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Archivi per: Gennaio 2012, 11

11.01.12

Permalink Categorie: Rob&ide   Italian (IT)

Pinocchio 2.0 e la segnalazione di Ignazio Licciardi

Tratto da Facebook 

Un'esperienza didattica a commento di un articolo pubblicato su "Le Monde"

Una riflessione pedagogica svolta in Aula, durante il Corso di Pedagogia, con gli studenti universitari di I Anno di Scienze dell’educazione della Facoltà di Scienze della Formazione e con gli studenti di Scienze Motori dell’Università degli Studi di Palermo, su un articolo pubblicato su “Le Monde”  con il titolo “Faites ce que vous voulez!”, il ne sert à rien de savoir. Uno slogan distruttivo durante il dibattito tra uno storico e un pedagogista sulla deriva dell’idea di scuola.

- Idea, proposta da Ignazio Licciardi, ordinario di Pedagogia generale nell’Università degli Studi di Palermo, diretta e curata da Debora Governale, studentessa del corso di laurea in “Scienze dell’educazione” con la collaborazione di Emanuela Romeo, Alessia Lo Bello, Martina Gagliano, Alessandra Russo, Giulia Cancelliere, Cinzia Galati, Francesca Sansone e Sabrina Matranga-.

Breve Premessa

A conclusione delle lezioni di Pedagogia generale dell’A.A.2011/12, portai in Aula delle fotocopie di un articolo pubblicato su “Le Monde”, che riferiva di un dibattito tra uno storico e un pedagogista sulla “deriva” dell’idea di scuola. Distribuite le copie, gli studenti furono invitati a costituire dei gruppi di lavoro, perché ne scaturisse una lettura “ pedagogica” di quell’articolo intervista, riportato in lingua italiana anche sulla Rivista del Sindacato “Gilda” che, qui in Appendice, viene riproposto.Le attività ebbero inizio in Aula e continuate nei giorni successivi, attraverso incontri e utilizzo della tecnologia informatica e multimediale, tra i vari Gruppi di lavoro. In questo nostro resoconto, utilizzeremo la lettura “ pedagogica” del Gruppo di Studio, ben coordinato dalla studentessa di Scienze dell’educazione, Debora Governale, riportando non tanto le fasi di lettura-riflessione utili alla costruzione della stesura definitiva, quanto la: -“scaletta” che andò emergendo durante le fasi di studio e che, nel nostro Intervento, racchiude in maniera ordinata quel “conflitto delle idee” che, giustamente, deve prefigurarsi e verificarsi in qualsivoglia dimensione dialogica mirante alla progettualità;- e, poi, la definitiva stesura dell’impegno culturale profuso durante le attività, per un verso, programmate, e, per l’altro, via via progettate dalle stesse autrici e che fu presentato con il titolo Verso un’educazione non rigorosa ma virtuosa...Il lavoro è stato, poi, presentato in Aula, tra gli altri “elaborati” svolti da altri gruppi. Ecco, adesso, presenteremo sinteticamente le due parti dello studio-progettazione, prive, però, per economia di spazi, delle assai interessanti discussioni e proposte che sarebbero andate a costituire quella che abbiamo denominata “la scaletta”. (di Ignazio Licciardi)

La scaletta

Scaletta di Verso un’educazione non rigorosa ma virtuosa…- Citazione di apertura presa dallo stesso articolo.

- Breve riassunto del contenuto dell’articolo con particolare riferimento a Michael Gove.

- Analisi più approfondita di alcuni aspetti dell’articolo riguardanti gli insegnanti soldato e l’uso della forza in aula.

- Riflessione su Quintiliano, padre precursore della pedagogia moderna, con particolare riferimento agli aspetti di un’educazione CONTINUA e GRADUALE.

- Riflessione sulla differenza di genere con l’ausilio del saggio di Valeria Galizzi e Ignazio Licciardi.

- Visione di duplicità di fondo introdotta da Luce Irigaray per equilibrio tra uomo e donna.

- Riflessione sulla scuola come “missione educativa” .

- Riflessione su J.Dewey con relative citazioni.

- Riflessione su magistrocentrismo, relazione soggetto-oggetto con conseguente iperspecializzazione.

- Riflessione sulla totalità corpo-mente-spirito,ripresa dal saggio di Francesca Akhila Santospirito.

- Citazione E.Morin.

- Riflessione sulla visione economica della scuola, sulla perdita dell’individualità.

- Riflessione sulla soggettività e irripetibilità di ogni soggetto, senso della collaborazione.

- Perdita del senso dell’umano, rifugio nel nichilismo con l’ausilio del saggio di Ignazio Licciardi.

