L'importanza del DOCUMENTALISTA
Ringrazio la collega Maria Cristina Mazzola, che propone il link al sito della sua scuola dove recuperare i lavori prodotti in modo collaborativo dagli studenti del suo istituto, ma ...
... concedetemi un piccolo volo pindarico che sembra non entrarci con l'argomento apprendimento collaborativo, ma che invece ritengo centrale.
L'UNESCO definisce la professione di documentalista con queste parole: "un mestiere di servizio, di comunicazione e di contatti, di giudizio, di curiosità nei confronti degli uomini, degli organismi, delle cose, dei fatti, delle idee, delle tecniche, un mestiere comunque in evoluzione".
Si capisce qualcosa? 
Per fortuna si può trovare anche qualcosa di più comprensibile; infatti il CEREQ, ovvero il Centre d'Etudes et de Recherches sur le Qualifications, propone quest'altra: la mission del documentalista consiste in "raccolta, trattamento, diffusione di informazioni allo scopo di organizzare, coordinare, controllare, ottimizzare le risorse all'interno di un organismo; la finalità non essendo il mantenimento né il miglioramento della rete di informazione ma piuttosto i prodotti elaborati e i servizi resi all'organismo".
Riferito ai docenti, che di solito prestano servizio in una biblioteca (ma non solo), si può trovare qualcosa qui:http://www.bdp.it/iride/ricerca/documenti/profilo.doc
Ma tutto questo ... che c'entra? Perché si parla di importanza del documentalista?
Perché, secondo me, si può definire tale, o per lo meno, assolve anche a queste funzioni, la persona che all'interno di un gruppo di lavoro DOCUMENTA quello che si fa, come lo si fa, i tempi in cui si fa ... tiene traccia del lavoro svolto, dei punti di forza e di quelli di caduta.
Si tratta di un lavoro importantissimo, a mio avviso.
Quando dicevo ne L'apprendimento collaborativo le seguenti frasi: "Chi mi aiuta a recuperare esperienze pratiche? Mi interessa capire in concreto come si può lavorare, quali sono i punti su cui fare leva, gli errori da evitare, ..." intendevo proprio che mi piacerebbe che i colleghi insegnanti riportassero la documentazione del come hanno lavorato: è quello il know-how fondamentale perché l'apprendimento collaborativo si diffonda.
Forza datemi una mano, che quel modo di lavorare mi interessa (e non interessa solo me). 
Io, comunque, sto iniziando a lavorare così coi miei studenti, e ho intenzione di tenervi informati, in modo che se, vorrete, potrete usare la mia esperienza concreta, per tenere le parti positive e cambiare quelle negative).
Commentate e ... stay tuned!
L'apprendimento collaborativo
Beh, si fa un gran parlare dell' apprendimento collaborativo o cooperative learning, per gli anglofili.
L'apprendimento collaborativo può essere realizzato
a) in classe
b) in rete
Le due modalità hanno punti in comune e differenze.
In internet si possono trovare con una certa facilità pagine e documenti che ne parlano illustrandone vantaggi, svantaggi, rischi, punti di forza.
Più difficile è trovare insegnanti che l'abbiano praticato in classe e, soprattutto, abbiano documentato la loro esperienza, per condividerla con altri e farla diventare patrimonio comune.
Mi piacerebbe proprio che colleghi con esperienze di questo tipo di lavoro nelle loro classi, riportassero qui (o "postassero" i link a siti che descrivono) le loro esperienze.
Intanto riporto qualche link "teorico".
http://www.edscuola.it/archivio/ped/apprendimento_collaborativo.htm
http://www.pavonerisorse.to.it/elearning/cscl.htm
http://dante.bdp.it/iride/polaris/albero/kaye.html
http://www.conceptmaps.it/KM-CollabLearning-it.htm
http://puntoeduft.indire.it/160mila/b/moduli/sintesi/2/b_2_3_3.htm
Chi mi aiuta a recuperare esperienze pratiche?
Mi interessa capire in concreto come si può lavorare, quali sono i punti su cui fare leva, gli errori da evitare, ...
Grazie.
