori, le due sorelline si trasferiscono nella piccola città di Ferryport Landing, a casa della nonna che credevano morta. Qui, le bambine vengono a conoscenza di essere le discendenti dei famosi fratelli Grimm e, in quanto tali, da quel momento avevano il compito di vegliare sugli Eterni, i protagonisti delle fiabe inventate dai loro avi.
Biancaneve, i tre porcellini, il lupo cattivo, i cacciatori di giganti…gli abitanti, insomma, di Everafters (la comunità di tutti i personaggi prodotti dalla fantasia dei celebri fratelli Grimm) popolano la storia, di per sé divertente e intrigante. Ma il ruolo di questi personaggi sarà uguale all’originario? E la vita di Sabrina e Daphne sarà una favola?
 

 Simona Pantano

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09.04.08

Permalink 22:09:53, Categorie: recensioni, 134 parole   Italian (IT)

QUALUNQUE COSA PER SALVARE UN CANE

 L’autrice di questo libro è la scrittrice nordamericana Phyllis Reynolds Naylor.
La storia è ambientata nella cittadina di Friendly e ha come protagonista un ragazzino di nome Marty.
Un giorno, durante una passeggiata, trova un cane da caccia. Vedendolo spaurito e tremante, il ragazzo decide di tenerlo con sé.
Lo cura, lo accudisce con tanto amore e gli si affeziona al punto tale che, quando Judd Travers, il padrone del cane, lo incontra per strada con Shiloh (questo è il nome che Marty ha dato al suo amico a quattro zampe) e lo vorrebbe riavere indietro, fa di tutto per potere tenersi il cane, anche perché viene a sapere che l’uomo è un cacciatore che ha l’abitudine di maltrattare i suoi cani.

Giulia la Barbera

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07.04.08

Permalink 18:29:23, Categorie: recensioni, 130 parole   Italian (IT)

L'ISOLA DEL TESORO

 L’isola del tesoro è un libro scritto da Robert Louis Stevenson. E’ un romanzo per ragazzi, ma appassiona anche gli adulti.
Parla di un ragazzo di nome Jim che lavora nell’osteria del padre. Un giorno conosce un marinaio che, come bagaglio, aveva solo un baule. Quando il vecchio marinaio muore, il ragazzo apre il baule e trova una mappa contenete le indicazioni per ritrovare un tesoro. Con il suo amico medico, Jim compra una imbarcazione e parte alla ricerca del tesoro. Il viaggio, lungo e movimentato per via di ammutinamenti e attacchi, si conclude con il ritrovamento del tesoro.
Il romanzo, di facile lettura, è adatto a ragazzi che amano le avventure e i colpi di scena. 

Giovanni Lo Coco

 

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Permalink 18:13:44, Categorie: recensioni, 297 parole   Italian (IT)

LA PORTA DEL TEMPO

 E’ il primo di una saga di sei libri, che ha come autore Ulysses Moore e come casa editrice “Il battello a vapore”. Il libro narra l’avventura di due gemelli, Jason e Jiulia Covenant, che da Londra si trasferiscono a Kilmor Kove, un paesino della Cornovaglia così piccolo e sperduto da non risultare neppure sulla carta geografica.
Cosa c’è dietro la decisione della famiglia Covenant di lasciare Londra? Ovvio! Una super conveniente offerta immobiliare! Forse troppo conveniente per una villa a due piani, con giardino e spiaggetta privata. Ma i Covenant sono così felici di avere come nuova dimora Villa Argo che nessun sospetto li sfiora.
Arriva settembre, inizia la scuola e qui conoscono Rick, con cui vivranno una straordinaria avventura.
Costretti a spostare un mobile per recuperare la loro palla, i tre scoprono una porta con quattro serrature. Cosa ci sarà dietro quella porta ben nascosta dall’armadio?
I tre ragazzi decidono di scoprire cosa si nasconde dietro di essa e, dopo mille rompicapi, ingegnosi meccanismi da disattivare e messaggi da decifrare, riescono a entrare in possesso delle quattro chiavi e ad aprire la porta.
Con grande stupore si ritrovano in una stanza con quattro porte sopra le quali leggono questa iscrizione: “ Se con quattro una apri per sorte, di quattro tre indica il motto, di quattro due andranno alla morte e una di quattro porta di sotto.”
Il mistero si infittisce e i tre non hanno intenzione di desistere.
Sapranno fare le scelte giuste?
Il libro, molto curato dal punto di vista grafico, è adatto a tutti coloro che amano avventurarsi in mondi sconosciuti. La storia è ben congegnata e tiene col fiato sospeso fino alla fine. 

Gabriele Crupi
 

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io leggo.... e tu?

Siamo gli studenti del corso G della scuola secondaria di I grado "G. Garibaldi" di Palermo.
In questo spazio vogliamo raccontare le nostre esperienze di lettori, suggerire i libri che più ci piacciono e.... tutto quanto riteniamo interessante da comunicare ai ragazzi della nostra età su questo tema.

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