- Riflessione sull’educazione di tipo quantitativo e non qualitativo, necessaria collaborazione dei tre sistemi formale- non formale- informale.

- Riflessione sulla perdita del senso dell’educazione e dei suoi obiettivi.

- Riflessione finale sul “complexus” di E.Morin , con breve argomentazione con l’ausilio del saggio di Ignazio Licciardi.

- Citazione di chiusura di M.C.Bateson.

 

 La riflessione del Gruppo: Verso un’educazione non rigorosa ma virtuosa...“A violenza di mezzi, a soverchio rigore, corrispondono per reazione stupidaggine od ipocrisia”. Con questa citazione del 1858 (una massima sull’educazione) potremmo esprimere chiaramente ciò che accadrebbe all’interno dell’istituzione scolastica, se prendessimo come esempio il pensiero di Michael Gove, il quale sostiene che andrebbero reintrodotte le pene corporali, gli insegnanti-soldato maschi e che si riprendesse “un’educazione” di tipo autoritario. In molti Paesi, come ha proposto il ministro dell'Istruzione Michael Gove, si vogliono assumere ex soldati per insegnare la “disciplina”. A scuola, come in guerra. Si vogliono assumere insegnanti, che abbiano fatto parte dell'esercito, per far rigare dritto tutti quanti. Si cerca, inoltre, di assumere nelle scuole pubbliche insegnanti che siano stati membri delle forze armate per arrivare all’obiettivo di insegnare, oltre alle materie "canoniche", anche "i valori su cui si regge un esercito moderno come l'autodisciplina, il rispetto e la capacità di ascoltare". E in più con qualche concessione all'utilizzo della forza fisica per mantenere l'ordine. Perché – ci domandiamo noi tutte - questa richiesta di ritorno ad una scuola improntata ad una severità così eccessiva? Facendo un salto nel passato e prendendo in considerazione il pensiero dello stesso Quintiliano, maestro di retorica nell’antica Roma e precursore della pedagogia moderna, possiamo ben comprendere la scarsa utilità o addirittura la nocività di un approccio educativo basato sul metodo delle punizioni, in particolare di tipo fisico. Quintiliano era profondamente consapevole del valore assunto dall'educazione e dall'istruzione per la formazione di un buon Romanus civise, secondo la sua celebre affermazione “maxima debetur puero reverentia”, cioè: “è dovuto al fanciullo il massimo rispetto”. Se il ragazzo non è corretto dai rimproveri, non lo sarà certamente per un’avvilente pratica delle percosse, che ne inaspriranno solo cattiveria. Principio fondamentale della pedagogia di Quintiliano è l’educazione intesa come un processo continuo e graduale. Continuo: perché il processo educativo nell'uomo parte dalla “culla”, cioè sin dalla tenera età e lo accompagna non solo fino al compimento degli studi ma fino alla sua maturità, ed anche alla vecchiaia, per non dire fino agli ultimi giorni della sua vita; graduale: perché l’educazione deve procedere, adeguando le difficoltà alle successive fasi di sviluppo del discente. Per Quintiliano, inoltre, l’atto educativo non è un processo naturale, bensì un atto intenzionale che deve essere affidato a chi sappia guidare il minore nella sua ascesa verso la maturità: questa figura è quella dell’insegnante. Quest’ultimo deve essere una personalità di grande prestigio, dotata di profonda cultura e umanità, deve mettere al primo posto il dialogo, il confronto, il saper osservare attentamente i suoi alunni e comprenderne la loro intelligenza emotiva ed intellettuale per permetter loro una comprensione adeguata alle singole personalità: deve saper contemperare la sua autorità e la sua benevolenza, disconoscendo l’uso, ormai diffuso, delle punizioni corporali. Michael Gove dice che bisogna incrementare il numero degli insegnanti maschi nella scuola primaria, per ripristinare l’autorità degli adulti. Ma ci chiediamo come sia possibile educare e formare delle soggettività, dal momento che ci si basa su un modello non soltanto patriarcale ma anche del tutto razzista. Ritorniamo indietro, piuttosto che andare avanti? E di nuovo: l’uomo-maschio come paradigma universale dell’umanità? Per rispondere a queste domande prendiamo in esempio il saggio proposto in Leggere pedagogicamente sulla “differenza di genere” di Valeria Galizzi e Ignazio Licciardi. L’uomo e la donna, da sempre in opposizione: l’uomo che rappresenta il potere, il coraggio, la virtù e l’onore, e la donna che viene assorbita dall’uomo e posta su un piano di orizzontalità rispetto a quest’ultimo. Inoltre, la donna assume da sempre il ruolo dimadre e di educatrice. Il principio guida deve essere la relazione tra donna e tra l’istituzione scuola e l’istituzione famiglia. Proponiamo, allora, una visione introdotta da Luce Irigaray, la quale ha promosso la cultura a due soggetti e l’incontro dei due sessi senza dominio. Non andiamo quindi a proporre, in alternativa, un modello di tipo matriarcale o puramente femminista, perché non avrebbe senso, piuttosto proponiamo un’educazione alle differenze , e prima di tutto, quella tra uomini e donne. Ciò non significa creare un contesto neutro, ma creare un contesto in cui ogni soggetto possa prendere coscienza della propria diversità di genere, e quindi di una considerevole ricchezza. Occorre riequilibrare perciò la relazione uomo-donna che da sempre è stata sbilanciata a favore dell’uomo, per ritrovare quello spazio dell’incontro in senso storico, culturale, politico e sociale. Ciò restituirà, sicuramente, alle donne quella “voce”, soffocata per secoli nel silenzio. Accentuando eccessivamente la figura dell'adulto e accantonando del tutto quella del discente, si perde di vista un obiettivo fondamentale: la "missione pedagogica" dell'educazione. Quest'ultima consiste nel raggiungimento della piena autonomia del discente e quindi della sua libertà di pensiero. Senza autonomia, il soggetto diviene elemento passivo -oggetto nelle mani di qualcuno che lo manipola a proprio piacimento -. Essere autonomi significa, quindi, pensare con la propria testa, perché è  soltanto così che si