Libro Parlato e Progetto Dislessia
E' nato già da un po', ma molti non lo sanno: esiste un progetto attivato dal Centro Internazionale del Libro Parlato (CILP) che permette di avere o ricevere in prestito dei libri (anche scolastici) letti da volontari che prestano la loro voce a chi non può leggere in quanto ipovedente o in quanto dislessico.
I supporti sono su CD-Rom in formato mp3.
Il progetto è visibile qui: http://www.libroparlato.org/dislessia.asp
Se poi qualcuno avesse del tempo libero (almeno 4 ore alla settimana, così chiedono) e una voce normale (non è richiesta una voce impostata da attore), potrebbe fare il donatore di voce: ce n'è un grande bisogno, soprattutto per aiutare gli studenti con difficoltà di lettura.
Le info qui: http://www.libroparlato.org/donatori.asp
Se non avete tempo voi, ... proponetelo a qualcun altro. 
Università e dislessia
Qualcosa si è mosso nell'accoglienza ai dislessici a livello universitario!
E' solo l'inizio. Speriamo che altre università seguano l'esempio dell'Università di Modena e Reggio Emilia.
Qui il link:
http://oldweb.unimo.it/servizi/dislessici.asp
Se avete conoscenti dislessici, diffondete l'informazione, se non ne avete ... beh, tenete in caldo l'info per quando ne avrete (conoscenti dislessici, naturalmente
).
In fondo è solo una questione statistica: circa il 5% della popolazione scolastica è dislessica (statistiche ufficiali); questo significa che in media su una classe di 30 persone ce n'è 1 e mezza
dislessica.
Se poi consideriamo che molti dislessici non sanno di esserlo e che per molti si fa finta che non lo siano, facilmente si passa a percentuali circa doppie. Se questo fosse, significherebbe che in ogni classe ci sono potenzialmente da 2 a 3 persone dislessiche.
Vedete che non è poi così improbabile prima o poi conoscerne qualcuna.
Cedo la palla a voi che leggete.
Pianeta Dislessia
Ecco, credo che la scuola debba interessarsi al pianeta Dislessia come a una sfida didattica.
La didattica che non va bene per un dislessico, probabilmente non va bene anche per altre categorie di allievi o studenti; la didattica che va bene per un dislessico certamente va bene anche per allievi non dislessici.
Nella scuola attuale si tende a voler minimizzare il problema, spesso negandolo o nascondendolo. Altre volte invece si cerca di aggirarlo creando confusione, spacciandolo per handicap e pretendendo che le famiglie chiedano l'insegnante di sostegno. Entrambi i modi sono profondamente errati.
Ci vuole una didattica diversa. Chi comincia con le proposte?
E cominciamo ...
Dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia.
Sono i cosiddetti disturbi di apprendimento; spesso si manifestano insieme, altre volte singolarmente. La scienza non offre ancora una spiegazione univoca a tali disturbi e spesso non giunge alla diagnosi.
Un bambino intelligente che non riesce a leggere e scrivere come gli altri, che confonde i numeri e si blocca davanti alle tabelline, spesso viene ritenuto pigro, svogliato, con problemi familiari o emotivi, sottovalutando il suo reale disagio e aggiungendovi fatiche e sofferenza.
Le difficoltà nella lettura, scrittura e calcolo possono costituire un ostacolo nella crescita del bambino e nella vita di tutti i giorni, nel mondo del lavoro, con gli adulti, con i compagni e, non per ultimo, con se stessi. Vincere la dislessia vuol dire conoscerla e farla conoscere, darle un nome, accettarla, imparare a conviverci per andare oltre! (Riadattato dal sito http://www.dislessia-genitori.org/)
Questo mi ha sempre stupito e affascinato: dallo stesso sito
É IMPRESSIONANTE IL CERVELLO:
Sneocdo uno sdtiuo dlel'Untisverià di Cadmbrige, non irmptoa cmoe snoo sctrite le plaroe, tutte le letetre posnsoo esesre al pstoo sbgalaito, è ipmtortane sloo che la prmia e l'umltia letrtea saino al ptoso gtsiuo, il rteso non ctona.
Il cerlvelo è comquune semrpe in gdrao di decraifre tttuo qtueso coas, pcheré non lgege ongi silngoa ltetrea, ma lgege la palroa nel suo insmiee... vstio? .....
A voi non stupisce?