raggiungerà quella dimensione in cui legalità e libertà saranno elementi concreti della realtà e non semplici mete utopistiche. Porre, invece, un sistema educativo fondato sulla supremazia dell'adulto significa svilire la figura dell'educatore: questi diventerebbe una semplice "macchina" pronta ad operare in maniera, per l’appunto, meccanica, quando invece dovrebbe essere un punto di riferimento per il discente. Come dice J.Dewey, “la scuola deve farsi motore della società”! E' essenziale, infatti, che vi sia un rapporto dialogico tra discente ed educatore, in quanto soltanto in tale maniera si potrà attuare una vera e propria educazione "democratica", per la quale e con la quale, intendiamo produrre e cooperare, per far esprimere tutte le individualità! Ancora una volta - come direbbe J.Dewey – non dovremo mai dimenticare che “la società è tutti gli individui”. Con altri sistemi, invece, si ritornerebbe ad una situazione di magistrocentrismo, in cui i “soggetti” discenti si trasformerebbero in un gruppo “oggetto” amorfo e passivo, così come il loro sapere, che diverrebbe un prodotto nozionistico e frutto di iperspecializzazione, perché derivante da una figura di insegnante “garçon de café” che si limiterebbe ad accontentare i clienti. Ogni forma di iperspecializzazione, generata da un’attenzione esclusiva per qualità, quali la bellezza, la forza, l'intelligenza, in realtà non basterebbero per far emergere “il vero ” dello studente il quale invece dovrebbe essere ascoltato, osservato sollecitato, verso quelle sue doti che già possiede, ma che in realtà vengono pietrificate-congelate proprio da quel tipo di insegnamento specializzato. Accompagnarlo dunque verso la sua dimensione spirituale, cioè considerandolo in tutte le sue dimensioni di mente  corpo  spirito e, quindi, nella sua interezza!. E’ grazie a tale concezione dell'uomo che la mente può esser considerata in tutte le sue strutture, perché rispettosa di una visione globale e ben tessuta insieme- come direbbe E. Morin - piuttosto che ben piena. Il ruolo principale della scuola è l'apprendimento, l'insegnare agli allievi ad usare la propria mente e ad imparare ad affrontare la vita; ma, prima di fornire istruzione, detta scuola dovrebbe educare la persona e metterla nelle condizioni di interagire con il mondo circostante. Oggi, ciò, nelle scuole, non avviene più, poiché siamo divenuti vittime di una società che richiede un diploma anche per potere svolgere il lavoro più umile; per cui una persona, nonostante non abbia voglia di studiare, è costretta a frequentare tutti i gradi scolastici, comprese le scuole  superiori, per ottenere il “pezzo di carta” che le permetterà di ambire ad lavoro che dovrebbe possedere le caratteristiche della dignità; .... a fronte di ciò, la scuola, per adeguarsi alle esigenze della società, consegna, però, facilmente il titolo di studio ai giovani, anche se non meritato. Arriviamo così ad un punto in cui la scuola non è più un mezzo per far crescere interiormente e culturalmente. Si raggiunge, invece, soltanto una visione puramente economica della scuola. Oggi, l’istituzione scolastica è diventata il riflesso della società; infatti, essa è costituita per lo più da “debiti” e “crediti”, che cancellano passione e ragione; nel mondo, tutto è oramai ridotto ad essere merce, tutto ha un costo, e se qualcosa non ha una sua utilità pratica, è considerata inutile e da eliminare. La scuola dovrebbe incentivare il dialogo e aiutare gli allievi ad affrontare le situazioni avverse, facendo affidamento sulle proprie potenzialità. Purtroppo l'obiettivo primario dell'andare a scuola è diventato il voto, si studia solamente per questo, a memoria, mettendo da parte l'apprendimento vero e proprio. Da una struttura dinamica siamo passati ad una estremamente rigida, gerarchica, dove uno parla ed il ruolo degli altri è soltanto quello di memorizzare per un conseguente e successivo test di apprendimento. Ogni individuo deve caratterizzarsi, invece nell’essere soggettività unica e irripetibile e, in quanto tale, deve riuscire a liberarsi da tutto ciò che può imprigionare il suo spirito! Questo si può solamente verificare se tutte le soggettività sono in grado di collaborare e non facciano in modo di perseguire i loro fini egoistici, ma trovare un modo per interagire insieme con il fine di aiutarsi a vicenda per mettere in piedi un mondo che si possa fondare su valori autentici e sinceri. Solamente attraverso la solidarietà, gli uomini possono cercare di risolvere quei problemi che ricoprono la loro esistenza e trovare così un reale motivo per cui vivere! In questo modo, si perde il senso dell’umano e si va verso il nichilismo, in cui l’uomo si rifugia, quando ha perduto la sua identità. Non potremmo che giungere così verso un’educazione quantitativa piuttosto che qualitativa, in cui viene meno la collaborazione tra i tre sistemi, formale - non formale  informale. Oggi, le agenzie educative, soprattutto, la scuola e la famiglia, sembrano vivere in ambienti e condizioni distanti. Spesso capitano tra loro dei veri e propri conflitti, dimenticando che l'obiettivo a cui dovrebbero tendere è formare quell'educando che, insieme agli altri suoi pari, dovranno determinare una nuova società. Purtroppo, è molto difficile che si crei tal alleanza, tal armonia tra le due agenzie educative. La soluzione sarebbe, quindi, quella di concentrasi sul bambino e con il bambino, attuando una forte collaborazione, creando quel “complexus” cui E.Morin fa riferimento, e che non significa certamente  “caos” o “disordine”, bensì trama, resa fitta dai fili delle varie esperienze, che riannodate tra loro producano una società multietnica, colorata, plurale, vitale, vivibile ed eco-sostenibile, perché proprio in essa sono presenti quei “molti” che fanno la storia, identità rafforzata e unione libera e liberante, non da giustapposizione e costretta da gruppi. M.C.Bateson direbbe: “è necessario mettersi a lavoro per comporre la vita!”

 

(della Coordinatrice Debora Governale e degli altri componenti del Gruppo)Università di Palermo, a.a.2011-12

 

Rob&ide - Coppelia - Tucano - Pinocchio 2.0

In questo blog sono documentate alcune interazioni che hanno consentito la nascita di Rob&Ide, Ignoto Transformer, Operazione Androide, Narnia, Coppelia, Roberta, Pinocchio 2.0, Tucano, "Raccontare i Robot", insomma di tutti quegli oggetti/soggetti inanimati che hanno preso e prendono vita -o piu' vite- grazie alla collaborazione e cooperazione di genitori, studenti e docenti dalla scuola dell'infanzia all'universita', italiani e non. I percorsi, avviati in diverse forme ormai da molti anni, sono di volta in volta aggiornati ed arricchiti dalle news del 2.0. Le ipotesi presto diventano realta' all'interno di spazi condivisi, mondi virtuali e vari ambienti di apprendimento; incontri in presenza, e-mail, chat, forum Robot@Scuola, mailing-list ed altre vie di comunicazione sincrona/asincrona costruiscono ponti, reti. Social network, wiki, blog, podcast, video di youtube costituiscono alcuni dei molti luoghi del progetto dove trovano spazio fantasia, creativita' connesse a scienze, ICT, robotica e vengono accolti suggerimenti, canzoni, filmati, ricordi, curiosita', giochi, link a materiale informativo, immagini virtuali statiche, dinamiche, foto, disegni, free software, "storie divergenti", e tanto altro ancora. Chiunque puo' partecipare unendosi, in facebook, a Pinocchio 2.0, o al blog Rob&Ide.

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